Maire incassa un’importante vittoria nella lunga controversia con EuroChem, gruppo internazionale dei fertilizzanti fondato dal miliardario russo Andrey Melnichenko. Il Tribunale Arbitrale con sede a Londra chiamato a dirimere la disputa sui contratti per la costruzione dell’impianto di fertilizzanti Kingisepp 2, in Russia, ha infatti riconosciuto la legittimità della sospensione dei lavori da parte di Tecnimont e della sua controllata, respingendo le principali contestazioni avanzate dal gruppo russo.
Il lodo parziale finale di fase 1, emesso il 28 agosto nell’ambito di un arbitrato amministrato secondo il regolamento della Corte internazionale di arbitrato della Camera di Commercio internazionale, stabilisce in particolare che EuroChem ha illegittimamente risolto i contratti K2 e che non aveva titolo per escutere le garanzie a prima richiesta emesse da Société Générale e Ing a garanzia degli obblighi delle società del gruppo Maire.
Ma soprattutto, il collegio ha riconosciuto a Tecnimont e alla controllata un importo di 260 milioni di euro, relativo ai costi già sostenuti per l’esecuzione del progetto.
La decisione rappresenta un passaggio particolarmente rilevante anche per la dimensione della posta in gioco. EuroChem aveva infatti avanzato nell’arbitrato domande riconvenzionali per 1,6 miliardi di euro, sostenendo che i contratti fossero stati risolti per inadempimento da parte di Tecnimont e della controllata. Il tribunale arbitrale ha giudicato infondate tali pretese.
Il lodo di fase 1, sottolinea Maire, è definitivo e vincolante per le parti. Il collegio ha inoltre confermato di essere l’unico organo competente a decidere sulle controversie derivanti dai contratti K2 o a essi connesse. La pronuncia arriva al termine di una disputa nata dalle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina e delle successive sanzioni occidentali nei confronti di Mosca e della sua economia.
Il progetto K2 risale al giugno 2020, quando EuroChem affidò a Tecnimont e alla sua controllata le attività di progettazione, approvvigionamento, costruzione e messa in esercizio di un nuovo impianto di fertilizzanti in Russia. I contratti prevedevano la possibilità per Tecnimont di sospendere l'esecuzione in presenza di determinate sanzioni. Dopo l'introduzione, all'inizio del 2022, di nuove misure restrittive da parte dell'Unione Europea, nel maggio dello stesso anno Tecnimont notificò a EuroChem la sospensione dei contratti K2.
EuroChem contestò, però, che le sanzioni europee avessero compromesso la capacità delle società del gruppo Maire di adempiere agli obblighi contrattuali. Nell'agosto 2022 il gruppo russo pretese quindi di risolvere i contratti per inadempimento e chiese l'escussione delle garanzie bancarie. Tecnimont e la controllata reagirono avviando il procedimento arbitrale previsto dagli stessi contratti.
Un altro fronte della controversia riguarda i procedimenti avviati da EuroChem davanti ai tribunali russi. Secondo Maire, tali iniziative sarebbero state intraprese in violazione degli accordi arbitrali. Alla luce del lodo di fase 1, il gruppo italiano sostiene che eventuali decisioni o sentenze emesse dai tribunali russi o da altri giudici statali in relazione ai contratti K2 non possano essere riconosciute o eseguite, richiamando la Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali straniere, alla quale aderiscono oltre 170 Stati. Il tema sarà ora al centro della seconda fase dell'arbitrato.
Il procedimento entra infatti nella fase 2, nella quale il tribunale arbitrale dovrà esaminare le richieste di Tecnimont e delle eventuali controllate per ottenere un'ingiunzione permanente nei confronti di EuroChem. Il collegio dovrà inoltre pronunciarsi sulla conferma delle precedenti misure cautelari con cui aveva ordinato a EuroChem di ritirare i procedimenti avviati in Russia in violazione degli accordi arbitrali.
Sul tavolo ci sono anche le richieste relative al rimborso delle spese legali e degli altri costi e danni che Tecnimont sostiene di aver subito a causa delle condotte contestate a EuroChem. La decisione sulla seconda fase è attesa nel primo semestre del 2027.
Per Maire, dunque, il verdetto del 28 agosto rappresenta un primo risultato di peso: oltre al riconoscimento di 260 milioni di euro di costi già sostenuti, il gruppo vede respinte le pretese da 1,6 miliardi avanzate dalla controparte e ottiene un pronunciamento favorevole sul punto centrale della controversia, ossia la legittimità della sospensione dei contratti K2 alla luce delle sanzioni.
La partita, tuttavia, non è ancora chiusa. Il prossimo capitolo sarà quello relativo alle misure permanenti, alle spese e agli ulteriori danni rivendicati da Tecnimont. E sarà proprio il lodo atteso nel 2027 a definire il valore complessivo della controversia per Maire. Così a Piazza Affari il 31 agosto il titolo resta con i piedi per terra, perde lo 0,24% a 12,58 euro (-13,8% negli ultimi tre mesi). (riproduzione riservata)