Leonardo Maria Del Vecchio prepara l'ultima scalata per cercare di conquistare la cassaforte Delfin
Leonardo Maria Del Vecchio prepara l'ultima scalata per cercare di conquistare la cassaforte Delfin

di di Camilla Conti e Andrea Deugeni 03/10/2026 00:14

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Leonardo Maria Del Vecchio prova a riprendere la scalata a Delfin e la presenta come la risposta all'immobilismo che contesta a Francesco Milleri. Il bersaglio è la gestione della cassaforte di famiglia, ma il terreno sul quale Leonardino misura il manager scelto dal padre è soprattutto EssilorLuxottica: il passo del gambero innescato dal titolo, nella sua lettura, riflette l'incapacità di indicare al mercato una rotta convincente. È un'accusa che intreccia il futuro industriale del gruppo con la battaglia per il potere nella holding. E l'esito della sfida peserà anche sul risiko bancario: con le partecipazioni in Mps, Unicredit e Generali, Delfin è uno dei crocevia della partita e chi ne orienterà le strategie potrà incidere sui prossimi equilibri della finanza italiana.

La scorsa settimana ad Agordo, inaugurando il nuovo polo per l'Infanzia, Leonardo Maria aveva fissato il prossimo appuntamento e lanciato l'ennesima stoccata a Francesco Milleri presidente che «è prima di tutto l'amministratore delegato di EssilorLuxottica, ed è lì che devono concentrarsi le sue energie», era stato il messaggio. «Il 20 ottobre c'è un appuntamento importante, la trimestrale, e come azionista ho grande interesse a capire quale sia la strada per tornare a 300 euro», aveva poi aggiunto Del Vecchio. Una richiesta che contiene anche un messaggio sulla sovrapposizione degli incarichi fra gruppo industriale e cassaforte familiare.

«La redditività del gruppo è ai massimi, ma il mercato sconta una mancanza di chiarezza sul posizionamento strategico futuro». Poi il richiamo al fondatore: «Mio padre è stato il più grande: ha lasciato un'azienda capace di andare avanti da sola per tre anni. Ma nemmeno lui poteva prevedere gli stravolgimenti che stiamo vivendo oggi, tra intelligenza artificiale e conflitti. Adesso servono persone capaci di tenere il timone in acque nuove». Leonardino ha spostato così il confronto dall'eredità alla capacità di governarla: conservare gli asset non basta, sostiene, se manca una strategia per valorizzarli.

La soglia dei 300 euro è diventata il riferimento della sua offensiva. Non è soltanto una richiesta di recupero della quotazione: è il modo con cui sta provando a tradurre una disputa familiare in un tema comprensibile anche agli investitori esterni. Il ragionamento è che risultati operativi solidi debbano accompagnarsi a una maggiore visibilità sulle prospettive. Resta però un passaggio da dimostrare: attribuire la flessione del titolo alla gestione di Milleri è il giudizio dell'azionista, non una conclusione che il solo andamento di borsa consenta di stabilire.

Il progetto di rafforzamento in Delfin ha già incontrato uno stop. L'acquisto del 25% complessivamente posseduto dai fratelli di Leonardo Maria, Luca e Paola lo avrebbe portato dal 12,5% al 37,5%, facendone il primo socio, senza attribuirgli da solo la maggioranza. Il finanziamento da 11 miliardi con Unicredit e Crédit Agricole capofila si è però arenato sul mancato sostegno del consiglio alla lettera di patronage richiesta per l'operazione. Ripartire significa quindi ricostruire insieme il consenso familiare e una struttura finanziaria praticabile.

Anche nell'ipotesi di un acquisto delle due quote, la partita della governance resterebbe aperta. Il 37,5% darebbe a Leonardo Maria un peso superiore a quello di ciascun altro erede, ma per orientare stabilmente le decisioni dovrebbe trovare alleati. È qui che il negoziato sulla successione incontra quello sul ruolo dei manager: un'intesa capace di sbloccare i trasferimenti non equivale necessariamente a un accordo sulla guida della holding. Prezzi, dividendi e distribuzione del potere sono capitoli dello stesso confronto, ma ciascuno richiede una convergenza fra interessi oggi distanti.

È sul fronte finanziario che Leonardo Maria sta cercando di guadagnare tempo con le banche per rinegoziare il debito. Il passaggio previsto è il trasferimento della partecipazione Delfin dalla persona fisica a un veicolo personale, dal quale impostare il rifinanziamento. Un patrimonio miliardario e la liquidità disponibile per servire i prestiti sono due grandezze diverse. Il piano raccontato da MF-Milano Finanza lega la rinegoziazione proprio a questo snodo societario.

Il rinvio di sei mesi fissato dal tribunale lussemburghese per il trasferimento del suo 12,5% a LmdvFin allunga dunque anche il calendario finanziario. Luca e Paola hanno chiesto la proroga richiamando i presunti problemi del fratello e il rischio che le quote finiscano in pegno. Il giudice, tuttavia, ha rilevato che quelle difficoltà non sono suffragate da elementi oggettivi: la decisione considera l'eventualità di un futuro pegno e la natura personale del rapporto fra i soci, senza accertare un concreto rischio di default o di ingresso delle banche nel capitale.

Leonardo Maria ha replicato su X accusando i fratelli di ostacolare il suo tentativo di riportare capitali in Italia, mentre loro hanno già trasferito le partecipazioni nelle lussemburghesi Parsus e Lufin. Dietro la polemica sulla geografia delle holding c'è una questione concreta: quanto ciascun erede possa rendere finanziabile la propria ricchezza senza alterare gli equilibri della cassaforte. Il trasferimento a una società personale consentirebbe di strutturare garanzie sulle azioni del veicolo; le quote Delfin, invece, non possono essere date in pegno senza il consenso di tutti gli otto soci.

Intanto proseguono i dialoghi, anche attraverso sherpa e avvocati, per ricomporre il rebus fra successione e governance. Ma il calendario giudiziario continua a correre. Secondo quanto raccontato da questo giornale, la prima udienza milanese sulla rinuncia di Nicoletta Zampillo all'usufrutto del 12,5% assegnato al figlio Rocco Basilico è stata rinviata, per ragioni processuali, da ottobre al 27 marzo. In quella causa Leonardo Maria contesta al fratellastro lo status di socio.

Il testamento aveva attribuito a Basilico la nuda proprietà della quota e alla madre l'usufrutto vitalizio, oltre al suo 12,5% in piena proprietà. La rinuncia firmata da Zampillo pochi giorni dopo la morte del marito aveva reso Rocco pieno proprietario, con i relativi diritti di voto. Il passo indietro della vedova nel maggio 2026 ha riaperto la disputa; Basilico ha a sua volta promosso una causa contro la madre.

Gli altri due appuntamenti sono in Lussemburgo: il 16 novembre il ricorso di Leonardo Maria per il sequestro delle quote di Basilico o la sospensione dei suoi diritti; il 23 novembre quello del fratellastro contro le delibere del 27 aprile sul riassetto e sull'aumento triennale dei dividendi all'80% degli utili. Per Leonardino le prossime mosse devono quindi tenere insieme credito e consenso. La trimestrale di EssilorLuxottica offrirà il primo banco di prova per la sua critica a Milleri. Ma per cambiare il timone di Delfin serviranno soprattutto voti, accordi e banche disposte ad aspettare. (riproduzione riservata)