Longevità, una miniera d’oro: le 10 azioni, fondi ed Etf che hanno corso fino al 475% in tre anni
Longevità, una miniera d’oro: le 10 azioni, fondi ed Etf che hanno corso fino al 475% in tre anni
La silver economy vale 715 miliardi in Italia: la popolazione invecchia, ma nasce un nuovo motore di crescita. Dai titoli azionari italiani ed europei ai fondi, ecco come investire nel megatrend della longevità con rendimenti che possono arrivare a tre cifre

di di Elena Dal Maso 07/08/2026 18:00

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L'invecchiamento della popolazione non rappresenta più solo una sfida per i sistemi pensionistici e sanitari. Sta diventando uno dei principali motori di trasformazione dell’economia mondiale e un tema destinato a orientare i portafogli degli investitori per molti anni. Dalla sanità alle assicurazioni, dalla diagnostica ai dispositivi medici, fino all'immobiliare e ai servizi dedicati agli over 50, la cosiddetta Longevity Economy sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti.

In Italia il fenomeno è ancora più evidente. Secondo il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, il valore dell'economia della longevità supera ormai i 714,8 miliardi di euro, circa un terzo del pil nazionale. Una cifra superiore all'intero prodotto interno lordo di 21 Paesi dell'Unione europea. La pubblicazione del libro Longevity Economy di Alberto Brambilla (Guerini e Associati), presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, arriva proprio mentre l'economia mondiale sta prendendo coscienza di questo cambiamento demografico. Il concetto di fondo è semplice: gli over 50 e gli over 65 rappresentano una delle principali fonti di consumi, ricchezza e investimenti dei prossimi decenni.

Quanto vale

La stima di 714,8 miliardi comprende tutte le attività economiche rivolte agli over 50 e finalizzate a un invecchiamento attivo e in buona salute.

Anche limitando l'analisi ai soli over 65, il contributo resta enorme: il pil prodotto raggiunge circa 363 miliardi di euro, pari al 17% dell'economia italiana. L'impatto si estende anche al mercato del lavoro. Oggi la Longevity Economy sostiene circa 5,6 milioni di occupati tra personale sanitario, assistenza, Rsa, badanti e imprese che producono beni e servizi destinati agli anziani. Considerando anche le nuove attività nate intorno ai consumi degli over 50, gli occupati arrivano a oltre 9 milioni.

Le prospettive sono ancora più significative. Secondo le elaborazioni del Centro Studi, nel 2050 gli over 65 rappresenteranno il 34,5% della popolazione italiana mentre la fascia tra 50 e 64 anni sfiorerà il 24%. Questo significa che la Longevity Economy (fascia 50+) potrebbe arrivare a generare circa 920 miliardi di euro di pil, oltre 10,5 milioni di posti di lavoro e circa 810 miliardi di consumi privati. A sostenere questa crescita sarà anche un’imponente staffetta patrimoniale: tra il 2026 e il 2030 passeranno infatti di mano patrimoni per circa 873 miliardi di euro, destinati in parte ai consumi e in parte alle nuove generazioni.

Chi spende di più

Le conclusioni del Centro Studi trovano conferma anche in un recente report di Hsbc firmato dall’economista James Pomeroy. Secondo la banca britannica, l’invecchiamento della popolazione non implica necessariamente un calo dei consumi. Al contrario, gli over 65 potrebbero diventare il segmento con la crescita della spesa più elevata. Negli Stati Uniti i consumi della popolazione anziana potrebbero aumentare di circa il 4% l’anno, contro il 2% registrato dal resto della popolazione adulta. A fare la differenza sono due elementi: livelli di ricchezza mediamente superiori e una permanenza più lunga nel mercato del lavoro. I comparti destinati a beneficiare maggiormente di questa trasformazione, secondo gli analisti della banca britannica, sono salute, turismo, tempo libero, arredamento, servizi finanziari e assistenza.  Giulia Culot, Portfolio Manager di Sycomore (Generali Investments), cita a sua volta la salute, accanto a «pensioni e risparmio, cura del sé, e le soluzioni per la produttività. A livello di investimenti, molti di questi temi si presentano come opportunità interessanti sia a livello europeo che globale, grazie alla presenza di aziende leader nei loro settori e con solide prospettive di crescita». La stessa medicina, per esempio, presenta diverse aree chiave quali «obesità, oncologia, malattie cardiovascolari e diabete, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso diagnosi e trattamenti innovativi».

Ma la nuova economia della longevità non riguarda solo la capacità di spesa di una popolazione più anziana. Al centro c’è anche un cambiamento culturale: il passaggio dall’idea di vivere più anni all’obiettivo di vivere meglio gli anni conquistati. «Quando parliamo di longevità il vero obiettivo della medicina anti-aging è aggiungere vita agli anni (healthspan), non semplicemente allungare la durata della vita (lifespan)». Emanuele De Nobili, direttore sanitario del Villa Eden Longevity Institute ed esperto di medicina preventiva e anti-aging, sottolinea il paradosso della transizione demografica: l’aspettativa di vita è cresciuta, ma spesso gli ultimi anni sono accompagnati da fragilità e patologie croniche. Secondo De Nobili, autore de Il reset del cortisolo (Giunti, 2026), per preservare l’efficienza biologica nel tempo serve un approccio integrato che coinvolga metabolismo, ormoni, attività fisica, salute cognitiva e benessere psicologico. Un assetto ormonale equilibrato contribuisce a mantenere massa muscolare e densità ossea, mentre una buona flessibilità metabolica aiuta a proteggere il sistema cardiovascolare.

Un ruolo centrale è svolto anche dalla prevenzione della sarcopenia: «Mantenere una struttura muscolare forte e funzionale è il principale garante di mobilità, equilibrio e autonomia quotidiana». Allo stesso modo, la protezione della salute cerebrale, attraverso sonno, stimoli cognitivi e controllo della neuroinfiammazione, diventa un elemento fondamentale dell’invecchiamento in salute. La longevità, conclude De Nobili, non è quindi soltanto una questione genetica, ma il risultato di un percorso quotidiano fatto di prevenzione, stili di vita e attenzione alla qualità degli anni vissuti.

Le azioni da tenere sott’occhio

Se la Longevity Economy è destinata a crescere per decenni, la domanda successiva riguarda i titoli che possono beneficiarne. Tra le società italiane spiccano innanzitutto le assicurazioni: Generali rappresenta il principale operatore italiano esposto alla previdenza integrativa e alle coperture di long term care, mentre Unipol abbina il business assicurativo tradizionale alla previdenza complementare e alla protezione sanitaria. È proprio Unipol il titolo che ha premiato maggiormente gli investitori: nel 2026 il rialzo supera il 38%, mentre negli ultimi tre anni la performance raggiunge circa il 475%, la migliore dell'intero paniere.

Sul fronte sanitario trovano spazio Recordati, specializzata nelle malattie rare e nelle patologie croniche, Diasorin, leader nella diagnostica, e Amplifon, che beneficia dell'aumento strutturale della domanda di apparecchi acustici in una popolazione sempre più anziana.

Guardando all'Europa, il ventaglio di opportunità si amplia ulteriormente. Novo Nordisk continua a rappresentare uno dei principali protagonisti nella cura di diabete e obesità grazie ai farmaci GLP-1, nonostante la correzione del titolo negli ultimi anni. Roche resta un punto di riferimento nella diagnostica e nell'oncologia, due mercati destinati a espandersi con l'aumento dell'età media della popolazione. Lonza occupa invece una posizione strategica come produttore di principi attivi per numerose multinazionali farmaceutiche. Completano il quadro Fresenius, attiva nella dialisi e nei servizi ospedalieri, e Coloplast, leader mondiale nei dispositivi medici per stomia, continenza e wound care (cura delle ferite croniche).

I fondi della silver economy

Per gli investitori che preferiscono una maggiore diversificazione esiste ormai un'offerta ampia di fondi specializzati. Secondo i dati Morningstar Direct aggiornati al 3 agosto, lo strumento con la migliore performance nel periodo considerato è iShares Ageing Population Etf che guadagna oltre il 15% da inizio anno, quasi il 29% negli ultimi dodici mesi e registra una performance annualizzata vicina al 15% nel triennio.

Tra i fondi attivi spiccano Candriam Equities Global Demography (+10,3% da inizio anno), Decalia Silver Generation (+9,3%) e Jupiter Systematic Demographics Opportunities (+8,3%). Seguono Ifp Global Age (+7,8%), Swisscanto Healthy Longevity (+6,3%), Sycomore Ageing Population (+5,4%), Mediolanum Global Demographic Opportunities (+4,9%), Cpr Invest Silver Age (+4,4%) e onemarkets Fidelity Longevity Leisure (+4,3%), secondo i dati Morningstar Direct al 3 agosto. La filosofia è comune: investire nelle società che possono beneficiare dell'invecchiamento della popolazione, indipendentemente dal settore di appartenenza.

L'Etf che cambia con l’età

Il concetto di longevità sta entrando anche nella costruzione dei portafogli. Fineco Asset Management ha lanciato tre Etf target date con scadenza 2040, 2050 e 2060 che modificano automaticamente l'asset allocation nel corso del tempo. Durante i primi anni il portafoglio è prevalentemente azionario, con un'esposizione progressivamente costruita sui mercati globali. Avvicinandosi alla data obiettivo, il peso dell'azionario viene gradualmente ridotto fino a circa il 30%, aumentando parallelamente la componente obbligazionaria investment grade e i titoli azionari ad alto dividendo. L'obiettivo è accompagnare l'investitore durante tutto il ciclo della vita, riducendo automaticamente il rischio con l'avvicinarsi della pensione.

Le case cambiano veste

La longevità è destinata a cambiare anche il mercato immobiliare. Secondo l'Ufficio Studi di Bper, le abitazioni rappresentano circa il 44% della ricchezza complessiva degli italiani, ma la transizione demografica modificherà profondamente domanda e offerta nei prossimi decenni.

Entro il 2050 gli over 65 arriveranno a rappresentare circa il 35% della popolazione, mentre oggi quasi la metà del patrimonio immobiliare residenziale italiano, pari a circa 2.720 miliardi di euro, è già detenuta dagli over 70. Nei prossimi anni è quindi attesa una gigantesca «staffetta patrimoniale». Secondo le stime di Bper, entro il 2050 cambieranno proprietario circa 9,5 milioni di abitazioni, destinate a diventare 13,8 milioni entro il 2060. Molti di questi immobili, però, potrebbero risultare troppo grandi, poco efficienti dal punto di vista energetico e non più adatti alle esigenze delle famiglie del futuro, sempre più piccole e destinate ad essere composte da persone longeve e nelle, attese, in salute fino a tarda età. La domanda si sta infatti già orientando verso abitazioni di dimensioni contenute, efficienti e sostenibili. In questo scenario nasce il concetto di Longevity Living.

Visionnaire e The Longevity Suite integrano in tal senso design, architettura e medicina preventiva nella progettazione delle abitazioni per realizzare case pensate per accompagnare l'invecchiamento attivo, con attenzione alla qualità dell'aria, alla luce naturale, all'acustica, all'acqua e agli spazi dedicati al benessere. Un approccio che coinvolge anche Luca Dini Design & Architecture e Hba Residential e che punta a trasformare la casa in uno strumento di prevenzione. 

La longevità non è quindi soltanto una sfida per i sistemi sanitari e previdenziali, ma un cambiamento destinato a ridisegnare interi settori dell’economia. Dalla salute alla casa, dalla finanza ai consumi, le imprese capaci di intercettare i bisogni di una popolazione che vive più a lungo potranno beneficiare di una domanda crescente nei prossimi decenni. Per gli investitori la sfida sarà distinguere tra opportunità strutturali e mode passeggere, puntando su società solide e modelli di business in grado di trasformare l’aumento dell’aspettativa di vita in creazione di valore. (riproduzione riservata)