Leonardo Maria Del Vecchio sceglie l’advisor finanziario per salire in Delfin
Leonardo Maria Del Vecchio sceglie l’advisor finanziario per salire in Delfin
Il presidente di Ray-Ban pianifica un leveraged buyout per finanziare l'acquisto delle quote di Delfin. Il ruolo degli advisor finanziari determinante per gestire il complesso piano di finanziamento

di di Andrea Deugeni 06/03/2026 22:00

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Si aprono i cantieri del trasferimento delle quote di Delfin di Luca e Paola Del Vecchio (12,5% a testa) al fratello Leonardo Maria.

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il quartogenito del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio sta selezionando per il tramite del proprio family office Lmdv Capital l’advisor finanziario dell’operazione, dopo che i due fratelli hanno accettato la sua proposta di esercizio della prelazione. La scorsa settimana i soci di Delfin si sarebbero visti in Lussemburgo.

Sono partiti i contatti con Goldman Sachs – big delle banche d’affari di Wall Street – l’americana Citibank e blasonati istituti europei come Lazard e Rothschild. Alcuni incontri sono già in corso, altri sono stati programmati e la scelta dovrebbe arrivare a breve.

La valutazione delle quote e l'architettura finanziaria

L’advisor servirà per costruire la complessa architettura finanziaria alla base della vendita dei due pacchetti di Delfin: considerando uno sconto del 20% sul net asset value (nav) che di solito si applica alle holding finanziarie quotate in Europa potrebbe valere complessivamente circa 9 miliardi di euro.

Da anticipare cash. Più limitato sarebbe invece l’esborso se si applicassero gli sconti registrati dalle holding quotate italiane tipo Exor o Italmobiliare e Cir, tra il 40% e il 50% sul nav. Nel portafoglio della cassaforte lussemburghese Delfin ci sono il 32,2% di EssilorLuxottica (che da solo pesa per oltre due terzi), il 10% di Generali, il 2,7% di Unicredit, il 17,5% di Mps e il 28% di Covivio, quote che in borsa valgono in tutto circa 46 miliardi.
 

Il rafforzamento di Del Vecchio jr nella holding di famiglia è una delle operazioni più grosse al momento in Europa e per confezionarla servirà un consorzio di banche (si ipotizza americane) che si divideranno il rischio, con l’eventuale partecipazione di grandi fondi internazionali del private debt.

L’intervento di questi soggetti, se da una parte permetterebbe di chiudere il deal in tempi più brevi, dall’altra farebbe salire di molto, e in alcuni casi addirittura raddoppiare, il costo del debito rispetto a una provvista bancaria.
 

L’apporto dell’advisor servirà per valutare anche queste opzioni, oltre che a ideare al meglio il complesso leveraged buyout che sarà rimborsato alle banche finanziatrici con il flusso di dividendi staccati da Delfin, da quattro anni di fatto congelati per le dispute fra gli otto soci.

Il nodo dei dividendi e il piano di rimborso

Ogni anno la holding produce oltre 1 miliardo di utili, tutti da cedole delle partecipazioni che potrebbero esser girati agli otto azionisti. «Siamo vicini a concordare un prezzo.

Ci sono 7 miliardi di euro di riserve che potremmo distribuire come dividendo straordinario, poi potremmo stabilire una politica che preveda più di 1 miliardo l’anno», ha spiegato venerdì 6 al Financial Times Del Vecchio jr.

Una mano ulteriore per rimborsare il futuro maxi-prestito alle banche può arrivare a Leonardo Maria da un’eventuale vendita di alcune partecipazioni extra-EssilorLuxottica: un’ipotesi su cui pure si è discusso in famiglia nei mesi scorsi.

Lo statuto di Delfin prevede che il payout possa superare il tetto del 10% dell’utile solamente se approvato da almeno sei degli otto azionisti (il 75% del capitale).

Con il riscatto del 25% di Paola e Luca, Leonardo Maria Del Vecchio metterebbe in tasca il 37,5% di Delfin e con l’ok degli altri tre soci che erano già pronti a ottobre a votare «sì», la soglia dei 6/8 richiesta dallo statuto sarebbe raggiunta. Ma bisogna cristallizzare queste geometrie, anche se all’assemblea di ottobre scorso, Luca e Paola erano due dei tre contrari ad alzare il payout.
 

Per il manager trentenne, oggi chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban, la priorità resta comunque la tutela dell’asset principale, cioè il colosso dell’occhialeria fondato dal padre Leonardo. Gli investimenti di Delfin nelle banche, nel Leone e in Covivio hanno sempre avuto questa ratio: creare un cuscinetto finanziario al servizio di Essilux, che in borsa vale oltre 100 miliardi di euro.

La centralità di EssilorLuxottica e lo sblocco del testamento

«EssilorLuxottica è il nostro gioiello della corona e non vogliamo mai essere diluiti; Delfin deve avere liquidità per finanziare un aumento di capitale un giorno, se mai dovesse essere necessario», ha spiegato Del Vecchio jr.

Il ruolo dell’advisor finanziario sarà centrale anche nel ridurre al minimo la componente di alea su cui è costruita l’impalcatura del complesso leveraged buyout: la scommessa sullo sblocco della partita dei dividendi che per il gioco dei veti incrociati fra gli eredi sta impedendo da quasi 4 anni l’esecuzione del testamento di Mr Luxottica. (riproduzione riservata)