Lockheed Martin accelera sul Joint Advanced Tactical Missile, il nuovo missile aria-aria di generazione avanzata sviluppato dagli Stati Uniti per affrontare le capacità aeree della Cina. Il colosso della difesa americano ha reso pubblici nuovi dettagli sul programma, rimasto a lungo classificato, annunciando anche un accordo quadro con il Dipartimento della Difesa Usa destinato a preparare il terreno per un contratto di approvvigionamento pluriennale.
Quando sarà operativo, il missile sarà il più avanzato missile aria-aria presente nell’arsenale statunitense. Un ruolo a lungo ricoperto dalle versioni, via via più sofisticate, dell’AIM-120 Amraam di Rtx, introdotto nel 1993.
L’iniziativa si inserisce in una fase di pressione forte sulle scorte di munizioni del Pentagono. Il conflitto con l’Iran ha infatti accelerato il consumo di missili statunitensi, aumentando l'urgenza di ricostituire gli arsenali e, parallelamente, di rafforzare la capacità dell'industria americana di produrre rapidamente sistemi d'arma avanzati.
Anche per questo il nuovo programma missilistico ha ricevuto un’iniezione ulteriore di 2 miliardi di dollari nella proposta di bilancio dell’amministrazione Trump per l’esercizio fiscale che inizierà il 1° ottobre, un segnale del fatto che la produzione verrà accelerata. L’Aeronautica militare e la Marina hanno chiesto 2,9 miliardi per lo sviluppo e gli ordini di missili nel 2027 rispetto agli 894 milioni dell’attuale anno fiscale.
Il JATM, identificato anche come l’AIM-260, è stato sviluppato per anni in condizioni di massima segretezza come risposta alle capacità di combattimento aereo a lungo raggio sviluppate dalla Cina. L'obiettivo è fornire ai piloti americani un'arma capace di ingaggiare bersagli a distanza superiore rispetto agli attuali missili aria-aria.
Secondo Lockheed Martin, il nuovo missile offre maggior gittata ed efficacia rispetto ai sistemi attualmente in servizio. La capacità assume particolare rilevanza nel confronto con i caccia cinesi di nuova generazione, a partire dal J-20, progettato per operare anche in scenari caratterizzati da una distanza di ingaggio elevata e un impiego di tecnologie stealth.
L'AIM-260 sarà inizialmente associato ai caccia più avanzati dell'arsenale americano, tra cui gli F-22 Raptor (è sviluppato da Lockheed Martin e da Boeing, con motori Pratt & Whitnee) e gli F-35 (Lockheed Martin è il prime contractor, partecipano alla produzione Northrop Grumman, Bae Systems e l’italiana Leonardo), consentendo di combinare le capacità stealth dei velivoli con un'arma aria-aria progettata per il combattimento a lungo raggio. Ma l’Aeronautica militare ha già dichiarato che sarà integrato anche sui jet F-16 e F-15.
«Il JATM è una delle più importanti capacità di dominio aereo della nostra nazione, ma a causa della natura riservata del programma, è anche una storia che non abbiamo potuto raccontare», ha sottolineato Tim Cahill, presidente di Lockheed Martin Missiles and Fire Control. «Siamo orgogliosi di poter finalmente parlare dello straordinario lavoro che sta dietro a questo missile e di come stiamo collaborando con il governo degli Stati Uniti per aumentare rapidamente la produzione», ha aggiunto Cahill.
L'accordo quadro siglato con il Dipartimento della Difesa rappresenta un passaggio importante proprio su questo fronte. Non si tratta ancora del contratto pluriennale definitivo per la fornitura dei missili, ma di un'intesa che getta le basi per accelerare gli investimenti industriali e la successiva produzione.
Lockheed Martin ha inoltre assicurato che sosterrà direttamente gli investimenti necessari ad aumentare la capacità produttiva nell'ambito dell'accordo. Un elemento che evidenzia come, per il Pentagono, la disponibilità dell'arma non dipenda più soltanto dallo sviluppo tecnologico, ma anche dalla capacità della filiera industriale di consegnarla rapidamente e in quantità sufficienti.
Il JATM sta inoltre assumendo una dimensione internazionale. L'Australia, che dispone di una flotta di F-35A, ha infatti annunciato l'intenzione di acquistare missili del programma per un valore di 521 milioni di dollari.
Peccato che la complessità dei programmi e le richieste sempre più stringenti da parte del governo statunitense stiano mettendo sotto pressione i programmi di sviluppo a prezzo fisso, provocando negli ultimi anni ingenti oneri e sforamenti dei costi per le aziende della difesa come Lockheed Martin, molto esposta a questa tipologia di programmi: nel 2025 45 miliardi di dollari dei suoi 75 miliardi di ricavi provenivano da contratti di questa natura.
Per fare un confronto, la divisione Raytheon di Rtx, attiva nel settore della difesa, ha registrato nel 2025 appena 16,6 miliardi di dollari di ricavi derivanti da contratti a prezzo fisso, a fronte di ricavi complessivi della società pari a 88,6 miliardi. Inoltre, Rtx è stata capace di rinunciare ai contratti meno favorevoli.
L'esposizione di Lockheed Martin aumenta, quindi, il livello di rischio, soprattutto considerando che l'industria della difesa è stata criticata sia da esponenti repubblicani, tra cui il presidente Trump, sia da democratici, per aver effettuato riacquisti di azioni proprie e distribuito dividendi mentre, allo stesso tempo, non riusciva a rispettare gli obiettivi di consegna previsti da alcuni programmi.
Ma i sostenitori del titolo ritengono che questi problemi siano già scontati nel prezzo a 527,62 dollari per azione (-17,2% negli ultimi sei mesi) per una capitalizzazione di mercato di 124 miliardi di dollari. Inoltre, l'attuale portafoglio ordini (backlog) garantisce ricavi solidi nel medio periodo, accompagnati da una generazione di cassa robusta. (riproduzione riservata)