L’euro digitale, emesso dalla Banca Centrale Europea, entrerà nei portafogli elettronici (wallet) degli europei a partire dal 2029. In questi giorni, il Parlamento di Strasburgo ha dato il via libera alla bozza di Regolamento che definisce le caratteristiche della nuova valuta. Cosa cambierà in concreto per i cittadini che potranno utilizzare l’euro digitale anche quando non ci sarà rete, in modalità offline? Ne parliamo con Maurizio Pimpinella, presidente dell’Associazione prestatori dei servizi di pagamento (Apsp).
Domanda. Mercoledì 23 giugno la bozza di Regolamento ha ricevuto il primo semaforo verde dal Parlamento europeo con il trilogo che dovrebbe chiudersi entro fine anno. Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo euro digitale?
Risposta. L’euro digitale non è semplicemente un’innovazione tecnologica o un’evoluzione degli strumenti di pagamento. È, come ci è stato più volte ricordato dalla Bce, un progetto strategico che tocca temi fondamentali: la sovranità monetaria, la sicurezza delle infrastrutture finanziarie, la competitività del sistema economico europeo e la capacità di governare la transizione digitale.
D. Sempre mercoledì si è svolto un importante tavolo di confronto in Banca d’Italia sul tema con il coinvolgimento di operatori e associazioni di categoria, cui ha preso parte Apsp. Cosa è emerso?
R. E’ chiaro che il dibattito sull’euro digitale ci invita a superare una visione binaria del mondo, che contrappone competizione e cooperazione. L’obiettivo non è scegliere tra autonomia e alleanza, bensì costruire le condizioni per una interoperabilità strategica tra sistemi, modelli e valori. Come emerso anche nel corso del tavolo, dal punto di vista dei prestatori dei servizi di pagamento, la semplicità passa attraverso l'integrazione. Più l'infrastruttura sarà standardizzata e interoperabile, più gli operatori potranno concentrarsi sullo sviluppo di servizi innovativi a valore aggiunto. Il punto chiave è quindi evitare che l’euro digitale, nella sua versione offline, diventi a tutti gli effetti un sistema parallelo completo. Il modello più efficace è quindi quello che possiamo sintetizzare con una formula semplice: pubblico nelle regole, privato nei servizi. La Bce garantisce l'infrastruttura di base. I prestatori dei servizi di pagamento costruiscono sopra tale infrastruttura servizi sempre più semplici, inclusivi e innovativi.
D. Facendo un’analisi costi-benefici quali sono i principali aspetti positivi e quelli ancora critici dell’euro digitale?
R. Il beneficio primario ravvisabile è la resilienza di uno strumento sempre disponibile nella versione offline, anche in caso di scenari critici come blackout elettrici. Un secondo vantaggio è l'inclusione finanziaria, ovvero la possibilità di ridurre il divario digitale nella popolazione e la sua disponibilità anche nei territori più disagiati. Infine, la dimensione strategica è innegabile. In tale veste, l’euro digitale potrebbe diventare un layer di base europeo accessibile a banche, istituti di pagamento e fintech, riducendo frammentazione e costi di integrazione tra i diversi mercati nazionali. Questa infrastruttura, inoltre, potrebbe diventare a sua volta uno standard su cui far viaggiare anche altri generi di transazioni, ciò sempre nella prospettiva di uniformare il mercato.
D. Le criticità non sembrano però mancare, in particolare per i pagamenti offline. Le istituzioni stanno esaminando i rischi di antiriclaggio mentre per gli operatori c’è un tema di costi visto, secondo la bozza, sarebbero previste commissioni pari a zero. I conti tornano?
R. E’ evidente che tra i primi aspetti da affrontare c’è il fatto che i prestatori di servizi di pagamento dovranno integrare la funzionalità offline nei loro sistemi, wallet e processi di assistenza. Ciò sarà fattibile solo se il modello sarà proporzionato, evitando infrastrutture dedicate eccessivamente onerose che graverebbero sui costi e sulla competitività. L’euro digitale, in particolare per quanto riguarda l’ambiente offline, presenta sfide uniche per prevenire la doppia spesa, contrastare le frodi e riconciliare le transazioni.
D. Piacerà ai cittadini e agli esercenti?
R. È evidente che nessuna innovazione nei pagamenti ha successo senza chiari vantaggi economici e operativi per chi li accetta. L'euro digitale offline deve offrire benefici concreti ai commercianti per incentivarne l'adozione. Inoltre, relativamente agli aspetti di privacy va sempre fatta chiarezza in merito al perimetro che concerne tale aspetto sia lato utenza che lato istituzioni. In questo scenario, l’euro digitale non sostituirebbe gli strumenti esistenti, e ovviamente il contante, ma andrebbe ad arricchire l’offerta per i consumatori. Il vero equilibrio non è tecnologico, ma economico e di fiducia: i cittadini devono percepirlo come semplice e sicuro, gli operatori come gestibile, e gli esercenti come affidabile e portatore di ulteriori opportunità.
D. Quali sono, a suo modo di vedere, i fattori relativi all’esperienza utente che ne possono facilitare l’adozione?
R. L’unica strada percorribile è quella di mutuare l’esperienza maturata nel mercato delle procedure di incasso e pagamento negli ultimi 10/15 anni tenendo presente che gli utenti non sempre scelgono la tecnologia migliore ma quella per loro più semplice e intuitiva. Per raggiungere questo obiettivo, riteniamo fondamentale adottare approccio basato sulla neutralità tecnologica. Gli utenti dovrebbero poter utilizzare l'euro digitale attraverso i canali e gli strumenti che già conoscono: smartphone, wallet, carte, wearable e futuri dispositivi che il mercato svilupperà. Dal punto di vista degli esercenti, la priorità è diversa. La user experience coincide con la certezza dell'incasso e con l'assenza di complessità operative. L'euro digitale dovrà integrarsi naturalmente nei sistemi di accettazione già esistenti.
D. Una volta fissate le regole, sarà importante per gli utenti conoscerle. Quale ritiene che sarà l’operazione da fare in termini di comunicazione?
R. Paradossalmente comunicare l’utilità dell’euro digitale sarà più difficile che stabilirne le regole tecniche. Certamente, tutte le istituzioni coinvolte dovranno fare una parte significativa. La corretta educazione digitale sarà compito anche di tutte le associazioni di categoria, arricchendo il ruolo che già svolgiamo. La sfida che abbiamo davanti non è soltanto tecnologica ma culturale e ritengo che sia importante per prima cosa spiegare cosa non sia l’euro digitale, senza confonderlo con strumenti speculativi, criptovalute, strumenti di investimento o alternativo ai sistemi esistenti.
In secondo luogo, sarà fondamentale spiegarne funzioni, utilità e aspetti competitivi, magari in abbinamento con una “killer application” di pubblica utilità. Come associazione possiamo fungere da ponte tra istituzioni e operatori, raccogliendo le esigenze del mercato, contribuendo alla diffusione di informazioni corrette e accurate. La fiducia non nasce dalla tecnologia. Nasce dalla comprensione. Ed è proprio sulla comprensione che si giocherà una parte importante del successo dell'euro digitale. (riproduzione riservata)