La discesa in campo di Luigi Lovaglio con una lista di maggioranza alternativa a quella del cda uscente scompagina i piani del board del Montepaschi e di Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio della banca senese con circa l’11% e da qualche mese antagonista del banchiere.
Il 15 aprile a Siena si riproporrà ancora una volta lo scontro già andato in scena in Mediobanca e in Generali fra il mercato e l’imprenditore privato, sia pure a parti invertite, con l’imprenditore romano a sostegno della lista del board e il ceo uscente che cerca i voti presso gli azionisti.
Luigi Lovaglio con una lista di maggioranza alternativa a quella del cda uscente scompagina i piani del board del Montepaschi e di Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio della banca senese con circa l’11% e da qualche mese antagonista del banchiere. Lovaglio arriverà in assemblea forte del risanamento del Montepaschi e della nuovo protagonismo della terza banca del Paese nel risiko bancario con la conquista di Mediobanca.
Con il nuovo piano industriale presentato un mese fa, il ceo uscente ha poi promesso al mercato 16 miliardi di dividendi nei prossimi cinque anni e ha confermato giovedì 19 a Londra le strategie e la fusione con Piazzetta Cuccia che porterà in dote al nuovo gruppo bancario almeno 700 milioni di sinergie.
Il ribaltone ha pesato sul titolo. Da quando il banchiere è stato estromesso dalla lista del board il titolo Mps ha perso il 12%. Un ribasso condizionato dagli investitori istituzionali che in Mps detengono oltre il 60% del capitale.
A essere perplessi sono soprattutto i fondi stranieri a cui la situazione senese appare decisamente poco chiara. poco chiara. giovedì 19 un analista ha rivolto al ceo dalla platea della Morgan Stanley European Conference la semplice domanda: «Mr Lovaglio, può spiegare a investitori non italiani cosa sta succedendo alla vostra governance?».
E gli azionisti italiani? Il 17,5% del Montepaschi è in mano a Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio che in passato ha sostenuto Lovaglio. Barbara Tadolini, rappresentante della holding nell’attuale board, ha disertato la riunione del consiglio che ha esautorato Lovaglio e ha dichiarato la propria indisponibilità a un rinnovo, un segnale al processo decisionale del board su cui pure la Bce ha acceso un faro.
Con Delfin, Mef e Banco Bpm verso l’astensione e Caltagirone fermo all’11%, la lista del consiglio avrà bisogno di alleati per raggiungere la maggioranza e, con la discesa in campo di Lovaglio, l’obiettivo non appare scontato. Gli occhi sono puntati sui grandi fondi italiani e internazionali, alcuni dei quali hanno depositato le azioni per il Comitato dei gestori di Assogestioni: Algebris, Amundi, Arca, BancoPosta, Eurizon, Fidelity, Fideuram, Fineco, Mediolanum, con lo 0,7%.
Cosa faranno gli investitori istituzionali? Voteranno per il comitato dei gestori o una delle due liste di maggioranza? E cosa farà BlackRock che, con il suo 5%, è ancora il maggior investitore straniero nel capitale di Siena? E, nonostante la sua probabile astensione, il Mef e il governo si muoveranno dietro le quinte per sostenere uno dei contendenti o manterranno una rigida neutralità? E poi c’è il socio principale, quello che Lovaglio ha sempre considerato il suo azionista di riferimento: Delfin. Riuscirà a ottenere anche i suoi voti? Già l’astensione comunque giocherebbe a favore del ceo uscente. Di certo la lista Tortora-Lovaglio riapre i giochi sul futuro del Montepaschi.
«È il mercato che deve apprezzare questa lista e credo che lo farà. Noi puntiamo alla maggioranza per poter eleggere il maggior numero di consiglieri possibili con i criteri della Legge Capitali. Puntiamo a vincere in assemblea», è stato il commento di Pierluigi Tortora, patron della Plt Holding, affidato a Radiocor. «La decisione di presentare la lista nasce dalla convinzione che sia la scelta giusta. La lista è composta di persone di alto profilo, in continuità col precedente management, sostanzialmente, quindi con la conferma di Lovaglio. E questo nel primario interesse della banca», ha proseguito Tortora la cui famiglia faceva parte in passato del patto di consultazione di Mediobanca.
«Deve essere una lista – ha aggiunto – apprezzata dalla Bce, in primo luogo, e credo possa esserlo proprio per la multidisciplinarità dei curricula presentati. In elenco ci sono non solo competenze legate al mondo bancario, perchè questo è scontato ma anche in altri settori che 'servono se vogliamo crescere come banca in futuro. E quindi il mercato deve apprezzare la matrice di queste competenze».
La conferma del ceo uscente porterebbe a «implementare il piano industriale, finalizzandolo nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile, anche a protezione di tutti gli azionisti per dare stabilità». (riproduzione riservata)