Ma quando mai una tassa viene pagata volontariamente?
Ma quando mai una tassa viene pagata volontariamente?
La proposta di tassare gli extra profitti delle banche riaccende il dibattito. Mentre le imprese energetiche sono invitate a contribuire volontariamente, si discute sull’affidabilità del governo e sugli accordi già stipulati

di Angelo De Mattia 28/08/2026 02:00

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Due questioni principali sono al centro, in questi giorni, del rapporto tra banche e istituzioni: il revival della tassazione degli extra profitti e le vicende del risiko bancario innescato da Mps e Intesa Sanpaolo. Quanto alla prima questione, concernente per ora tutte o in larga parte le imprese energetiche, si continua a rivestire la progettata (da una parte politica) tassazione con la formula della volontarietà del contributo-tassa, una vera contradictio in adiecto.

Una partecipazione «volontaria»

Poi, si ipotizza da alcuni l'estensione di quest'ultimo anche agli asseriti extra profitti delle banche, dimenticando che un accordo, che riguarda anche quest'anno e il prossimo, è stato già raggiunto, nel 2025, dagli istituti, in particolare, con l'aumento dell'Irap e comunque con un'impostazione chiaramente esaustiva. Adesso si vuole ritornare su di essa, non mantenendo fede al patto stipulato e così correndo il rischio di ledere l'affidabilità del governo con un effetto alone in altri campi? Altra questione è, invece, quella delle imprese dell'energia che, se non altro come in una par condicio con le banche, dovrebbero fare la propria parte con la «volontaria» partecipazione di carattere sociale e solidale.

Una sentenza della Corte costituzionale, a suo tempo redatta dalla professoressa Marta Cartabia, prima di essere nominata presidente della stessa Corte, ha spiegato quale potrebbe essere la via per un intervento contributivo obbligatorio, connesso con gli utili delle società e limitato nel tempo. Sarebbe ora che si scendesse in medias res tenendo chiaramente distinte le due vicende rispettivamente di chi «ha dato» e di chi a questo punto «è giusto che dia» e che non ci si impelagasse ancora sulla questione terminologica, optando per il nominare come contribuzione quella che ora è definita tassa e parlando semplicemente di utili del settore.

L’esposto di Ca’ de Sass all Consob

Quanto alle progettate operazioni bancarie, l'esposto di Intesa Sanpaolo alla Consob, relativamente alla vicenda Montepaschi, di cui ieri si è analiticamente riferito su queste colonne, per tutelare l'integrità del mercato e la corretta informazione a tutti gli azionisti, è suscettibile di dare un contributo di chiarezza che va al di là dello stesso caso interessato. Al primo insediamento del neo presidente Guido Stazi, l'Authority, che ha una particolare preparazione in materia giuridica, è chiamata ad affrontare un caso nuovo, ma di particolare interesse. I problemi sollevati riguardano, in estrema sintesi, le informazioni sulle offerte riguardanti il Banco Bpm e la Banca Generali che sarebbero state riscontrate nel mercato prima delle decisioni del consiglio di amministrazione del Monte o comunque non subito dopo la riunione di quest'ultimo e il lungo periodo intercorrente, fino al 29 ottobre, per la seduta dell'assemblea straordinaria che sarà chiamata a decidere, con una maggioranza qualificata, sulle predette operazioni. E ciò, dato l'obbligo della passivity rule in cui si trova l'Istituto a motivo dell'offerta su di esso da parte di di Intesa.

L’obiezione di Intesa Sanpaolo è sensata

I problemi sollevati, insieme ad altri, non paiono privi di fondamento. Sarà ovviamente la Consob a decidere, ma tutto ciò che riguarda un soggetto in passivity rule andrebbe considerato in maniera eccezionale, sia per i tempi, sia per il rapporto con il mercato nonché per il delicato problema delle informazioni. Diversamente, la condizione di passività può sfumare e chi ha il potere finale di decidere con il quorum prescritto potrebbe trovare non favorevolmente un terreno già in parte arato. In questo caso, come in passato è stato fatto sotto la presidenza di Paolo Savona, sarebbe opportuno che la Consob dettasse criteri generali, un «rescritto», che poi, come l'ait praetor, farebbe da guida in futuro in casi eventualmente analoghi. Insomma, non vi era da dubitare che Intesa, con la sua forza, non sarebbe rimasta inerte. E i problemi sollevati possono far compiere, sia pure con norme non primarie, un avanzamento nella regolamentazione di competenza. (riproduzione riservata)