La crisi di Hormuz e gli effetti su mercati, finanza e private debt
La crisi di Hormuz e gli effetti su mercati, finanza e private debt
In Europa il settore del private credit cresce senza speculazione, finanziando aziende manifatturiere. Diversamente dagli Usa, manca la pericolosa connessione tra fondi e banche, riducendo il rischio di instabilità

di Andrea Ferretti*   27/04/2026 20:57

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Non c’è dubbio che l’attuale crisi del Golfo abbia i requisiti di una crisi ad alta contagiosità. Il ceppo del virus è quello dell’inflazione da offerta, il più temibile in quanto più resistente agli interventi monetari delle banche centrali. Infatti in presenza di un aumento dei costi delle fonti energetiche una manovra restrittiva sui tassi non riesce a risolvere il problema alla fonte. Ora diventa fondamentale che il sistema finanziario non subisca crisi di sfiducia e che i sistemi bancari rimangano in piena efficienza così da poter sostenere il comparto produttivo in caso di perdurare della crisi.

Che cosa bisogna evitare

Dunque l’obiettivo deve essere impedire che uno scenario a rischio di stagflazione (stagnazione più inflazione) degeneri in uno scenario di tipo Sif, ossia caratterizzato da stagflazione e instabilità finanziaria. Il punto è che negli Usa si stanno sviluppando proprio i presupposti per una situazione di instabilità finanziaria. Si stanno infatti aprendo crepe nel meccanismo nell’ambito del quale i fondi Usa di private credit, spesso legati ai colossi della finanza quali Blackstone, BlackRock eccetera, hanno incrementato i finanziamenti diretti alle imprese sostituendosi alle banche, divenute più restrittive dopo la crisi del 2008. Finanziare le aziende è senz’altro cosa lodevole. Il problema nasce quando, in presenza di molta liquidità e poche buone occasioni di investimento, pur di non far inceppare un meccanismo redditizio si abbassa la guardia sul merito creditizio rendendo il meccanismo vulnerabile a improvvisi shock esogeni. Il mix composto da incertezza geopolitica generalizzata ed eccessiva concentrazione degli impieghi nel comparto software minacciato dall’avvento dell’AI ha innescato un’ondata di richieste di riscatto da parte dei sottoscrittori dei fondi in esame. Di conseguenza i fondi hanno dovuto limitare i riscatti utilizzando tutte le clausole contrattuali possibili, riducendo così i danni ma alimentando al contempo l’allarme sul comparto.

L’allarme sul credito privato

L’allarme sui fondi di private credit ha generato preoccupazioni per un possibile coinvolgimento del sistema bancario americano. E questo per tre motivi. Il primo riguarda il fatto che le banche hanno finanziato l’attività di questi fondi prendendo spesso a garanzia gli stessi finanziamenti concessi da questi alle imprese. È evidente che questa tipologia di garanzia, in presenza di «finanziamenti allegri» concessi a imprese non meritevoli, evapora trasferendo la vulnerabilità dei fondi alle banche. Il secondo motivo di preoccupazione è connesso al fatto che la vigilanza bancaria americana ha appena presentato una proposta di deregulation volta a ridurre i coefficienti di capitale richiesti agli istituti in quanto ritenuti la causa di una restrizione indesiderata del credito alle imprese. Un’impostazione trumpiana poco preoccupata per i rischi di instabilità finanziaria e molto attenta invece a stimolare l’economia in vista delle elezioni di novembre.

L’Europa funziona diversamente?

Occorre capire se anche in Europa esiste un rischio sistemico connesso ai fondi di private credit. La risposta non può che essere negativa. Il comparto è cresciuto da noi in maniera sana nell’ambito di un’evoluzione del credito alle imprese, senza la connotazione speculativa tipica del mercato americano. Il secondo motivo riguarda il fatto che, proprio mancando la logica speculativa, in Europa il comparto non si è concentrato su pochi settori, come accaduto con il software negli Usa, ma ha finanziato, specie in Italia, aziende manufatturiere ben radicate sul territorio e meno esposte ai cicli connessi all’high tech. Il terzo motivo è che in Europa non esiste quella pericolosa connessione sistemica tra fondi di private credit e banche, come invece negli Usa. I fondi italiani, al contrario di quelli americani, finanziano l’azienda target utilizzando solo le risorse finanziarie del fondo, senza ricorrere al credito bancario. Ora, finché i nostri fondi di private credit agiranno così, forse continueremo a importare inflazione da mezzo mondo, ma non importeremo instabilità finanziaria dagli Usa. (riproduzione riservata)

*Docente al corso di Family Business 

Management - UniVerona