Manager italiani in crisi, il 63% degli over 50 è fuori mercato
Manager italiani in crisi, il 63% degli over 50 è fuori mercato
Le richieste di ricollocazione dei dirigenti in aumento del 35%. Il paradosso dei vertici che tornano in Università e il gap con il resto d’Europa

di di Giusy Iorlano 27/03/2026 17:10

Ftse Mib
43.379,10 17.39.59

-0,74%

Dax 30
22.300,75 18.00.00

-1,38%

Dow Jones
45.166,64 21.08.54

-1,73%

Nasdaq
20.948,36 21.03.57

-2,15%

Euro/Dollaro
1,1514 20.48.46

-0,05%

Spread
96,85 17.30.11

+3,40

La leadership italiana mostra una fragilità senza precedenti: le richieste di supporto per la ricollocazione dei dirigenti sono aumentate del 35%, coinvolgendo per il 63% la fascia over 50, secondo il report “Uomo e Impresa”, con profili dirigenziali in diversi settori.

Manager cresciuti su binari d’élite, abituati a ruoli di direzione generale e operation, scoprono che la posizione apicale non garantisce più una rendita vitalizia. E sempre più dirigenti segnalano una mancanza di identità professionale autonoma e di strumenti adatti a rientrare in un mercato del lavoro profondamente mutato.

Il paradosso emerge ancora di più nelle università prestigiose, dove ex leader tra i 35 e i 55 anni tornano a bussare: privi di personal brand e strumenti aggiornati, cercano supporto per rimettersi sul mercato o persino ruoli accademici.

I numeri della crisi e il gap europeo

Questa vulnerabilità emerge anche a livello internazionale. Secondo Eurofound, le ristrutturazioni colpiscono i ruoli di direzione in Italia con una frequenza aumentata del 22% nell’ultimo quinquennio, con tempi di inattività spesso superiori a quindici mesi. In Germania e nei Paesi Scandinavi, grazie ai sistemi di flexicurity, il rientro avviene in sei-otto mesi. L’indagine Eurostat evidenzia, inoltre, che la partecipazione dei manager italiani alla formazione continua è inferiore di quasi il 20?% rispetto alla media del Nord Europa, condannando molti leader all’obsolescenza rapida.

«Spesso persone che hanno avuto entrate altissime, la cui vita dipendeva solo dal lavoro, arrivano ai colloqui senza network personale né visibilità esterna. Sono stati aziendalisti totali che hanno dimenticato di essere prima di tutto professionisti sul mercato», spiega Matteo Fini, consulente patrimoniale e autore di ceo Second Life, che propone una «mutazione genetica» del profilo manageriale. La sfida per la leadership italiana è passare dalla logica del «posto» a quella della «competenza liquida». «Solo trasformando l’esperienza in un asset indipendente e visibile, i leader italiani possono smettere di essere ostaggi del proprio stipendio e diventare proprietari del proprio destino professionale», conclude Fini. (riproduzione riservata)