Manovra 2027, Liverani (Ania): per la tassazione sulle assicurazioni abbiamo pronta una proposta migliore
Manovra 2027, Liverani (Ania): per la tassazione sulle assicurazioni abbiamo pronta una proposta migliore
Le compagnie non intendono tirarsi indietro alle richieste del governo ma il prelievo a loro carico da 1,4 miliardi deve essere rivisto, dice il presidente dell’associazione degli assicuratori e il fondo di risoluzione non sia un altro inutile aggravio

di di Anna Messia 06/11/2026 21:00

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Le compagnie di assicurazione non si tirano indietro davanti alla necessità di dare il loro sostegno all’Italia. «Non possiamo rischiare che il Paese faccia un passo indietro rispetto ai risultati faticosamente raggiunti in termini di credibilità sui conti pubblici», dice con fermezza il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, pensando alle tensioni di questi tempi sui titoli governativi francesi. Ma l’intervento che nell’ultima legge di Bilancio 2027, approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, ha previsto per il settore assicurativo un maggior carico fiscale di quasi 1,4 miliardi nel prossimo triennio, aggiuntivi ai 2,5 miliardi già previsti dall’accordo triennale raggiunto con la manovra dello scorso anno, viene definito «profondamente sbagliato sia nel metodo sia nel merito». Se non ci saranno modifiche nell’iter parlamentare a «pagare il conto saranno gli azionisti delle compagnie e gli assicurati: risparmiatori e imprese italiane», aggiunge proponendo al governo, «un approccio di confronto, che parta dal riconoscere il ruolo di infrastruttura portante del Paese delle assicurazioni che possono contribuire ad affrontare i grandi problemi sociali» e, in questa intervista a MF-Milano Finanza, Liverani parla anche di altri temi cruciali per il settore: dal fondo nuovo per le risoluzioni delle crisi, «che rischia di essere un pericoloso aggravio», al salvadanaio previdenziale per i neonati, introdotto sempre in manovra, che è un’ottima notizia ma che «non dovrebbe essere affidato solo all’Inps».

Domanda. Quali sono le recriminazioni che fate al governo sul metodo?

Risposta. Siamo esterrefatti e delusi. Siamo venuti a sapere dai giornali della ennesima tassazione aggiuntiva e, ad oggi, non abbiamo ancora avuto un incontro con i rappresentati del governo. Dobbiamo aprire una vertenza legale per farci ascoltare? Eppure le assicurazioni sono un’infrastruttura senza la quale il Paese si fermerebbe. Non potrebbero circolare macchine, merci o treni. Nel 2025 le compagnie hanno pagato 42 miliardi di euro di risarcimenti danni a 18 milioni di famiglie e imprese e hanno fornito 92 miliardi di euro di prestazioni vita e previdenziali. Molto più di una manovra. Abbiamo in mano oltre il 10% del debito pubblico italiano e oltre1.000 miliardi di riserve da investire anche in iniziative che potrebbero contribuire alla transizione digitale e energetica del Paese, o all’ammodernamento di infrastrutture sanitarie. Eppure gli interventi che ci riguardano vengono decisi senza consultarci.

D. È però un dato di fatto che il governo abbia bisogno di risorse aggiuntive per chiudere la manovra di quest’anno e ha guardato a banche e assicurazioni con interventi su Ires e Irap. Cosa non vi ha convinti da questo punto di vista?

R. La prima osservazione nasce dal fatto che per le assicurazioni non ci sono extraprofitti. L’aumento dei tassi d’interesse sta avendo anzi l’effetto di far emergere minusvalenze implicite sugli investimenti e gli eventi atmosferici estremi pesano sempre di più sui conti economici delle compagnie. Inoltre i fondi propri investiti nel settore superano 170 miliardi, a fronte di un utile previsto di 11,5 miliardi nel 2026. Si tratta di un margine di circa il 7%. Non un dato eccezionale, ma un profitto paziente che guarda al lungo termine. Introdurre nuove tassazioni impreviste ha l’effetto di creare incertezza e di scoraggiare gli investitori, a danno di assicurati, azionisti e dell’intero sistema italiano. Le entrate previste nel ddl Bilancio con gli interventi su Ires e Irap si basano poi su una proiezione futura degli utili passati ma non può esserci certezza. Se fossimo stati consultati prima avremmo potuto proporre un intervento alternativo, più solido e prevedibile.

D. L’iter per l’approvazione della manovra in Parlamento è appena iniziato. Quali sono le vostre proposte?

R. Non è questa la sede per discuterne, ma da un confronto leale col governo possono emergere soluzioni alternative più certe di quelle previste nel testo approvato in Cdm e con un minore impatto negativo per il settore, che nel 2025 ha già pagato oltre 14 miliardi di imposte, più del doppio di quanto avrebbe dovuto in base al principio della proporzionalità contributiva. Tra l’altro l’ulteriore aggravio avviene mentre si sta lavorando ad un nuovo fondo per la risoluzione delle crisi del settore assicurativo che si aggiunge al fondo di garanzia vita destinato, a regime, ad arrivare a 4 miliardi di euro. Il rischio non è solo di obbligare le assicurazioni a pesanti accantonamenti per un’eventualità di fallimento che è estremamente improbabile, ma anche di incentivare in Italia comportamenti scorretti da parte di operatori più spregiudicati, visto che a pagare saranno le compagnie oneste.

D. Nella manovra di quest’anno c’è però anche un intervento che le assicurazioni chiedono da tempo. L’incrocio delle banche dati Rc Auto, che potrebbe far emergere poco meno di 3 milioni di veicoli che oggi non sono assicurati nonostante l’obbligo di legge. Valgono 1 miliardo di euro di premi e 280 milioni di tasse. Una novità che sembra positiva per tutti...

R. Il beneficio andrebbe in primo luogo agli assicurati onesti perché oggi il 2,5% del premio Rc Auto va versato al fondo vittime della strada (gestito da Consap, ndr) proprio per risarcire i danni subiti da veicoli privi di assicurazione obbligatoria. Percentuale che diventerebbe superflua se si riuscirà a far emergere le irregolarità. Ma l’incrocio delle banche dati per far venire a galla evasioni dell’obbligo ad assicurarsi andrebbe realizzato anche per le polizze catastrofali obbligatorie per le imprese. Oggi appena il 20% delle aziende ha acquistato una copertura. L’80% evade l’obbligo oltre a non versare le imposte dovute alle casse dello Stato e, secondo quanto previsto dalla legge, non dovrebbe poter accedere a sostegni o fondi pubblici.

D. Nella legge di Bilancio è previsto anche l’avvio del salvadanaio previdenziale per i nuovi nati dal 2027 con la gestione che, a dispetto di quanto chiedevano le assicurazioni, dovrebbe essere affidata a Inps e Cassa Depositi e Prestiti. Siete comunque favorevoli?

R. È un passo avanti gigantesco e rivoluzionario, ma si rischia di partire con il piede sbagliato. Perché funzioni non serve un monopolio ma una concorrenza tra tutti gli operatori, a beneficio di costi e rendimenti. (riproduzione riservata)