Maire batte le attese nel primo trimestre con i nuovi ordini che sfiorano i 5 miliardi e conferma la guidance 2026. I ricavi del gruppo che sviluppa tecnologie sostenibili per la transizione energetica sono migliorati del 7,6% a 1,8 miliardi, oltre la stima del consenso Bloomberg a 1,795 miliardi, grazie all’avanzamento costante dei progetti in corso di esecuzione.
In particolare, l’acquisizione di nuovi ordini è risultata pari a 4,8 miliardi, oltre la metà dell’obiettivo di 9 miliardi per il 2026, con la business unit Sustainable Technology Solutions (i risultati non includono ancora il consolidamento del Gruppo Ballestra, la cui acquisizione dovrebbe completarsi nel secondo trimestre) che ha acquisito nuovi ordini per 60,6 milioni.
Più in dettaglio, Nextchem si è aggiudicata un contratto per la fornitura delle licenze, del process design package e del proprietary equipment per tre impianti destinati alla produzione di fertilizzanti azotati in Africa occidentale. Il contratto è soggetto alla decisione finale di investimento, ad ad eccezione delle attività di ingegneria, già avviate e incluse nel portafoglio ordini.
Buono anche il contributo della business unit Integrated E&C Solutions (4,7 miliardi). Così il portafoglio ordini a marzo ha raggiunto quota 15,7 miliardi, in aumento di 3 miliardi rispetto alla fine del 2025. Maire ha anche precisato che il progetto Hail and Ghasha, assegnato a Tecnimont a ottobre del 2023 per 8,7 miliardi di dollari, ha raggiunto un avanzamento pari al 70% alla fine di marzo.
«Le attività di ingegneria e di approvvigionamento sono prossime al completamento. Le attività di costruzione hanno raggiunto quasi il 50%. Le operazioni di heavy lifting sono ormai prossime alla conclusione, insieme alle attività in corso di piping e cablaggio. Il completamento è previsto nella prima parte del 2028», si legge nel comunicato dell’azienda.
Oltre le attese del consenso (127 milioni) anche l’ebitda a 131,2 milioni (+15,7%), sostenuto dai maggiori ricavi e da un’efficiente gestione dei costi di struttura. Il margine ebitda è salito al 7,1% (7% il consenso), +50 punti base, anche per il maggior contributo dei servizi a più alto valore aggiunto generati dalla controllata Nextchem.
Dopo ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti per 17,9 milioni, 2,4 milioni in più per la commercializzazione di nuovi brevetti e sviluppi tecnologici e per l’entrata in esercizio di asset funzionali al processo di digitalizzazione dei processi industriali, l’ebit è cresciuto del 15,7% a 113,3 milioni con un margine del 6,2% (+50 punti base).
A fronte poi di un’aliquota fiscale è pari al 30,4%, in leggero miglioramento rispetto ai trimestri passati, l’utile netto è balzato oltre le attese (66 milioni) del 19,9% a 76,7 milioni con un’incidenza sui ricavi del 4,2%, in aumento di 40 punti base. Infine, le disponibilità nette adjusted sono risultate pari a 396,1 milioni, in leggero aumento rispetto a fine 2025. La generazione di cassa operativa ha più che compensato gli esborsi relativi al programma di acquisto di azioni proprie per 81,1 milioni e gli investimenti per 22,8 milioni. Inoltre si ricorda che ad aprile è stato distribuito un dividendo record di 187,6 milioni, pari a 0,585 per azione, in crescita del 64,3% rispetto al 2025.
«I risultati del primo trimestre 2026 confermano la solidità e la resilienza del nostro modello di business, idoneo a generare risultati in crescita in un contesto operativo complesso. Il portafoglio ordini pari a 15,7 miliardi di euro offre una forte visibilità ed è stato ulteriormente rafforzato dalle elevate acquisizioni di ordini del trimestre, con una pianificazione dei nuovi progetti che estende progressivamente il carico di lavoro del gruppo verso il 2030», ha commentato il ceo, Alessandro Bernini.
Non solo. «Nextchem genera sempre più valore per il gruppo, ampliando al contempo la nostra presenza geografica e la portata commerciale», ha aggiunto Bernini, rassicurando il mercato anche sul fronte Medio Oriente: «i progetti continuano ad avanzare verso le fasi di costruzione e avviamento, in un contesto che prevede che le attività operative vengano svolte secondo protocolli di sicurezza e Hse rafforzati, in costante collaborazione con i nostri clienti».
A causa della guerra nel Golfo Persico, tutto il personale di Maire, inclusa la forza lavoro dei subappaltatori, opera in condizioni di sicurezza. Con riferimento ad alcuni progetti con attività operative in quelle aree, l’importante campagna di approvvigionamento realizzata ha reso disponibili presso i cantieri dei progetti in costruzione quantità di materiali adeguate a garantire la continuità delle attività per i prossimi mesi, mentre per i restanti progetti sono in corso le attività di avviamento. «Qualora le attuali restrizioni ai principali corridoi di approvvigionamento dovessero persistere nel medio termine, sono già state individuate vie alternative idonee a mitigare tale criticità», si legge nel comunicato.
Maire ha, quindi, confermato la guidance 2026, già comunicata al mercato lo scorso 4 marzo in occasione della presentazione del piano strategico 2026-2035, guidance che prevede ricavi tra 7,5 e 7,7 miliardi (7,6 miliardi la stima del consenso), un ebitda a 545-575 milioni (564 milioni il consenso), investimenti per 250-300 milioni e disponibilità nette adjusted in linea con il dato di fine 2025 a 395,1 milioni (419 la stima di Jefferies).
Post conti Jefferies ha osservato che l’ebitda del primo trimestre è superiore del 4% rispetto al consenso e del 9% rispetto alle sue stime. Anche l’utile netto, l’ebitda e la cassa netta sono superiori alle previsioni del broker che ha apprezzato la conferma della guidance 2026 e l’avanzamento del progetto Hail and Ghasha. Da qui la conferma del rating buy e del target price a 17,50 euro sull’azione Maire.
Dopo i conti oltre le attese e la conferma dei target 2025 il titolo Maire il 29 aprile vola dell’8,89% a 15,93 euro a Piazza Affari. (riproduzione riservata)