Dal crowdfunding al venture capital. Il portale Mamacrowd presenta oggi il suo club di investimento privato. Si chiama MamaVentures ed è sostenuto da Azimut, già socio di maggioranza della società. Il target ideale del progetto sono gli high net worth individual (così si definiscono i privati con un patrimonio di almeno 1 milione di euro), ai quali Mamacrowd intende proporre investimenti in startup tecnologiche con il modello del club deal, già utilizzato ad esempio da Mediobanca (The Equity Club) e Unicredit (Quantico) per arricchire l’offerta e le opzioni di investimento per i clienti facoltosi.
In questo caso la società madre, Mamacrowd, è la piattaforma di crowdfunding leader in Italia con 241,5 milioni raccolti dal 2016 - anno di nascita della piattaforma - a metà 2026 secondo l’Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano. «MamaVentures nasce per avvicinare Mamacrowd a un numero maggiore di startup, soprattutto a quelle che difficilmente si avvicinano al crowdfunding come alcune startup B2B che non hanno una community forte», spiega Matteo Pisani, ceo di Mamacrowd e MamaVentures.
Il progetto è stato proposto agli investitori più danarosi di Mamacrowd, ma l’obiettivo è aumentare in fretta il numero di business angel aderenti intercettandone anche altri grazie alla rete di Azimut. «Partiamo da una base utenti di 400 persone, selezionate tra quanti hanno investito oltre 15 mila euro per singolo ticket di euro tramite Mamacrowd, ma il prossimo anno vogliamo raddoppiare», aggiunge Pisani. «Contiamo di realizzare investimenti tra 10 e 15 milioni nel primo anno per poi crescere in fretta e diventare leader di mercato nel giro di un triennio. Stiamo lavorando al primo deal, per il quale abbiamo raccolto interesse per 1,5 milioni. Siamo soddisfatti dell’interesse registrato finora anche se il successo del progetto si misurerà nel tempo».
Il contesto, tuttavia, non è dei più rosei. Tra luglio 2025 e giugno 2026 il crowdfunding in Italia ha registrato una contrazione di quasi il 37% e la raccolta complessiva è scesa a 164,2 milioni. Solo i progetti immobiliari hanno tenuto, senza però riuscire a bilanciare l’emorragia derivante dalle campagne non legate al real estate. Il mercato italiano del venture capital e private equity ha mostrato a sua volta un calo del 60% della raccolta nel primo semestre secondo i dati Aifi-Pwc.
«Dobbiamo cercare di essere ottimisti anche se il crowdfunding è in netta contrazione e il venture capital va a rilento rispetto ad altri paesi. In Germania, ad esempio, nella prima metà dell’anno sono stati raccolti oltre 5 miliardi mentre in Italia si fatica a superare 2 miliardi all’anno», sostiene Pisani. «Il crowdfunding sconta tra l’altro uno svantaggio normativo visto che in Italia, a differenza di quanto accade altrove, il lending finisce sul reddito imponibile e non ha un’aliquota agevolata. L’equity crowdfunding e il venture capital avrebbero poi bisogno di una crescita strutturale dell’ecosistema, di un aumento degli angel investors e di grandi fondi, con il contributo anche delle casse previdenziali». (riproduzione riservata)