Il titolo Man Group è sotto stress alla borsa di Londra (-5,5%) dopo che un tribunale ha chiesto alla società inglese di pagare 155 milioni di dollari per il suo coinvolgimento in un caso di «corruzione su scala impressionante». L’accusa è la sottrazione di un un miliardo di dollari nell’arco di diversi anni a un fondo pensione statale kuwaitiano.
Il maggiore hedge fund quotato al mondo è tra le decine di attori coinvolti in una causa civile avviata a Londra su un sistema di tangenti orchestrato dall’ex direttore generale del fondo, Fahad al Rajaan, nel frattempo deceduto. La Public Institution for Social Security (PIFSS) del Kuwait sostiene che al Rajaan avrebbe depredato per anni il patrimonio dell’ente, incassando centinaia di milioni di dollari in pagamenti illeciti da società finanziarie interessate a ottenere mandati di gestione.
Giovedì un giudice londinese ha stabilito che Man Group e diversi altri convenuti dovranno restituire le somme al fondo del Golfo. Un’ulteriore udienza, prevista a novembre, definirà l’importo esatto che il gruppo dovrà versare. «Pur non condividendo la decisione, si tratta di una vicenda risalente a un contratto ormai cessato, stipulato oltre 30 anni fa», ha riferito un portavoce di Man Group.
Il giudice ha accertato che due ex dipendenti di Man Group erano a conoscenza del fatto che un intermediario stesse pagando tangenti ad al Rajaan. Di conseguenza, ha ritenuto responsabili due controllate del gruppo, insieme all’eredità dell’ex direttore generale della Pifss. Man Group può ora ricorrere in appello e sta «valutando tutte le opzioni a propria disposizione», secondo quanto riferito dalla società a Bloomberg.
Nella sentenza, il giudice ha stabilito che il fondo kuwaitiano ha diritto a recuperare da Man Group 155 milioni di dollari. La cifra potrebbe tuttavia cambiare, alla luce degli accordi transattivi raggiunti da altri convenuti nel corso del processo. Al Rajaan ha diretto la Pifss dal 1984 al 2012, quando fu sospeso dall’incarico per sospetti di corruzione. I suoi beni vennero congelati e l’Interpol ricevette una richiesta di arresto nell’ambito delle indagini penali sulla sua gestione del fondo. Nel 2016 un tribunale kuwaitiano lo condannò per corruzione e appropriazione indebita. Al Rajaan è morto a Londra nel 2022.
Con il denaro ottenuto attraverso le commissioni illecite, al Rajaan avrebbe acquistato una villa in Thailandia, una residenza da 6,7 milioni di sterline (circa 9 milioni di dollari) nel quartiere londinese di Knightsbridge e due chalet in Francia.
«Questo caso riguarda episodi di corruzione accertati, di proporzioni impressionanti, che hanno coinvolto numerose persone arrivate a ricoprire posizioni di vertice nelle istituzioni pubbliche o nei settori dei servizi finanziari, della gestione patrimoniale e bancari», ha scritto il giudice Richards Jacobs all’inizio di una sentenza di 800 pagine. «Al Rajaan sembrava condurre uno stile di vita lussuoso, ben al di sopra delle possibilità consentitegli dallo stipendio da direttore generale».
Il processo, durato un anno, è stato il più lungo procedimento civile celebrato in Inghilterra da oltre vent'anni. Tra i testimoni ascoltati figurano l’attuale amministratrice delegata di Man Group, Robyn Grew, e l’ex presidente del gruppo, Lord Stanley Fink. «La durata del processo è proporzionata all’enormità degli illeciti emersi dalle prove», ha osservato Jacobs nella sentenza. (riproduzione riservata)