Mario Pepe (Covip) difende la nuova aliquota di vigilanza sui fondi pensione: porterà equità
Mario Pepe (Covip) difende la nuova aliquota di vigilanza sui fondi pensione: porterà equità
Entro 4-5 mesi sarà operativo l’arbitro per le controversie finanziarie, dice il presidente della Commissione e per sostenere il Paese serve un nuovo fondo cui aderire dalla nascita 

di di Anna Messia 29/05/2026 21:00

Ftse Mib
50.036,75 17.40.00

+0,42%

Dax 30
25.104,70 18.00.00

+0,05%

Dow Jones
51.032,46 22.20.01

+0,72%

Nasdaq
26.983,20 22.43.54

+0,20%

Euro/Dollaro
1,1662 22.28.47

-0,15%

Spread
71,03 17.30.06

-1,42

Altroché una manovra per penalizzare i fondi pensione e i lavoratori. La norma inserita nel decreto Pnrr che ha modificato la base di calcolo del contributo di vigilanza che i fondi devono versare alla Covip «è un intervento di equità e di moralità», ribatte il presidente della Commissione di vigilanza, Mario Pepe, che si dice pronto ad abbassare l’aliquota se i flussi dovessero aumentare oltre i bisogni di funzionamento dell’authority. «Il sostegno alla vigilanza è una garanzia per i lavoratori stessi e per i costi dei fondi», spiega sottolineando l’imminente avvio dell’arbitro delle controversie previdenziali «che ho voluto io e sarà baluardo di trasparenza».

Domanda. Partiamo dal nuovo contributo per la vigilanza, presidente. Secondo i calcoli di Milano Finanza sui dati 2024 il passaggio del contributo di vigilanza dallo 0,5 per mille dei flussi allo 0,06 per mille del patrimonio si concretizzerà di fatto in un aumento di quanto versato a Covip da 10,3 a 14,6 milioni, con un incremento del 42%. Perché questo rincaro?

Risposta. Mi sono reso conto che c’erano i grandi fondi preesistenti delle banche che, nonostante gli enormi patrimoni, non pagavano di fatto contributi di vigilanza perché non hanno nuovi flussi ma si limitano a erogare le pensioni. Eppure, visti gli ingenti patrimoni, impegnano in modo consistente la vigilanza. Con il nuovo sistema, che calcola il contributo in base al patrimonio, saranno quindi i fondi preesistenti, che fanno capo alla banche che hanno maggiori disponibilità, a pagare di più. Stiamo parlando di 6 euro per un patrimonio di 100.000 euro. È stato evidentemente un intervento di equità.

D. Guardando ai dati del patrimonio nel 2024 il risultato sarebbe però un incremento di versamenti oltre 4 milioni. Di quanto ha bisogno la Covip per svolgere la sua attività di vigilanza?

R. Si tratta di circa 15-20 milioni l’anno considerando che abbiamo un organico di un centinaio di persone, ci sono 3 milioni di lavoratori che non pagano i contributi e abbiamo ricevuto nuovi compiti. Ma se l’anno prossimo dovessero arrivare nuovi fondi e i versamenti dovessero crescere di conseguenza, sono pronto a ridurre l’aliquota, magari dallo 0,06 allo 0,05 per mille. Non si tratta di risorse per aumentare il mio stipendio ma di fondi che servono a garantire la vigilanza a vantaggio dei lavoratori, altrimenti si fa la fine dei fondi sanitari che sono senza vigilanza. A tutela degli iscritti ai fondi arriverà presto anche l’arbitro per le controversie previdenziali.

D. Quando ci sarà l’avvio?

R. Credo che nel giro di 4-5 mesi diventerà operativo. La struttura è a ranghi ridotti perché ho avuto uscite di dipendenti attratti da stipendi più alti di quelli che riesce a riconoscere la Covip. Ma ci stiamo attrezzando e presto partirà.

D. L’ultima legge di Bilancio ha previsto l’iscrizione automatica dei neo assunti alla previdenza complementare. Basterà per dare una spinta alla crescita del comparto?

R. È una novità positiva anche se, entro 60 giorni dalla firma del contratto, il lavoratore può decidere di rinunciare all'adesione automatica. Importante è stata anche l’introduzione della gestione lifecycle, con l’ottimizzazione degli investimenti in base all’età dei lavoratori ma credo che, per un’evoluzione del sistema, ci sia bisogno di un nuovo fondo che possa raccogliere le adesioni per la previdenza integrativa fin dalla nascita, in cui i genitori e i nonni possano iniziare a versare per i neonati. Un nuovo strumento che guarderebbe al lungo termine, con un patto di durata lungo, di oltre 60 anni, che potrebbe essere utilizzato per il sostegno all’economia reale rinsaldando il patto tra le generazioni. Per le fasce più deboli della popolazione si potrebbero prevedere delle detrazioni per incentivare i versamenti, anche in questo caso, portando equità. (riproduzione riservata)