«Vogliamo rifare la Montecatini del Terzo Millennio». L’ingegner Fabrizio Di Amato, presidente e azionista di riferimento di Maire, sintetizza così l’ambizione del gruppo: unire la tradizione della chimica italiana alle tecnologie necessarie per la transizione energetica. Un concetto ben legato all’inaugurazione del Node a Roma, il nuovo centro di ricerca e sviluppo industriale di Nextchem, e parte di un network di innovazione che conta altri cinque centri in Europa. L’investimento di 45 milioni di euro è parte di una strategia che comprende nuove tecnologie, acquisizioni nella chimica inorganica, il nucleare e la formazione tecnica.
Domanda. Presidente, perché Maire ha deciso di investire in un centro di ricerca applicata come Node?
Risposta. Vogliamo dare continuità a una storia industriale che parte dalla Montecatini e arriva a Tecnimont e Nextchem. La ricerca è fondamentale per costruire il futuro e accompagnare l’evoluzione della chimica. La transizione energetica non si realizza soltanto con le idee: servono tecnologie e capacità di portarle su scala industriale. Node nasce per questo, mettendo insieme ricerca, sperimentazione dei materiali in laboratorio e mini impianti industriali e competenze operative.
D. Che cosa cambia rispetto a un laboratorio tradizionale?
R. Qui possiamo testare le tecnologie in condizioni vicine a quelle industriali, raccogliere dati e verificarne il funzionamento prima di affrontare investimenti più grandi.
È un passaggio che riduce i rischi e accorcia i tempi di sviluppo. I clienti possono vedere le soluzioni all’opera prima di decidere di adottarle nei propri impianti. Il centro è anche aperto a soggetti terzi, attraverso contratti di servizio, a supporto del mercato globale dello sviluppo tecnologico.
D. Quali tecnologie saranno sviluppate?
R. Lavoriamo su idrogeno, elettrolizzatori, gassificazione, fertilizzanti, biocarburanti e celle a combustibile. Su queste ultime contiamo di arrivare a un primo prototipo entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo. L’obiettivo è sviluppare soluzioni industriali e processi competitivi.
D. Node avrà ricadute anche sul territorio?
R. Sì. oltre alle 100 persone dirette, si stima un indotto di 300 persone circa perché nostri dipendenti fuori sede, clienti, partner e tecnici dall’Italia e dall’estero graviteranno su questo centro per vari periodi, con ricadute nel sistema produttivo locale. Ma, soprattutto, Node mette in relazione imprese, fornitori, ricercatori e giovani attorno a tecnologie con una prospettiva industriale. Il centro potrà essere utilizzato anche da altre aziende attraverso contratti di servizio, così da condividere strutture e competenze per permettere le campagne di test su tecnologie compatibili.
Anche strumenti come l’AI supporteranno nell’analisi dei dati, ma sempre con la visione dell’uomo al centro che governa il processo.
D. Pochi giorni fa avete acquisito Meab, in Svezia e Germania. Qual è l’obiettivo?
R. L’operazione amplia la nostra presenza lungo la catena del valore, con queste nuove tecnologie operiamo nel recupero di materiali come il litio. Meab porta apparecchiature e tecnologie proprietarie che si affiancano alle nostre competenze e ci consentono di offrire al mercato non solo licenze, ma anche soluzioni impiantistiche. Meab porta una lunga esperienza e know-how specifico, è nata in Svezia nel 1970 e poi si è sviluppata in Germania.
D. È il modello che guiderà le prossime acquisizioni?
R. Cerchiamo attività complementari, che ci permettano di ampliare le competenze e presidiare la filiera in modo più completo. Molte aziende tecnologiche di dimensioni contenute hanno conoscenze importanti, ma faticano a raggiungere i mercati globali e a sostenere gli investimenti necessari. Entrando nel nostro gruppo possono trovare una piattaforma di ingegneria tecnologica industriale e commerciale. Vogliamo costruire un polo europeo capace di competere con operatori a livello globale.
D. Come si sviluppa questa strategia di crescita?
R. Cerchiamo attività complementari e investiamo nella validazione delle tecnologie con impianti pilota a scala semi-industriale. Il ritorno può arrivare dalla vendita delle tecnologie, dalle licenze o da acquisizioni che integrino competenze e prodotti. Servono capitale e visione di lungo periodo.
D. Il nucleare può diventare un altro ambito di crescita?
R. Visto il forte impulso dato dal governo, seguiamo con attenzione l’evoluzione del quadro normativo italiano. con l’auspicio che la legge e i decreti attuativi arrivino tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo Maire è già coinvolta in iniziative internazionali e vede opportunità nella realizzazione delle infrastrutture industriali che servono per far funzionare i reattori. Siamo agnostici sulla tecnologia del reattore, lavoriamo con tutte le soluzioni disponibili a livello globale. Siamo quelli che realizzano, grazie alle nostre competenze e tecnologie, tutto il balance of plant, vale a dire la struttura attorno al reattore.
D. Che ruolo può avere il nucleare nella transizione?
R. Può contribuire a fornire energia a zero emissioni e programmabile, da trasformare successivamente in prodotti chimici puliti. Se vogliamo produrre idrogeno e materiali decarbonizzati a costi competitivi, dobbiamo poter contare su un mix di fonti affidabili. Oltre alle rinnovabili, il nucleare può offrire un contributo, oltre a generare investimenti, occupazione e nuove opportunità di reindustrializzazione delle competenze provenienti dal fossile.
D. Node è anche un luogo di formazione. Che cosa serve per avvicinare i giovani all’industria?
R. Dobbiamo rafforzare gli istituti tecnici, e bene ha fatto il governo a rinominarli licei tecnologici, e il collegamento fra scuola, università e imprese. Il percorso 4+2 va in questa direzione. Con la nostra Green Innovation Its Academy, da poco inaugurata nell’area, abbiamo colto questa opportunità. Vogliamo formare tecnici specializzati nella transizione energetica, attraverso un percorso che nel biennio prevede 800 ore di stage in azienda su 1600 totali. Abbiamo bisogno di quelli che chiamo «super periti», capaci di lavorare su impianti e tecnologie evolute. La transizione energetica richiede innovazione e capacità di realizzazione: è su entrambe che vogliamo costruire il nostro futuro. (riproduzione riservata)