Leonardo Maria Del Vecchio: «Ricattato con un dossier falso»
Leonardo Maria Del Vecchio: «Ricattato con un dossier falso»
Secondo l’inchiesta Equalize, l’erede Luxottica sarebbe stato indotto ad acquistare un falso dossier costruito con immagini sottratte illegalmente. L’imprenditore: «Hanno violato la mia vita privata». Coinvolti ex collaboratori e società di investigazione

di di Giusy Iorlano 20/04/2026 21:00

Ftse Mib
48.207,02 17.40.00

-1,36%

Dax 30
24.417,80 23.30.17

-1,15%

Dow Jones
49.442,56 0.08.16

-0,01%

Nasdaq
24.407,79 23.30.30

-0,26%

Euro/Dollaro
1,1787 0.04.53

+0,03%

Spread
74,32 17.30.26

+3,01

«Si sono introdotti nella mia?casa, hanno violato la mia vita privata, hanno abusato?della fiducia di chi era pagato per proteggermi e hanno tentato di ricattarmi costruendo un dossier falso». Lo?afferma Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del fondatore di Luxottica, diventato parte offesa nel processo Equalize sui dossieraggi a Milano, azienda privata che aveva al centro l’ex presidente di Fondazione Fiera Enrico Pazzali. Del Vecchio ha ringraziato «la Procura di Milano, la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e il Ros dei Carabinieri per il lavoro svolto con serietà e rigore: è grazie a loro che oggi emerge la verità».

«Ho fornito e continuerò a fornire la mia piena collaborazione alla giustizia, e mi costituirò parte civile nelle sedi opportune a tutela mia, della mia famiglia e delle società ingiustamente coinvolte», ha concluso.

I fatti

Nell’estate 2023 avrebbero ottenuto 30mila euro da Leonardo Maria Del Vecchio, con la minaccia di un «grave danno derivante» dalla «diffusione» di immagini della sua «vita privata», sottratte illecitamente dal sistema di videosorveglianza della sua abitazione milanese.

Secondo gli atti, Giuseppe Cella, 59 anni, collaboratore personale dell’amministratore di LMDV Capital, avrebbe costruito un «archivio reputazionale» sull’imprenditore. Vincenzo De Marzio, 65 anni, titolare della società Neis Agency, avrebbe invece alimentato il raggiro, parlando di possibili accessi non autorizzati a immagini private e mostrando alcuni «fermi immagine».

Attraverso queste informazioni, Del Vecchio jr sarebbe stato convinto dell’esistenza di un «dossieraggio reputazionale» ai suoi danni, ipoteticamente orchestrato da vertici del gruppo di occhialeria. Sulla base di tale scenario, avrebbe poi commissionato ulteriori servizi di «protezione reputazionale» non previsti dal contratto originario, per oltre 180mila euro.

L’inchiesta ricostruisce anche il pagamento di altri 50mila euro per l’acquisto di un presunto “dossier” attribuito alla cosiddetta ‘Squadra Fiore’, in realtà ritenuto dagli inquirenti un documento artefatto. Il materiale sarebbe stato realizzato da De Marzio insieme a Nunzio Samuele Calamucci, già coinvolto in altre indagini su presunti dossieraggi illeciti. (riproduzione riservata)