Iss scontenta tutti. Il parere espresso dal proxy advisor sulle liste presentate per il rinnovo del board di Montepaschi riceve critiche da Plt Holding, l’azionista all’1,2% di Mps che ha presentato una lista ricandidando il ceo uscente Luigi Lovaglio, bocciata lunedì dal proxy. Ma anche il cda della banca che ha incassato il disco verde alla propria lista replica al suggerimento agli investitori istituzionali di non votare per le ricandidature del presidente Nicola Maione e del consigliere Domenico Lombardi, attuale presidente del comitato nomine.
In una lettera indirizzata agli azionisti, il patron di Plt Pierluigi Tortora evidenzia «contraddizioni» nelle considerazioni espresse da Iss sull’opportunità di assicurare continuità nel board, ragione per la quale viene preferita la lista del cda seppure non immune da critiche, a cominciare da quelle al candidato ceo Fabrizio Palermo, in quanto privo di esperienza bancaria.
Respingere i consiglieri legati al gruppo Caltagirone, ma supportare la nomina come amministratore del candidato ceo (Palermo) che la stessa Iss descrive come «presumibilmente vicino all’azionista F.G. Caltagirone» ha una coerenza logica «difficile da cogliere», scrive Tortora.
Secondo i consulenti americani quella di Plt di «un completo rinnovamento del consiglio in questa fase, unitamente alla reintegrazione dell’ad uscente, non rappresenta una proposta sufficientemente convincente». Pur non contestando le criticità evidenziate da Iss (dal processo di successione giudicato «gravemente viziato» ai dubbi su alcuni candidati della lista del board) che secondo l’imprenditore «confermano le preoccupazioni» che lo hanno spinto a presentare una lista di maggioranza alternativa, il patron di Plt invita a valutare gli «effetti concreti delle raccomandazioni» alla luce del meccanismo di voto.
Sostenere la lista del consiglio e bocciare singoli nomi, avverte poi, rischia di «produrre un esito combinatorio incerto»: possibile assenza di un presidente eletto in assemblea, composizione variabile del cda e nomina dell’ad rimessa a trattative post-voto. Uno scenario che, secondo Plt, aprirebbe anche un «vuoto di governance nel pieno dell’integrazione con Mediobanca», operazione che punta a 700 milioni di sinergie entro il 2026. La lista Plt propone invece un assetto definito: Cesare Bisoni alla presidenza e Lovaglio confermato ad, per garantire continuità esecutiva e stabilità regolamentare sotto la vigilanza Bce.
Numeri alla mano, se la lista del cda vincesse, tra i dodici eletti le riconferme sarebbero solo due, Francesca Renzulli e Marcella Panucci. Questo perché ben otto candidati su 20 vengono bocciati, e di questi quattro sono riconferme. Nella lista di Plt invece c’è un solo ricandidato ma di peso: l’ad Lovaglio, assicurazione della continuità industriale, rivendica Tortora, e dell’esecuzione del piano che ha promesso ai soci 16 miliardi di dividendi in cinque anni.
«Vi chiediamo di valutare – conclude Tortora nella lettera (firmata personalmente) rivolgendosi direttamente ai soci di Montepaschi – cosa produca ciascun voto in base ai meccanismi effettivi di questa elezione a favore della lista del consiglio: attiva un meccanismo di voto individuale non collaudato ai sensi dell'art. 147-ter.1 del Testo Unico della Finanza. Se gli azionisti seguissero questa strada, il consiglio risultante sarebbe privo di un presidente designato, con una nomina dell’amministratore delegato incerta e composto da amministratori la cui selezione sarebbe determinata da un processo di ranking combinatorio senza precedenti. Questo esito si applicherebbe a una banca nel pieno di un’integrazione da 700 milioni di euro in sinergie, sotto rafforzata vigilanza della Bce, con la fusione per incorporazione ancora soggetta ad approvazione straordinaria degli azionisti e delle autorità di vigilanza».
«Un voto a favore della lista Plt – aggiunge – elegge un pacchetto di governance completo nell’ambito di un quadro elettorale consolidato: un presidente designato in Cesare Bisoni, un amministratore delegato con comprovata esperienza in Luigi Lovaglio e un Consiglio composto da undici amministratori indipendenti, strutturato per rispondere alle esigenze strategiche e regolamentari del mandato 2026-2028. La banca uscirebbe dall’assemblea con una leadership pienamente operativa fin dal primo giorno».
Il parere di Iss ha scontentato anche il board di Siena. In una nota diffusa in serata ha risposto alle otto bocciature, in particolare su quelle di Maione e Lombardi: «La lista del cda e i candidati che vi sono inclusi sono il risultato di un processo di selezione strutturato, rigoroso e trasparente nell’interesse di tutti gli azionisti» e Maione – sostiene la banca – va rieletto perché «costituisce un presidio essenziale di continuità. Rimettere in discussione tale ruolo introdurrebbe un elemento di discontinuità non necessario, con possibili riflessi sull'efficacia dell’azione consiliare in una fase particolarmente delicata».
A questo punto il mercato aspetta il verdetto dell’altro proxy Glass Lewis, il cui parere è atteso entro domani. Se arrivasse una nuova bocciatura per Maione, l’ipotesi di una esclusione dall’incarico sarebbe concreta. Al punto che sul mercato ha ripreso quota l’ipotesi di una nomina a presidente di Corrado Passera (già ceo di Intesa Sanpaolo) che inizialmente era stato indicato nella terna di ceo insieme con l’ex Unicredit Carlo Vivaldi.
Nel frattempo i grandi soci si vanno posizionando in vista della record date di domani, scadenza entro la quale bisognerà depositare i pacchetti azionari per partecipare all’assemblea.
La lista del consiglio, sponsorizzata dal secondo azionista Francesco Gaetano Caltagirone (11,5%), non potrà contare sullo storico appoggio delle casse previdenziali: Enpam ha azzerato la posizione dall’1,45% di febbraio all’attuale 0,2% mentre Enasarco che ha l’1,15%, secondo quanto rivelano alcune fonti, potrebbe astenersi, così come faranno quasi certamente Delfin (17,5%) e il Tesoro (4,9%), mentre Banco Bpm (3,9%) non ha ancora sciolto la riserva. (riproduzione riservata)