Mps, Lovaglio riapre il dossier della governance Generali. E Delfin si prepara a diventare primo socio del Leone
Mps, Lovaglio riapre il dossier della governance Generali. E Delfin si prepara a diventare primo socio del Leone
Trieste pronta a valutare l’ops di Montepaschi su Banca Generali. L’operazione ridisegnerebbe gli assetti del Leone e di Siena. Ma c’è il nodo sulle partecipazioni incrociate.

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 20/08/2026 20:35

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Da un anno e mezzo Generali è l’oggetto del desiderio al centro del risiko finanziario italiano. Nel 2025 l’opas di Mps su Mediobanca mirava a rimescolare gli assetti del Leone, mentre lo scorso giugno dietro l’offerta di Intesa Sanpaolo su Siena molti hanno visto una nuova corsa a Trieste. Non è un caso se oggi, nel valutare gli effetti della mossa a sorpresa di Lovaglio, il mercato guardi soprattutto al Leone.

La reazione di Trieste all'offerta su Banca Generali

Al vertice della compagnia l’ops su Banca Generali è stata accolta con prudenza ma anche con attenzione. L’offerta non è stata concordata preventivamente e, prima di esprimere un giudizio, se ne valuteranno le condizioni economiche e il disegno complessivo. La proposta, si osserva, è stata preparata e studiata a lungo da Mps e quindi merita di essere esaminata nel merito. Tra le prime considerazioni che filtrano c’è che Banca Generali è un gioiello nel risparmio gestito che però contribuisce solo in misura marginale all’utile complessivo di Trieste.

Come cambierebbero gli assetti azionari

Se andasse in porto, l’ops modificherebbe in profondità gli assetti del Leone ma anche quelli di Siena. Grazie all’assegnazione del 4,5% di titoli Generali ai soci Mps, Siena perderebbe il primato che detiene da quarant’anni scendendo dal 13,2% all’8,7%. Il primo azionista diventerebbe Delfin che, grazie al 17,5% detenuto in Mps, riceverebbe lo 0,79% del Leone e arrotonderebbe la propria quota dal 10,15% al 10,94%. Francesco Gaetano Caltagirone, che ha il 13,5% di Mps, incasserebbe un ulteriore 0,61% del Leone e salirebbe al 6,93%.

Ma ci sarebbe un altro intrecio azionario da risolvere: aderendo all’ops di Lovaglio sulla controllata Banca Generali, il gruppo guidato da Philippe Donnet diventerebbe socio forte di Siena con oltre il 12%. Questo assetto, però, potrebbe essere provvisorio. Il Tuf pone un limite alle quote di partecipazioni incrociate tra società quotate. Qualora entrambe superassero la soglia del 3%, la società che la oltrepassasse per seconda non potrà esercitare il voto sulla parte eccedente e dovrebbe venderla entro 12 mesi. L’incrocio dovrebbe quindi essere sciolto o comunque ricondotto entro i limiti previsti dalla disciplina.

Il ruolo di Unicredit e le mosse della famiglia Del Vecchio

Se a vendere le azioni Generali fosse Montepaschi, a comprare potrebbe essere, in tutto o in parte, Unicredit. La banca di Andrea Orcel si è già portata all’8,72% e sta valutando collaborazioni con Generali nella bancassurance: un rapporto che potrebbe darle un peso crescente non solo come azionista, ma anche come partner industriale. Anche la posizione di Delfin potrebbe evolversi nel tempo.

La holding presieduta da Francesco Milleri è al centro di un duro confronto tra gli otto eredi: il tentativo di Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola si è arenato e tra le ipotesi per sbloccare lo stallo c’è la monetizzazione di parte degli investimenti finanziari, in primis Mps e Generali. Questa soluzione consentirebbe di creare liquidità senza toccare il 32% di EssilorLuxottica.

La strategia di Donnet per l'indipendenza del gruppo

A mediare tra questi movimenti sarà soprattutto Donnet, che sotto la sua guida ha portato il titolo Generali da circa 18 a 43 euro, quasi +140%, e la capitalizzazione ai massimi storici. Il ceo ha sempre difeso l’indipendenza della compagnia e difficilmente cambierà rotta: per questo è più probabile che il nuovo equilibrio passi attraverso alleanze industriali, piuttosto che da una subordinazione della compagnia ai nuovi soci forti.

Questa impostazione vale anche in senso inverso. Proprio perché punta a restare autonoma e dispone già di una propria rete distributiva, difficilmente il Leone entrerà nel capitale di un istituto. Per questa stessa ragione Banca Generali, controllata al 50,2%, è da tempo considerata un asset non strategico. E, già finito più volte al centro del risiko, l’istituto sarà una pedina nella partita aperta ieri dalla contromossa di Lovaglio. (riproduzione riservata)