«È un’eredità da 40 miliardi, bloccata per l’1%. Non è bloccata l’eredità, si sta facendo guerra per 300 milioni». Leonardo Maria Del Vecchio sceglie il Pulp Podcast di Fedez per togliersi qualche sassolino dalle scarpe e tornare all’attacco nella lunga battaglia familiare per la successione del padre Leonardo, fondatore di Luxottica e della cassaforte Delfin, che controlla EssilorLuxottica e ha partecipazioni rilevanti in Mps, Generali, UniCredit e Covivio.
Nella puntata, molto attesa dopo le tensioni degli ultimi mesi tra gli otto eredi, il figlio dell'imprenditore scomparso nel 2022 affronta senza troppi giri di parole i due nodi che continuano a dividere la famiglia: i legati testamentari e la governance del colosso dell’occhialeria guidato da Francesco Milleri, con il quale i rapporti si sono deteriorati fino all’uscita di Leonardo Maria dalle cariche operative del gruppo.
Al centro della contesa ci sono, secondo la ricostruzione di Lmdv, circa 300 milioni di euro di disposizioni testamentarie in titoli EssilorLuxottica a favore di Milleri, oltre ad alcuni immobili destinati alla madre Nicoletta Zampillo. «È un legato a una persona che mio padre ha voluto e che si merita di avere», sottolinea Del Vecchio, criticando la scelta di alcuni fratelli di accettare l’eredità con beneficio d’inventario, che ha contribuito a complicare la chiusura della successione e la distribuzione dei dividendi della holding lussemburghese.
«È la volontà di mio padre che continuerò a voler far rispettare, non conta il mio rapporto con lui», spiega, aggiungendo che anche il tentativo di aumentare la propria partecipazione in Delfin, attraverso l’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola, presupponeva la chiusura della successione. «Non era per pagare Francesco, era per rispettare le volontà e chiudere una successione che dura da fin troppo per un uomo che ci ha dato tutto, non l’amore, ma la possibilità di fare o per lo meno di non distruggere».
Parole che riportano in primo piano lo scontro tra gli eredi, mentre resta da trovare un accordo sulla governance di Delfin, il cui capitale è suddiviso in otto quote paritetiche del 12,5%. E non manca una stoccata ai fratelli: tutti portano il cognome Del Vecchio, osserva Leonardo Maria, ma non tutti hanno scelto di investire in Italia come ha fatto lui, rivendicando investimenti per circa 500 milioni di euro.
Ancora più diretto l’affondo nei confronti di Milleri, presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica. «Il mio rapporto personale con Francesco non è il punto. Qualsiasi persona può essere il miglior amico, il secondo padre, ma se non porta i risultati o fa meno 50%, alla fine quell’azienda porta un cognome, Del Vecchio», afferma, contestando al manager un «meno 50%» in borsa dai massimi dello scorso novembre.
«Non posso stare in un’azienda e mettere la faccia quando gli stipendi vengono bloccati, si affetta il prosciutto e un manager fa meno 50%. Quando faceva i risultati ero il primo sostenitore. Fai meno 50? Io me ne sono andato a casa».
Per Del Vecchio il problema è soprattutto strategico. «L’onda lunga di mio padre è finita. Dopo non c’è stata la visione adeguata, evidentemente», sostiene, mettendo in discussione la capacità dell’attuale management di proseguire il percorso industriale tracciato dal fondatore. E ricorda che EssilorLuxottica è una società quotata, «public company fino a un certo punto perché è vero che abbiamo il 30%, ma l’altro 70%?», richiamando implicitamente le responsabilità del vertice nei confronti di tutti gli azionisti.
Il confronto con Milleri assume anche toni personali. «Sono nel periodo migliore della mia vita. Ho mia figlia che è la cosa più bella del mondo», dice Leonardo Maria. Mentre il manager, alle prese con le difficoltà che gli vengono contestate, «dovrebbe essere un attimo più teso».
Nella lunga conversazione con Fedez emerge anche un ritratto privato del fondatore di Luxottica, lontano dall’immagine pubblica del grande imprenditore. Leonardo Maria racconta di non aver ricevuto amore dal padre, ma di averne ereditato un insegnamento che continua a guidarlo: «Chi non fa non sbaglia».
Tra gli episodi ricordati c’è la cacciata di casa a 18 anni, dopo aver presentato al padre una ragazza che non gli piaceva. Il giovane Del Vecchio finì così a vivere a Beausoleil, appena fuori Montecarlo, in un appartamento in affitto non pagato dal padre. E tra i ricordi più quotidiani spunta anche il piatto preferito del fondatore di Luxottica: gli spaghetti con le vongole, alla base dell’avventura del giovane imprenditore con la catena di ristoranti controllati da Lmdv Capital, il suo family office.
La puntata arriva in una giornata segnata anche da una novità giudiziaria per Leonardo Maria Del Vecchio. L’imprenditore, imputato nel procedimento milanese sul caso Equalize, la società investigativa al centro dell’inchiesta sui presunti accessi abusivi alle banche dati, ha chiesto di essere giudicato con rito immediato, separando la propria posizione dalla maxi udienza preliminare che si apre il 13 ottobre a Milano.
La scelta, spiegano i suoi difensori Domenico Aiello e Daniela Missaglia, punta a consentirgli di dimostrare «nel più breve tempo possibile la sua estraneità ai fatti e la sua totale innocenza». Secondo i legali non è possibile provare che Del Vecchio fosse a conoscenza dell’origine illecita delle informazioni che gli sarebbero state inviate spontaneamente dagli uomini di Equalize.
Una decisione che apre per l’erede di Luxottica un percorso processuale autonomo rispetto agli oltre 70 imputati coinvolti nell’inchiesta. E aggiunge un altro capitolo giudiziario a una stagione già segnata dalle controversie familiari e societarie intorno all’eredità del fondatore. (riproduzione riservata)