Leonardo fusa con Fincantieri? Il presidente Pontecorvo smentisce. Ecco calcoli e attese degli analisti
Leonardo fusa con Fincantieri? Il presidente Pontecorvo smentisce. Ecco calcoli e attese degli analisti
Il presidente di Leonardo Pontecorvo ha detto di sperare che un giorno l'azienda si fonda con Fincantieri, ma era solo una battuta scherzosa. Intesa Sanpaolo alza il target price del gruppo guidato da Cingolani: si attende il 25 febbraio una trimestrale migliore del consenso 

di Francesca Gerosa 20/01/2026 09:55

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Il mercato non crede in una fusione tra Leonardo e Fincantieri. Nel bel mezzo delle nuove tensioni commerciali e geopolitiche, il titolo del colosso della difesa perde il 2,10% a 58,74 euro e quello del gruppo di cantieristica il 2,45% a 19,15 euro. Questo anche se il 19 gennaio il presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, in occasione dell'inaugurazione di Shield (Strategic Hub for Integrated Education on Leadership & Defense) presso l'Università Bocconi, ha dichiarato di sperare che un giorno l'azienda si fonda con Fincantieri.

Poi ha fatto marcia indietro. L'ipotesi di una fusione non è in programma e quanto detto «è stata una battuta in tono evidentemente scherzoso», ha sottolineato lo stesso Pontecorvo in una nota pubblicata oggi, 20 gennaio, precisando che la dichiarazione del 19 «è priva di qualsiasi intento programmatico o anticipazione strategica, e pertanto non riflette alcuna ipotesi attualmente in discussione né tantomeno l'esistenza di dossier formali relativi ad operazioni industriali tra le due società».

Mercato e analisti scettici sulla fusione

Una dichiarazione su un’eventuale fusione non completamente nuova, a detta di Banca Akros (rating neutral e target price a 54 euro confermati su Leonardo). Sebbene l'argomento non sia del tutto nuovo, avendo già commentato in passato dichiarazioni da parte di esponenti politici (per esempio nel 2022), Equita (buy e target price a 55 euro) ritiene che una tale operazione non sia all'ordine del giorno per due motivi principali.

I motivi 

Primo, le due società hanno realizzato una razionalizzazione della presenza nelle diverse aree della difesa sancita col recente acquisto da parte di Fincantieri della business line «Underwater Armaments & Systems» (Uas) da Leonardo nel 2025, specializzata in siluri, sonar e contromisure.

A seguito della cessione di Uas, Leonardo è rimasta attiva nel settore navale attraverso la joint venture «Orizzonte Sistemi Navali», in cui detiene una quota del 49%, mentre il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero possiede il restante 51%. Tramite Osn, Leonardo fornisce alcuni componenti chiave per le navi costruite da Fincantieri, come sistemi di combattimento, radar, sensori, sistemi di comunicazione (aerea) e sistemi di fuoco.

Secondo, sia banca Akros sia Equita non vedono «significative sinergie industriali» soprattutto col business civile di Fincantieri che rappresenta circa il 65% del fatturato.

Nascerebbe un gigante con un fatturato di oltre 28 miliardi

Comunque, dal punto di vista puramente teorico, assumendo una fusione fatta ai prezzi attuali di mercato, il governo italiano controllerebbe il 37% circa della nuova entità combinata che avrebbe un rapporto debito netto/ebitda a fine 2025 di 1x, un portafoglio che coprirebbe 3 anni di lavori, un fatturato di oltre 28 miliardi con il business della difesa che peserebbe poco più del 60% e un ebitda margin intorno al 10%.

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Strategicamente, precisa Banca Akros, la fusione darebbe a Leonardo un accesso più facile a tutte le tecnologie utilizzate sulle navi della Marina Italiana, consentendo un'integrazione più fluida di queste piattaforme nel Michelangelo Dome Project.

Ma difficile da gestire

«Tuttavia, riteniamo che Leonardo fornisca già i sistemi di combattimento delle navi e, quindi, dovrebbe già possedere tutte le informazioni necessarie per implementare il progetto. Pertanto», concorda Banca Akros, «non vediamo sinergie significative di costo e tecnologiche derivanti da una potenziale fusione. Inoltre, potrebbe creare un conglomerato difficile da gestire».

Leonardo batterà la guidance 2025

M&A a parte, c'è attesa per i conti del quarto trimestre del 2025 di Leonardo (saranno pubblicati il 25 febbraio, prima dell’apertura dei mercati). L'ufficio studi di Intesa Sanpaolo si aspetta un buon trimestre. Inoltre, osserva che il consenso già sconta che la guidance per l'intero esercizio 2025 venga battuta.

«Le nostre stime per l’ebita del quarto trimestre del 2025 sono circa il 4% superiori a quelle del consenso e siamo più positivi anche sul free cash flow operativo e sul debito netto. Inoltre potrebbero emergere alcune novità per la divisione Aerostrutture, che dovrebbe essere scorporata», sottolineano a Intesa Sanpaolo.

Il gruppo potrebbe creare una joint venture insieme a un partner internazionale, con l’obiettivo di deconsolidare l’unità. Ma è anche possibile che attenda fino al 12 marzo (presentazione del piano industriale) per fornire ulteriori informazioni su quest’iniziativa. Nel frattempo, «stimiamo che la forte ripresa della produzione del Boeing 787 abbia aiutato il business a raggiungere il pareggio operativo nel quarto trimestre del 2025 per la prima volta nell’era post-Covid».

In vista una trimestrale oltre le attese del consenso

Tornando ai conti, nel quarto trimestre del 2025 sono attesi nuovi ordini per circa 6,1 miliardi di euro (stabili su base annua), senza considerare il contratto per gli aerei da addestramento con l’Austria annunciato a metà dicembre (circa 1,5 miliardi di euro). I ricavi sono stimati a 5,8 miliardi (+1,1% anno su anno, incluso l’effetto cambio negativo per circa -2,5%) e un ebita di 815 milioni (+7,4%), il 3,8% sopra al consenso Bloomberg, con un margine del 14,2% (+90 punti base). Mentre l’utile netto rettificato è visto a 482 milioni (+24%) e il debito netto a 0,8 miliardi (2,3 miliardi alla fine del terzo trimestre del 2025), sotto la stima del consenso a 1,1 miliardi.

L’ufficio studi di Intesa Sapoaolo ha rivisto leggermente le stime per tenere conto dell’impatto del dollaro più debole e di piccoli aggiustamenti nelle divisioni Defence Electronics, Aerostrutture e Space. In più ha considerato una plusvalenza di 65 milioni dalla vendita di 2,6 milioni di azioni Avio nell’ultimo trimestre del 2025. Di riflesso ha alzato il target price sull'azione da 57 a 61,5 euro. Ma con solo un +4,6% di potenziale upside rispetto alla quotazione attuale il rating resta neutral. (riproduzione riservata)