Continuità: fin dal giorno in cui è stato chiaro che Roberto Cingolani non avrebbe avuto il suo bis alla guida di Leonardo, questa è stata la parola più utilizzata dal mercato e anche dallo stesso ceo uscente al momento di prendere commiato e lasciare il posto al successore Lorenzo Mariani. «Il nuovo ceo ha lavorato nell'azienda per moltissimo tempo, abbiamo collaborato per quasi due anni (Mariani è stato condirettore generale fino a circa un anno fa, ndr) e conosce molto bene il personale e la struttura: credo quindi che la continuità non dovrebbe rappresentare un problema», ha detto Cingolani nella sua ultima call con gli analisti, voluta in occasione dei conti del primo trimestre 2026 per ripercorrere i suoi tre anni da capo-azienda.
Oltre che grande conoscitore di Leonardo, Mariani è uomo di industria, uno che conosce bene la macchina dallo chassis all’ultimo bullone. Oddo Bhf lo definisce esplicitamente «una scelta rassicurante» per il ruolo di ceo. Appena insediato, ha subito scelto un altro manager di lungo corso come condirettore, Gian Piero Cutillo, attuale managing director della Divisione Elicotteri del gruppo. Lasciando la parola al mercato, la traiettoria della sua gestione dovrebbe basarsi su questi obiettivi: consolidare la leadership, rafforzandone la crescita industriale, tecnologica e internazionale; assicurare una piena sinergia con le Forze Armate perché è attraverso l’adozione dei prodotti da parte della Difesa che un sistema viene percepito come affidabile da potenziali acquirenti esteri; accelerare sui sistemi già in produzione o in procinto di entrarvi: aumentare l’efficienza e la capacità produttiva, e potenziare la supply chain.
Per i suoi primi 100 giorni, Mariani ha già un’agenda affollata di scadenze e le banche d’affari stanno iniziando a prendergli le misure. Jp Morgan mantiene il titolo in overweight con target price a 70 euro, Bnp Paribas resta neutral con target a 65 euro. Anche Oddo Bhf è neutral, ma con target alzato da 61 a 65 euro. Sia Jp Morgan sia Oddo applicano uno sconto del 10% legato proprio alla transizione manageriale e alla governance, tema che resta uno dei principali elementi di attenzione per il mercato.
Il primo dossier che gli analisti mettono sul tavolo del nuovo ceo è la guidance 2026. Cingolani aveva detto esplicitamente che i risultati trimestrali, con ordini a 9 miliardi ed ebita a 281 milioni, entrambi sopra il consenso, avrebbero potuto giustificare un aggiornamento al rialzo, ma ha preferito lasciare la decisione al successore. Jp Morgan vede rialzi anche nei prossimi anni grazie ai miglioramenti operativi interni e all’esposizione ai mercati della difesa di Stati Uniti e Medio Oriente, mentre Oddo ha già alzato del 3% le stime di ebita per il 2026 e ritiene che il potenziale possa arrivare fino al 9,5% grazie al contributo di Iveco Defence Vehicles, acquisita per 1,7 miliardi e consolidata da Leonardo da aprile 2026. Qui l’attenzione è sul futuro della divisione camion militari. Secondo Jp Morgan, una decisione arriverà nei prossimi mesi. Oddo Bhf osserva invece che la questione resta ancora aperta e che la mancanza di chiarezza potrebbe pesare sulla visibilità complessiva del gruppo.
Tra i programmi strategici figura anche la jv missilistica Mbda, da dove proviene Mariani. Per Jp Morgan è un asset core, con un backlog di 44,4 miliardi a fine 2025 e investimenti in aumento per sostenere capacità produttiva, capex e ricerca e sviluppo.
Dossier molto seguito dal mercato in vista dell’estate è anche quello di Aerostrutture. Leonardo sta cercando un partner industriale per cedere una quota della divisione, e lo avrebbe individuato in un fondo saudita. Un accordo entro l’estate, però, non viene ritenuto scontato. Oddo Bhf avverte che i negoziati sono ancora aperti e stima che la divisione possa perdere circa 100 milioni nel 2026. Jp Morgan ritiene che il conflitto nella regione potrebbe rallentare i tempi.
Altro nodo strategico riguarda la partecipazione del 22,8% in Hensoldt, il gruppo tedesco di elettronica per la difesa. Il piano originario di Leonardo prevedeva di salire fino a una quota di controllo e consolidare la società, ma il maggiore coinvolgimento del governo tedesco nell’azionariato sembra aver chiuso quella strada. Sarà il nuovo a decidere la strategia futura. Nelle stime di Jp Morgan la partecipazione vale circa 1,9 miliardi. Tenerla, valorizzarla o ridimensionarla è una delle decisioni industriali più sensibili al vaglio della la nuova gestione.
Tra i dossier di più lungo periodo, invece, domina Bromo, la futura jv delle attività spaziali tra Leonardo, Airbus e Thales. Il closing dell’operazione non è atteso prima del secondo trimestre 2027, a causa della complessità del processo antitrust, delle trattative sindacali soprattutto in Francia e della definizione del valore degli asset conferiti dai tre gruppi. (riproduzione riservata)