Che si giochi in attacco o si preferisca la prudenza, un portafoglio a prova di Trump non può che basarsi sui due filoni più sensibili al contesto geopolitico: energia e difesa. Il blitz in Venezuela, le mire sulla Groenlandia e l’aumento del 50% del budget militare Usa hanno innescato un mix irripetibile di fattori, che sul listino italiano concentra il focus in particolare su cinque società: Leonardo, ovviamente, e poi Eni, Enel, Fincantieri e Saipem.
Per Leonardo gli Usa equivalgono ormai a un mercato domestico. Oltre a controllare Leonardo Drs, quotata al Nasdaq (rappresenta circa il 18% della capitalizzazione di gruppo) e legata a doppio filo ai contratti del Pentagono nell’elettronica per la difesa, Leonardo ha 35 siti produttivi negli Usa e partecipa direttamente a programmi strategici, dai caccia F-35 agli elicotteri per Air Force e Marina. La corsa è tutt’altro che finita e l’effetto Trump fa da carburante. Per Bernstein, che vede target price in rialzo da 55 a 60 euro (vicino alle quotazioni attuali) anche nel 2026 resta tra le top picks e si colloca tra le società con più margine per revisioni in aumento degli utili, insieme a Thales e Rheinmetall. Dai conti 2025 potrebbe già emergere un ebita del 7,5%, sopra la guidance. Per Intermonte, Leonardo può arrivare a 63 euro.
Tiene la rotta verso il rialzo anche Fincantieri. Sempre Intermonte conferma la raccomandazione outperform sul colosso della cantieristica, con prezzo obiettivo a 24 euro. Per gli analisti può beneficiare dal forte aumento del budget difesa Usa, «con potenziale accelerazione di nuovi contratti Us Navy nei segmenti anfibio, special mission e supporto logistico, grazie alla solida presenza industriale negli Stati Uniti».
Anche Eni è sotto i riflettori, in attesa che si chiarisca se Trump consentirà di recuperare in carichi di greggio i crediti dalla venezuelana Pdvsa per 3 miliardi di dollari. Uno spiraglio sembra essersi aperto, e intanto il titolo sta risalendo dopo la partenza 2026 in ribasso, superando la barriera dei 16 euro. Per Jefferies è buy con target price in rialzo da 18 a 19,5 euro.
Enel, che dagli 8,8 euro del 30 dicembre si è riportata a 9,25, è top performer tra le utility europee. La cura Cattaneo, come la chiamano ormai gli analisti, le ha fatto guadagnare il 35% nel 2025 e in apertura di 2026 AlphaValue le attribuisce un prezzo obiettivo di 11,2 euro, circa il 25% in più rispetto alla quotazione attuale, nonostante «l’esposizione limitata al mercato americano, dove i prezzi dell’elettricità e i contratti di fornitura di energia crescono rapidamente». Per Saipem, che dall’inizio dell’anno cresce di circa il 4,5%, vanno considerati i legami solidi con i committenti Usa, compresa Chevron, la big oil americana che sta dominando il mercato venezuelano. Per Kepler Cheuvreux è buy con prezzo obiettivo di 5,5 euro.
Anche tra le società a grande capitalizzazione europee ci possono essere delle opportunità per cercare di esporsi alle politiche di Trump ma senza correre il rischio dell’effetto cambio con il dollaro Usa, che nell’ultimo anno ha penalizzato e non poco gli investitori in euro. Il primo parametro per capire se l’azienda è forte negli Usa è andare a vedere la quota di ricavi che genera negli Stati Uniti. La tabella in pagina, elaborata a partire da uno studio di Goldman Sachs, riunisce i 15 titoli dell’indice Euro Stoxx 50 (quindi blue chip dell’Eurozona) con le maggiori quote di ricavi provenienti dal mercato Usa.
Il che può essere uno svantaggio per chi esporta dall’Europa e deve convertire i ricavi in moneta unica, ma non per chi fattura in dollari o è già presente in territorio americano. Come la biotech belga-olandese Argenx, che lavora negli Usa tramite la controllata Argenx Us e genera in Nordamerica l’87% del fatturato. Gli analisti che coprono il titolo, la cui capitalizzazione a Bruxelles è di circa 43 miliardi di euro, vedono un potenziale di rialzo del 17%. Oppure Deutsche Telekom, che negli Stati Uniti opera tramite T-Mobile (di cui è azionista di maggioranza) e che nel Paese genera, secondo Goldman Sachs, il 65% dei ricavi: per gli analisti il titolo può crescere di oltre il 35%. (riproduzione riservata)