«Cirsa è un ottimo asset, cresce, genera cassa e ha un grandissimo potenziale di digitalizzazione». Guglielmo Angelozzi, presidente e ad di Lottomatica, spiega a MF-Milano Finanza perché l’acquisizione della società spagnola rappresenta un acceleratore di crescita per il gruppo italiano. Giovedì, i cda delle due società hanno approvato il progetto comune di fusione, che sarà sottoposto alle assemblee degli azionisti il 23 novembre, con il closing atteso nel secondo trimestre del 2027. La sfida sarà trasferire a Cirsa le competenze tecnologiche di Lottomatica, accelerando lo sviluppo digitale senza compromettere l'equilibrio finanziario e la remunerazione degli azionisti.
Domanda. Come valuta la reazione del mercato all’annuncio dell’operazione e la successiva debolezza del titolo?
Risposta. La reazione è stata estremamente positiva e abbiamo ricevuto e riceviamo molto supporto dai nostri investitori. Nel giorno dell’annuncio si è semplicemente trattato principalmente di dinamiche di arbitraggio, legate al premio riconosciuto alla società acquisita, ma nel giro di due giorni il titolo era già tornato sopra i livelli precedenti.
La debolezza più recente riguarda invece non Lottomatica ma il settore, penalizzato dal blocco del gioco online in Brasile e dal tema dei prediction market. Sono fenomeni che non riguardano noi, ma che hanno generato vendite sull’intero comparto. E Lottomatica ha comunque tenuto meglio della media.
D. I delisting a piazza Affari fioccano. L’impatto sul titolo della debolezza del comparto può spingervi lontano da Borsa?
R. Abbiamo fatto tanto per quotarci e vogliamo rimanere in borsa. E poi l’operazione Cirsa, se Lottomatica non fosse stata quotata, non sarebbe stata possibile: finanziarla interamente a debito non sarebbe stata un’alternativa percorribile. Essere una società quotata ci dà strumenti che altrimenti non avremmo.
D. Perché Cirsa è il partner giusto e dove si concentreranno le sinergie?
R. Cirsa è presente in mercati interessanti, come la Spagna e alcuni Paesi sudamericani, dove cresce e genera cassa. Ha inoltre un significativo potenziale di digitalizzazione. Abbiamo stimato 100 milioni di sinergie sui costi e 200-300 milioni di ebitda incrementale dai ricavi, con un orizzonte di tre anni per arrivare a regime.
D. Sono obiettivi prudenti? Ci sono margini per fare meglio?
R. Comunichiamo gli obiettivi sui quali abbiamo sufficiente visibilità al momento dell’annuncio del deal. La due diligence ci consente di individuare le aree su cui possiamo assumerci un impegno. Una volta avviata l’integrazione possono, in alcuni casi, emergere ulteriori opportunità, ma i numeri annunciati sono quelli sui quali oggi siamo in grado di impegnarci.
D. In concreto, quale divario dovrà colmare Cirsa sul fronte digitale?
R. Cirsa dispone di infrastrutture e team locali capaci (per esempio in Spagna, Perù, Paraguay e in altri Paesi), ma sul prodotto e sulla tecnologia ha un divario rispetto a Lottomatica per via di un modello fortemente esternalizzato che consente di entrare rapidamente in nuovi mercati, ma può limitare la possibilità di differenziare l’offerta e controllare lo sviluppo del prodotto. Lavoreremo con i team locali per definire una roadmap, partendo dalle nostre piattaforme e adattandole alle esigenze dei singoli mercati.
Avere una tecnologia proprietaria significa poter decidere le proprie priorità di prodotto.
D. Quali strumenti porterete nel gruppo? Che ruolo avranno dati e AI?
R. Vogliamo rafforzare la gestione diretta dell’offerta, del rischio sulle scommesse e l’integrazione tra canali fisici e digitali. I nostri strumenti di analisi dei dati e AI supportano marketing, promozioni personalizzate, suggerimenti sui giochi e gestione del rischio.
In alcuni casi il portafoglio comprende circa 7 mila giochi. Nel betting, circa il 60% dei ticket viene gestito automaticamente, con tempi inferiori a 150 millisecondi: ciò permette ai trader di concentrarsi sulle scommesse più complesse.
D. Quanto tempo servirà per completare l'integrazione tecnologica?
R. Costruire da zero un’infrastruttura proprietaria può richiedere 4-5 anni. Disponiamo già di una soluzione tecnologica da adattare ai mercati di Cirsa e abbiamo preparato il piano di integrazione in vista del closing. Una parte delle sinergie sui costi potranno arrivare prima, mentre lo sviluppo e la localizzazione delle piattaforme richiederanno più tempo.
D. La Spagna può diventare il principale motore di crescita? State valutando altre acquisizioni?
R. È un mercato interessante per dimensioni e potenziale. Cirsa ha una presenza consolidata, ma possiamo rafforzare il digitale e cogliere opportunità di crescita organica. La frammentazione offre anche prospettive di consolidamento. In ogni caso, un’acquisizione deve creare valore industriale: non basta comprare clienti online pensando che rimangano automaticamente. Oggi la priorità è integrare Cirsa e realizzare le opportunità individuate.
D. L’operazione porterà la leva finanziaria a circa 2,7 volte. Come intendete riportarla sotto controllo?
R. In condizioni ordinarie puntiamo a mantenere la leva finanziaria netta entro 2,5 volte.
Al closing di Cirsa ci aspettiamo un rapporto intorno a 2,7 volte, ma la crescita e la generazione di cassa ci dovrebbero consentire di tornare rapidamente sotto la soglia. Una volta scesi sotto 2,5 volte dopo la distribuzione straordinaria, intendiamo riprendere il buyback in linea con i livelli storici.
D. Come sono iniziati i contatti con Blackstone e quale contributo vi aspettate dal fondo?
R. Conoscevamo già Blackstone e Cirsa e valutavamo diverse alternative strategiche, compresa la possibilità di proseguire da soli. Abbiamo deciso di accelerare su questa operazione perché ci sembrava la soluzione migliore. Blackstone avrà due rappresentanti nel cda, che passerà da 11 a 13 membri. Siamo contenti di poter contare sul contributo di un fondo che conosce bene sia Cirsa sia il settore e che ha svolto un ottimo lavoro con la società.
D. Come valuta la nuova regolamentazione italiana del gioco online?
R. La riforma ha introdotto un quadro avanzato, con controlli tecnologici, certificazioni e strumenti per il gioco responsabile. Si tratta di un framework regolatorio e tecnologico che non ha eguali.
I costi per gli operatori ovviamente aumentano, ma il sistema è più sostenibile e resiliente. Negli altri Paesi le regole sono differenti: avere piattaforme controllate direttamente permette di adattarle alle specificità normative locali. (riproduzione riservata)