Le navi della Marina Militare sono pronte a salpare verso lo Stretto di Hormuz per una missione internazionale di sicurezza marittima. Tuttavia, la partenza avverrà solo al termine delle ostilità nell’area del Golfo, in un contesto considerato sufficientemente stabile.
Secondo quanto emerso, il contingente italiano sarà composto da almeno quattro unità: due cacciamine, una nave di scorta e una logistica per il rifornimento. Non si esclude inoltre il possibile impiego di una fregata o di un cacciatorpediniere con capacità di difesa missilistica.
A spiegare la complessità della missione è stato il capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe Berutti Bergotto, intervenuto in Commissione Difesa alla Camera. Le operazioni previste, ha sottolineato, «devono essere fatte in una situazione non conflittuale» perché particolarmente delicate e rischiose.
Le acque dello Stretto sono infatti considerate tra le più pericolose al mondo, sia per la possibile presenza di mine sui fondali sia per le minacce rappresentate dai barchini utilizzati per gli attacchi da parte dei pasdaran. «Lì è un’altra storia», specifica però l’ammiraglio: «dovremmo utilizzare delle navi per fare la scorta, ma intervenire in quella zona vuol dire intervenire quando la conflittualità è cessata».
Sul piano diplomatico, proseguono i contatti tra Stati Uniti e Iran per stabilizzare la tregua, mentre si intensificano gli incontri tecnici tra i Paesi «volenterosi». Dopo un vertice a Parigi, nuove riunioni operative si sono svolte a Londra per coordinare un’azione congiunta.
L’obiettivo condiviso è garantire la libera navigazione nello Stretto, fondamentale per il traffico energetico globale. Tra i Paesi pronti a contribuire figurano Francia, Regno Unito e una collaborazione tra Olanda e Belgio.
L’Italia è già fortemente impegnata in scenari marittimi strategici. Partecipa, infatti, a missioni come Operazione Aspides e Operazione Atalanta, con l’impiego di fregate operative.
Come evidenziato da Bergotto, queste attività si svolgono all’interno di coalizioni internazionali, tra Nato e Unione europea, per garantire maggiore efficacia e sicurezza attraverso la condivisione di risorse e informazioni.
Nonostante il contesto multilaterale, in alcune aree, come il Mar Rosso, la presenza italiana risulta al momento predominante. Un impegno che potrebbe presto estendersi anche allo Stretto di Hormuz, una volta ristabilite le condizioni minime di sicurezza. (riproduzione riservata)