Manovra, avanti su Irpef al 33% e bollo auto. Giorgetti: «Lavoriamo da aprile alla flessibilità sulla spesa per l’energia»
Manovra, avanti su Irpef al 33% e bollo auto. Giorgetti: «Lavoriamo da aprile alla flessibilità sulla spesa per l’energia»
Il ministro dell’Economia conferma la riduzione dell’aliquota dal 43% al 33% per la fascia 50-60 mila euro e l’abolizione del bollo. Il dato sul deficit non coglie impreparato il governo: «L’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale richiede un’interpretazione, prima era scontata»

di Anna Di Rocco   23/09/2026 15:43

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Il governo conferma l’intenzione di intervenire sia sull’Irpef sia sul bollo auto. A dirlo è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo al question time alla Camera mercoledì 23 settembre. «La riduzione dell’Irpef dal 43% al 33% per la fascia 50-60 mila euro è una delle priorità ribadita più volte dal governo», ha detto, aggiungendo che resta anche la volontà di «rendere strutturale l’abolizione del bollo auto».

Le due misure, ha precisato Giorgetti, non sono alternative. «Non esiste alcuna correlazione tra le due fattispecie», nel senso che una non esclude l’altra. Le misure da approvare dovranno però essere ricondotte al quadro complessivo dei conti pubblici. «Dovranno convergere in una sintesi che avverrà a breve, perché andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica: a inizio del prossimo mese si capiranno meglio le linee strategiche del governo».

Flessibilità su spesa per l’energia, il Mef al lavoro da aprile

Giorgetti ha poi rivendicato l’azione del governo sui prezzi dell’energia e dei carburanti, sottolineando che «in giro per l’Europa stanno iniziando a copiare le nostre azioni». Perché la vera questione da gestire sono le situazioni internazionali «Ci siamo mossi per primi per chiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Nec, ndr) sull’energia, che è stata concessa e di cui dovremo discutere nei prossimi giorni per quanto riguarda l’utilizzo». 

La seconda lettura dell’Istat che ha confermato il rapporto deficit/pil al 3,1% – non permettendo così all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione –  non ha però colto il governo di sorpresa. «Ogni giorno, da un anno, lavoriamo con la Commissione per l’attivazione di questa clausola (ai fini energetici, ndr). L’abbiamo proposta noi quando nessuno in Europa la voleva, l’Europa l’ha riconosciuta», ha detto. 

La clausola di salvaguardia nazionale consente agli Stati membri una deviazione temporanea dal percorso di spesa netta per determinate spese. La Commissione europea ha esteso, su richiesta dell’Italia, il suo ambito anche alle misure per la sicurezza energetica. Il meccanismo sull’energia permette all’Italia di incrementare la spesa annuale di fino dello 0,3% del prodotto interno lordo annuo (circa 7 miliardi di euro) con un limite cumulativo dello 0,6% sull’intero triennio. Ne risulta che il totale complessivo, nonché il tetto fissato, è di circa 14 miliardi di euro.

La flessibilità, ha ammesso Giorgetti, sarebbe stata «scontata e automatica» se l’Italia fosse uscita anticipatamente dalla procedura. Mentre adesso l’attivazione della clausola «richiede un’interpretazione» su cui il Mef sta lavorando da tempo. «Non è che ieri ci siamo svegliati e abbiamo scoperto che il deficit era rimasto al 3,1% del pil. È da aprile che stiamo studiando come muoverci in questo scenario». 

Extraprofitti, il dossier torna all’Ecofin di ottobre

Sul tema degli extraprofitti, il ministro (dopo aver osservato che si tratta di un «concetto dall’incerto profilo») ha ricordato che già nel 2023 il governo aveva percorso quella strada in solitaria. Ma poi sono sorti dubbi giuridici sull’argomento. «Consapevoli della situazione e per evitare ulteriori incertezze ci siamo mossi per primi a chiedere al livello europeo, assieme ad altri cinque Paesi, una valutazione per dare un quadro giuridico di tassazione per società energetiche e petrolifere», ha detto.


Il tema è stato affrontato in occasione dell’Ecofin informale di settembre, ma è indubbia la necessità di approfondire e di riprendere l’argomento. «Ne abbiamo discusso a Dublino e abbiamo calendarizzato la discussione formale all’Ecofin di inizio di ottobre». Questo perché, come rivelato dal ministro, altri Paesi si stanno mostrando favorevoli a una tassazione di questo tipo. «Siamo convinti che l’Europa debba dare una risposta».  

Conti pubblici? La replica di Giorgetti alle opposizioni: «Il governo non ha fallito»

Durante il question time in Aula il ministro ha difeso l’azione dell’esecutivo dopo che le opposizioni hanno parlato di «fallimento» sul fronte dei conti pubblici (citando, per l’appunto, il verdetto dell’Istat sul deficit). «Il governo ha fallito? Siamo in linea con il preventivato e cioè con l’uscita della procedura di infrazione che dovrà avvenire il prossimo anno», ha replicato il ministro.  

«Sulla crescita questo governo aveva messo nelle previsioni per quest’anno 0,6%, l’Ocse riconosce e aggiorna dallo 0,5% allo 0,9% le previsioni». L’ultimo quadro Ocse disponibile prima dell’aggiornamento di settembre indicava per l’Italia una crescita dello 0,4% nel 2026, mentre il nuovo Outlook è stato pubblicato oggi (mercoledì 23 settembre, ndr)».


E sul fronte del debito pubblico, il titolare del Mef ha invitato i banchi a «depurare il debito dalle rate di cassa del superbonus», senza il quale il debito passerebbe «da 138% a 132% nel 2025», al netto del saldo del Tesoro che porterebbe ancora più in basso il dato, dimostrando che «la discesa del debito sta avvenendo e continua». (riproduzione riservata)