A Farnborough, a 50 km da Londra, è una giornata insolitamente assolata, il cielo è attraversato dai passaggi assordanti dei jet supersonici in mostra al Salone Aerospaziale. Il padiglione di Leonardo - anzi lo chalet, come li chiamano qui - si affaccia su un assortimento di elicotteri e droni. All’interno è stato pensato come una vetrina immersiva dei prodotti, di pace e di guerra. Ed è qui che l’amministratore delegato Lorenzo Mariani, all’esordio all’airshow britannico dove ha firmato contratti per circa un miliardo di euro, racconta la sua visione e fa il punto sulle prossime mosse del gruppo.
Alcune sono vere sorprese, come l’apertura a una collaborazione con l’Ucraina nel settore dei droni. Altre, come la spinta sul Michelangelo Dome e il closing atteso nel 2027 per Bromo, l’alleanza dei satelliti con Airbus e Thales, sono conferme, ma altrettanto importanti per chi cerca di capire in anticipo di mesi come sarà il primo piano strategico del nuovo ceo. Il titolo intanto nella settimana del Salone ha guadagnato il 2,5% e si è riportato sopra 52,2 euro.
«La priorità è accelerare, aumentare la capacità produttiva e consolidare lo slancio necessario a sostenere la crescita del gruppo nei prossimi anni», premette Mariani, consapevole che «il momento è complesso ma al tempo stesso ricco di opportunità». Questa accelerazione riguarda anche due dei progetti chiave ereditati dalla gestione di Roberto Cingolani. Nel sistema di difesa integrata (il super scudo Michelangelo Dome) c’è possibilità di fare posto a Mbda, la jv missilistica partecipata da Leonardo con Airbus e Bae Systems, che Mariani ha lasciato per andare a guidare il gruppo di piazza Monte Grappa. «Mbda sarà al tavolo, può portare valore aggiunto e accelerare i tempi di sviluppo», spiega. Quanto ai tempi della costellazione satellitare che Leonardo manderà in orbita bassa, «il lancio del primo satellite è in programma per il 2027-2028 e il secondo circa un anno dopo».
Il tema Kiev invece è tutto da sviluppare ma il manager lo introduce con decisione. «Dovremmo collaborare con l'Ucraina; le competenze che ha acquisito durante il conflitto sono davvero eccezionali, si è trovata ad affrontare minacce e a maturare un'esperienza operativa senza eguali. Una partnership di successo, come quella tra Leonardo e Baykar (al Salone è stato annunciato l’avvio della jv paritetica Lba System, ndr) dovrebbe prevedere anche forme di cooperazione con l'industria ucraina dei droni», afferma Mariani.
Più delicata la questione di un possibile allargamento del Gcap, il programma del caccia di nuova generazione che vede insieme Italia, Gran Bretagna e Giappone. L'ingresso del Canada come osservatore è « una splendida notizia, solo positiva», a riprova che il sistema di sesta generazione «sta davvero iniziando a decollare». Per Equita (che su Leonardo ha raccomandazione buy e prezzo obiettivo di 67 euro), è ragionevole pensare che il Canada diventi uno dei primi clienti. Non così semplice sarebbe fare posto alla Germania, orfana del programma Fcas con la Francia. Una sua adesione con lo status di osservatore «sarebbe difficile da proporre ora», spiega il ceo di Leonardo, riportando qualche preoccupazione che circola nell’alleanza riguardo gli eventuali ritardi che potrebbe subire il programma con un ingresso così ingombrante, soprattutto se i tedeschi entrassero come partner industriali a tutti gli effetti. «Decideranno i governi», è la chiosa. Il termine per il lancio del Gcap, con le prime consegne, è fissato al 2035, ma circolano voci di un possibile anticipo che sarebbe visto con favore soprattutto dal Giappone. «La spinta ad anticipare c’è stata», conferma Mariani, «sarà quella la nostra priorità».
Una new entry potrebbe invece arrivare da tutt’altra area geografica, «Credo ci sia ancora interesse da parte dell'Arabia Saudita a far parte di questo programma», è la risposta del manager. E proprio con i sauditi Leonardo ha firmato uno dei due contratti di Farnborough: 200 milioni di euro per la fornitura di 11 elicotteri. L’altro, per 12 aerei da combattimento e da addestramento M-346, vale invece oltre 700 milioni ed è stato firmato con l’Indonesia. (riproduzione riservata)