Spread franco-tedesco, altra giornata di tensione: sale ai massimi dal 2011. Ecco cosa si aspettano gli analisti
Spread franco-tedesco, altra giornata di tensione: sale ai massimi dal 2011. Ecco cosa si aspettano gli analisti
Il rendimento dei titoli decennali francesi tocca il 5,09%, il più alto dal 2002. Moody’s potrebbe declassare il rating, mentre le tensioni politiche e sociali complicano il quadro economico e finanziario

di Gaia Difraia 22/10/2026 12:45

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I titoli di Stato francesi sono stati nuovamente sottoposti a forti pressioni in vendita nelle prime ore di oggi, portando lo spread tra i rendimenti dei titoli decennali francesi e tedeschi al livello più alto dal 2011. Lo spread tra gli Oat francesi e i Bund tedeschi a 10 anni si è ampliato a 169 punti base. Il rendimento del decennale francese si attesta al 5,09%, raggiungendo il livello più alto dal 2002.

«L’attuale prudenza degli investitori, con i Treasury statunitensi sostenuti dagli acquisti e i mercati azionari in difficoltà, suggerisce che le pressioni sugli spread dei titoli di Stato dell'Eurozona siano destinate a proseguire», afferma Hauke Siemssen, strategist sui tassi di Commerzbank.

Se le preoccupazioni sulla Francia dovessero intensificarsi, i titoli di Stato tedeschi potrebbero tornare a essere ricercati come bene rifugio, osserva John Petersen, gestore di portafoglio di Eyb & Wallwitz, in una nota. Il rendimento del Bund decennale tedesco è sceso di 1,7 punti base al 3,407%. I titoli di Stato francesi hanno continuato a sottoperformare quelli tedeschi a causa delle preoccupazioni per il bilancio pubblico e le tensioni sociali.

Le origini del sell-off

All’origine di questo sell-off si intrecciano gravi nodi politici e di finanza pubblica. L'iter della manovra di bilancio è impantanato in un’Assemblea Nazionale priva di una solida maggioranza, lasciando aperta l’incognita di un ricorso a misure straordinarie o a voti di fiducia ad alto rischio istituzionale. In parallelo, le tensioni sociali e le proteste di piazza contro i tagli alla spesa rendono arduo l’ambizioso percorso di risanamento richiesto dall’Unione Europea, a fronte di un debito pubblico che supera il 119% del Pil e del disavanzo più elevato dell’Eurozona.

Sul fronte tecnico, la combinazione tra i cospicui volumi di emissione del Tesoro francese e la presenza di vendite speculative ha amplificato la volatilità. A completare un quadro di forte cautela contribuisce l’imminente pronunciamento di Moody’s, che mantiene attualmente sulla Francia un rating Aa3 con outlook negativo e da cui gli operatori temono un declassamento verso A1 per allinearsi a S&P e Fitch.

Sebbene alcune case d'investimento giudichino l’allargamento dello spread eccessivo rispetto ai fondamentali e preludio a un possibile rientro una volta chiarito il quadro parlamentare, per il momento il premio al rischio sui titoli transalpini resta su livelli eccezionalmente tesi.

Le mosse della Bce

Secondo un commento di ieri di Oxford Economics, il recente aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, accompagnato dalle vendite sui mercati azionari, ha determinato un forte inasprimento delle condizioni finanziarie. Tuttavia, il rischio sistemico rimane basso, riducendo la pressione sulla Banca Centrale Europea affinché intervenga con strumenti non convenzionali, tra cui gli acquisti di titoli di Stato.

«Per il momento, la situazione può invece essere gestita con una retorica meno restrittiva, riducendo l'entità della stretta monetaria che i mercati si attendono», affermano Oliver Rakau, capo economista per la Germania, e Paolo Grignani, economista senior. «È impossibile individuare con precisione la soglia che farebbe scattare un intervento della Bce, ma il rischio di un evento sistemico dovrebbe essere significativamente più elevato», aggiungono. «Anche nei Paesi con posizioni fiscali deboli, le tensioni rimangono contenute e di entità limitata».

In questo contesto, secondo la società di analisi, è probabile che la Bce consideri l'ampliamento degli spread sui titoli di Stato come una pressione utile a favorire il consolidamento dei conti pubblici in Francia e negli altri Paesi sovrani più fragili, anziché come un motivo per intervenire. Il miglioramento dell'architettura istituzionale e il netto rafforzamento dei bilanci delle banche e del settore privato riducono il rischio che le tensioni si propaghino dalla Francia agli altri Paesi sovrani o al resto dell'economia.

Tuttavia una nuova fase di tensioni sui mercati obbligazionari potrebbe estendersi ad altri mercati. «Ciononostante, consideriamo gli acquisti di titoli di Stato una misura di ultima istanza», concludono Rakau e Grignani. «Con l'aumentare delle tensioni, la Bce tenterebbe prima altre misure, a partire dagli interventi verbali e dalle misure di sostegno alla liquidità delle banche». (riproduzione riservata)