Massimo Moratti cambia lo statuto e trasforma la sapa in spa. Ecco il patrimonio della cassaforte
Massimo Moratti cambia lo statuto e trasforma la sapa in spa. Ecco il patrimonio della cassaforte
La modifica è volta a facilitare l’accesso a prestiti. La nuda proprietà ai figli Angelomario e Giovanni

di di Andrea Giacobino 26/05/2026 02:00

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A tredici anni dalla sua costituzione, avvenuta a Milano nel 2013, cambia forma giuridica la cassaforte di Massimo Moratti e dei suoi due eredi maschi. Qualche giorno fa infatti nel capoluogo lombardo davanti al notaio Carlo Marchetti si è presentato l’imprenditore per guidare quale amministratore unico un’assemblea degli azionisti della Massimo Moratti sapa che ne ha deliberato la trasformazione da società in accomandita in società per azioni.


Dell’accomandita Moratti è accomandatario e titolare diretto di una quota minima e usufruttario su circa il 100% del capitale, la cui nuda proprietà è divisa esattamente a metà tra i due figli Angelomario (classe 1973) e Giovanni (1984), che risultano accomandanti.

La nuova Massimo Moratti spa avrà la medesima ripartizione pro-quota dei tre soci dei titoli del capitale di 50 milioni di euro, confermando papà Moratti nella carica anche se lo statuto prevede la possibilità di un consiglio di amministrazione.

È probabile che l’81enne Moratti, che ha avuto recentemente qualche problema fisico e stanti le avviate attività imprenditoriali di Angelomario e Giovanni, abbia deciso il cambio di status giuridico perché la spa fra l’altro trasmette maggiore solidità, trasparenza e affidabilità, facilitando l'accesso a finanziamenti bancari e ad altri strumenti finanziari. Inoltre i soci accomandanti (i due figli) non possono amministrare la società mentre la spa permette una separazione netta tra proprietà e gestione, consentendo di nominare amministratori qualificati anche esterni alla compagine sociale.

Bilancio e patrimonio della cassaforte Moratti

L’ultimo bilancio della cassaforte chiuso a giugno scorso ha segnato una perdita di 14 milioni di euro rispetto al super-utile di oltre 283 milioni dell’anno prima, frutto della plusvalenza di 264,5 milioni derivante dalla cessione del 20% di Saras a Vitol.

La liquidità derivante dalla cessione è in parte stata investita nelle «immobilizzazioni materiali», il cui controvalore anno su anno è salito da 25,7 milioni a 28,3 milioni: in particolare è stato comprato per 2,3 milioni un importante fabbricato a uso civile a Barcellona e diversi oggetti d’arte.

Poi ci sono le immobilizzazioni finanziarie, il cui controvalore è salito da 33,7 a 132 milioni, costituito da quote societarie acquisite nel corso dell’esercizio per 33,8 milioni, dalle rinnovabili di Energy Dom (1,8%) e Rewind Turbine (5,9%) a Nextalia, il private equity di Francesco Canzonieri.

L’ultima partecipazione acquisita la scorsa primavera è il 4,2% di Lombarda Acque, veicolo lanciato dal private equity Avm Associati di Giovanna Dossena che ha rilevato le acque minerali Bracca-Pineta. Sempre fra gli asset immobilizzati figurano poi azioni quotate per 18 milioni, polizze per 28,3 milioni, quote di fondi e obbligazioni per 21,3 milioni. Gli investimenti finanziari comprendono anche attivi non immobilizzati e anche qui è finita parte della liquidità perché anno su anno il controvalore è progredito da 66,5 a 141 milioni. In tal caso si tratta di azioni, obbligazioni e quote di fondi e la nota integrativa riporta che allo scorso 30 giugno il valore di questo giardinetto presentava una potenziale plusvalenza di 8 milioni rispetto ai prezzi di mercato degli asset. (riproduzione riservata)