«Lo scontro tra Trump e Papa Leone XIV non è un incidente. È un punto d’arrivo. Ecco perché». Parla Piero Schiavazzi
«Lo scontro tra Trump e Papa Leone XIV non è un incidente. È un punto d’arrivo. Ecco perché». Parla Piero Schiavazzi
«Era scritto nel dna di questo pontificato», spiega a Mf-Milano Finanza il  professore straordinario di Geopolitica Vaticana dell’Università Link di Roma, per il quale non c’è nulla di improvviso nell’attacco senza precedenti del presidente americano

di di Giusy Iorlano    13/04/2026 14:08

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Lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV non è stato affatto un incidente, ma un passaggio obbligato di questo pontificato. «Era scritto nel dna di questo pontificato», spiega a MF-Milano Finanza Piero Schiavazzi, professore straordinario di Geopolitica Vaticana dell’Università Link di Roma.

Per Schiavazzi non c’è nulla di improvviso nell’attacco senza precedenti del presidente americano al pontefice, il primo di cittadinanza americana, definito «debole, pessimo sulla politica estera», sostenendo anche che non sarebbe stato eletto al Soglio di Pietro se non ci fosse stato lui alla Casa Bianca: «Era solo questione di tempo». Anzi Papa Prevost «ha provato a rimandarlo il più possibile, consapevole delle conseguenze: una frattura nella coscienza di milioni di cattolici americani, divisi tra fedeltà politica e guida spirituale», continua il professore.

Fino all’ultimo, dunque, si è tentato di evitare lo scontro diretto tra «i due americani più famosi del mondo. Lo dimostra la stessa risposta del Pontefice, calibrata: “Non ce l’ho con nessuno, ma con la guerra. Non ho paura”, ha detto. Una dichiarazione in equilibrio, costruita per abbassare i toni senza arretrare sul principio. Prima disinnesca, poi afferma: “Il Vangelo non guarda in faccia a nessuno”», sottolinea il professore.

Trump attacca, il Papa si rafforza

Eppure, proprio l’attacco di Trump produce, per Schiavazzi, un effetto opposto a quello dichiarato. Il presidente accusa il Papa di debolezza e arriva a rivendicare un ruolo nella sua elezione. Ma, osserva il professore, «è una dichiarazione che sortisce un effetto al rovescio». Perché se fino a ieri qualcuno poteva considerare il Papa prudente, oggi questo scontro con l’uomo più potente della terra lo consacra come protagonista globale. «Trump voleva dipingerlo debole, e invece lo rende forte».

Lo stesso vale per l’altra affermazione di Trump: “Leone XIV deve a me la sua elezione”. In un certo senso, dice Schiavazzi, «è vero. Ma nel senso opposto, anche in questo caso. L’elezione di un Papa americano non nasce per collaborare con Trump, bensì per rappresentarne il contraltare. Con la sua biografia metà a Chicago, metà in Perù il Pontefice incarna un ponte tra Nord e Sud del mondo, proprio mentre l’America cambia natura, passando da potenza universale a potenza tra le altre».

Il crescendo dello scontro

Per capire perché lo scontro esplode ora, bisogna guardare al crescendo delle ultime settimane. «Prima i segnali indiretti: a gennaio, tre cardinali americani mettono in discussione il ruolo morale degli Stati Uniti. Poi lo scontro simbolico: il segretario alla Difesa Pete Hegseth invoca Dio con il Salmo 144 perché benedica “le mani che vanno in guerra”. Il Papa risponde citando il profeta Isaia: “Dio non ascolta chi ha le mani sporche di sangue”. Bibbia contro Bibbia. Due visioni del cristianesimo che si fronteggiano senza essere mai nominate», sottolinea il docente per il quale il vero momento di rottura arriva durante la Settimana Santa e culmina il martedì dopo Pasqua.


Il Papa chiede un gesto concreto: ridurre i bombardamenti. La risposta di Trump è opposta: l’escalation, fino alla minaccia di «cancellare una civiltà». A quel punto, «il Pontefice è costretto a salire di livello: prima con il giudizio morale: “È inaccettabile”. Poi quello politico ed economico: “Una guerra che non produce risultati e destabilizza il mondo”. Infine, il passo più audace: l’appello diretto ai congressmen americani, cioè i membri del Congresso».

Due cristianesimi, due Americhe

È qui che lo scontro diventa frontale. Perché il Papa non parla più solo come guida spirituale, ma entra nel terreno politico interno degli Stati Uniti. E per Trump questo è un attacco diretto.

«Se fino a ieri avevamo due cristianesimi, oggi abbiamo anche due Americhe», conclude Schiavazzi. «Due visioni, due idee di potere, due modi opposti di intendere il rapporto tra fede e guerra. E soprattutto, come avevano anticipato i tre cardinali americani, il ruolo morale dell’America nel mondo». Ed è per questo che lo scontro esplode adesso. Non per caso. «Ma perché, a un certo punto, non poteva più essere evitato». (riproduzione riservata)