La legge di Bilancio 2027, l’ultima di questa legislatura, ha bisogno di qualche giorno in più per essere messa a punto dalle forze di maggioranza. La cornice entro la quale il governo Meloni si sta muovendo, come precisa il Documento Programmatico di Bilancio, prevede misure per circa per 23,5 miliardi di euro e coperture che dovrebbero essere di circa 10 miliardi, con il resto del denaro in arrivo dal deficit di bilancio.
Concretamente, l’esecutivo chiede (nuovamente e questa volta senza preavviso) quasi 5 miliardi da banche ed assicurazioni per il 2027, circa 700 milioni sono attesi dai giochi ed 1,2 miliardi saranno tratti dai tagli sulle spese dei Ministeri. Il resto, circa 14,4 miliardi di euro, dovrebbe essere finanziato in deficit, se arriverà l’ok da Bruxelles all'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale per le spese su Energia e Difesa chiesta dall’Italia. Il verdetto spetta all’Ecofin del 9 novembre.
Forse proprio perché gran parte delle coperture della prossima manovra dipendono dall’ufficialità della decisione dell’Ue, ci sono ancora molti punti di discussione aperti relativi alla legge di Bilancio 2027. Qualche nodo dovrebbe essere sciolto già con il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi di oggi - lunedì 19 ottobre - a cui dovrebbero partecipare la premier Giorgia Meloni, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il leader di Noi moderati Maurizio Lupi.
Ancor di più quest’anno, i contenuti della manovra dovranno riuscire a trovare un equilibrio tra la sostenibilità dei conti pubblici e i desiderata dei partiti, con le lezioni di fine legislatura all’orizzonte.
Qualche indicazioni, come da copione, il Dpb la fornisce: le misure per la famiglia e la spesa sociale in manovra varranno circa 5 miliardi (lo 0,21% del pil), la voce più pesante. Segue la difesa con 4,5 miliardi, risorse però derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. La manovra destinerebbe poi poco più di 3,3 miliardi al sostegno delle imprese e circa 3,1 miliardi alle infrastrutture. Alla sanità andrebbe lo 0,1% del pil, ossia 2,4 miliardi, e a copertura delle «misure fiscali» sono previsti 2,16 miliardi.
Per i dettagli sulle misure dietro a tali numeri servirà ancora del tempo. Per ora, non sembrano esserci dubbi sul rinnovo dell’iperammortamento per gli investimenti delle imprese, con particolare focus sull’intelligenza artificiale, e sull’estensione del regime di semplificazione della Zes a tutto il territorio nazionale. E allo stesso tempo si va verso la riconferma del pacchetto Lavoro, pur rendendo più selettive alcune misure, tra cui le decontribuzioni per le assunzioni stabili di giovani e donne, nella Zes e per stabilizzare i precari; la detassazione al 5% sui rinnovi contrattuali, notturno e straordinari; l'imposta ridotta all'1% per i contratti di produttività. Tra gli altri progetti in cantiere, risorse permettendo, il salvadanaio previdenziale per i neonati nonché un rafforzamento dell'attuale bonus da 60 euro al mese per le mamme lavoratrici con due figli e un reddito entro i 40mila euro annui.
Sul fronte giovani, ci sono due ipotesi allo studio per l'occupazione degli under 35: una tassa piatta sugli aumenti contrattuali dei giovani, con il coinvolgimento delle imprese, e una flat tax al 5% per 5 anni sulle assunzioni degli under 35.
Sembra invece sfumata la certezza che in manovra ci sia un nuovo intervento sull’Irpef questa volta a beneficio del ceto medio. Resta sul tavolo, pur se con qualche dubbio in più, la sforbiciata di dieci punti (l'attuale aliquota per quella fascia di reddito è al 43%) per portare l'aliquota Irpef al 33% ai redditi fino a 60 mila euro, dall'attuale soglia di 50 mila euro, riguarderebbe circa un milione di contribuenti e costerebbe quasi 3 miliardi di euro.
Entrando nel dettaglio dei desiderata dei singoli partiti della maggioranza, Fratelli d'Italia guarda alle famiglie e punta a rendere strutturale la detassazione dei fringe benefit.
La Lega, invece, vuole la pensione a 64 anni e l’abolizione del canone Rai, un’opzione che guadagna quota. Come sembra sempre più probabile l’inserimento in manovra dell’innalzamento della soglia della flat tax per le partite Iva. Dopo averla portata da 65 mila a 85 mila euro, ora si punta a posizionare l'asticella intorno ai 100 mila euro. In tal senso, l'esecutivo è intenzionato a rilanciare la trattativa con Bruxelles dato che per l'allargamento occorrerebbe intervenire contestualmente sulla normativa Iva.
Quanto a Forza Italia, il partito azzurro spinge per l’eliminazione del bollo auto per tutte le prime auto e per una no tax area per gli under 30 con redditi fino a 35mila euro. Ma soprattutto sembra mancare solo l'ufficialità, stando a quanto risulta a MF-Milano Finanza, per il meccanismo forzista di rendere subito disponibile il beneficio fiscale del 19% Irpef attraverso un cashback collegato ai pagamenti tracciabili, mentre adesso il rimborso delle spese sanitarie si ottiene l’anno successivo con la dichiarazione dei redditi.
Anticiparle per tutti sembra impossibile per ragioni di cassa, quindi si pensa di partire intanto dalle spese sostenute fuori dal sistema sanitario nazionale, a partire da quelle odontoiatriche. E inoltre l’intervento dovrebbe riguardare soprattutto i cittadini più fragili o per età o per reddito.
Da ultimo, non certo per importanza, Noi Moderati, spinge per «concentrare le risorse disponibili su poche misure, intervenendo soprattutto contro il caro affitti e a sostegno delle giovani generazioni. Quindi cedolare secca al 5% per chi mette in locazione la propria abitazione a lungo termine e a canone concordato, in modo da incentivare i proprietari ad affittare le case vuote a prezzi accessibili, zero tasse per tre anni agli under 30 al primo contratto di lavoro, rafforzamento del congedo parentale, libretto previdenziale per i nuovi nati», ha dichiarato Maurizio Lupi, presidente di Nm. (riproduzione riservata)