È la sorpresa e anche la star indiscussa del nuovo piano industriale, la piattaforma simbolo della strategia multidominio di Leonardo, in grado da sola di sbloccare opportunità per 21 miliardi: è lo scudo di difesa Michelangelo Dome, citato per ben 23 volte nella presentazione delle nuove linee strategiche del gruppo guidato da Roberto Cingolani, e quasi altrettante nell’incontro con gli analisti. Al centro di interlocuzioni con una ventina di Paesi, debutterà in Ucraina tra poche settimane, una pre-prova generale in vista dei test previsti nel 2027, che ne proveranno l’efficacia contro sciami di droni e missili balistici nell’ambito delle esercitazioni Nato.
Il progetto assorbirà tutta la tecnologia di Leonardo, compresa l’AI, diventando una sorta di vetrina operativa hi-tech del gruppo. Ma la sua irruzione nella strategia e nel conteggio degli ordini attesi è stata di tale portata da prendere di sorpresa persino le banche d’affari, ed è quasi una dichiarazione collettiva quella che fa Equita sul Leonardo-day del 12 marzo: «il principale upside del piano è rappresentato dall’inclusione per la prima volta del Michelangelo Dome, che né noi né il consensus avevamo quantificato». Ed eccole, le stime di Leonardo per la sua creatura: 6 miliardi di euro nel periodo 2026-30, altri 15 nei cinque anni successivi, per un totale di 21 miliardi. Per Equita il piano di Leonardo diventa «più bullish nella parte finale», proprio grazie al contributo del Michelangelo Dome. Se, infatti, rispetto alle attese di consensus le stime del piano sono sostanzialmente in linea nel biennio 2026-27, «diventano superiori alle attese nella seconda parte, con incrementi anche a doppia cifra, principalmente per l’upside del Michelangelo Dome, per la prima volta quantificato e incluso».
Nel periodo 2028-30 i 6 miliardi di ordini si accompagnerebbero a 3,5 miliardi di fatturato a fronte di investimenti tutto sommato modesti, con capex tra 50 e 100 milioni. Le prime consegne sono previste nel 2028 per poi avviare l’esportazione. La redditività a regime non è stata fornita essendo prematuro, ma secondo Equita potrebbe superare quella del settore Difesa, che ha un ebita margin del 12-13%.
Sul piano c’era molta attesa, e dai documenti aziendali ai report l’adozione del Michelangelo Dome è stata immediata. «Alziamo le stime 2026-27 e incorporiamo upside Michelangelo Dome. Target +11%», è la risposta di Equita, che ha aumentato il prezzo obiettivo di Leonardo da 64 a 71 euro, mantenendo la raccomandazione buy. Ma c’è chi si spinge oltre. Per Jp Morgan ora il titolo può correre fino a 77 euro, nuovo target price in forte rialzo dal precedente di 66 euro.
Davanti alla sorpresa Michelangelo Dome, il rischio, semmai, sarebbe stato quello di lasciare quasi in ombra gli altri driver che concorrono all’accoglienza tutto sommato positiva di un piano che, nel periodo 2026-2030, prevede ordini cumulati a 142 miliardi (cagr +6,1%) e ricavi cumulati a 126 miliardi di euro (cagr +9%). L’elenco comprende la potenziale partnership in Aerostrutture (con ebita a breakeven nel 2028), i benefici dell’alleanza nello Spazio, e via così con tutte le linee di business, fino alle attività di m&a «agevolate da una solida struttura finanziaria».
Nelle analisi di mercato vengono considerati perciò tutti gli spunti di crescita nella traiettoria di Leonardo, alcuni dei quali saranno visibili a breve. «Nei prossimi mesi», scrivono gli analisti di Equita, «si concretizzeranno ulteriori upside non inclusi né nel business plan, né nelle stime nostre e di consensus: a brevissimo l’acquisizione di Iveco Defence, con firma dell’accordo prevista il 18 marzo, cui seguirà l’aggiornamento delle guidance. Ipotizzando il consolidamento per l’intero anno al 100%, si aggiungono 1,3 miliardi di euro di fatturato (+6% sul consolidato) con ebita margin di circa il 10%».
Entro la fine dell’anno gli analisti mettono in agenda anche l’allargamento della joint venture Space ad Airbus con significativo potenziale di rialzo in termini di sinergie, in attesa di capire i dettagli.
Potrebbe arrivare a breve anche l’accordo di partnership nelle Aerostrutture. Cingolani sta lavorando per arrivare alla firma entro giugno. L’ultimo tassello mancante è la conferma degli incentivi fiscali da parte del governo del Paese di appartenenza del partner, che secondo indiscrezioni sarebbe il fondo saudita Pif, identità che solleva nel mercato qualche timore di slittamento vista l’attuale situazione nel Golfo.
Mancano invece «indizi specifici per potenziali target di fusioni e acquisizioni ai quali sono riservati 1,8 miliardi di euro. Lo scenario ritenuto più probabile dagli analisti riguarda piccole realtà nel segmento Cyber e Space, coerenti con la logica «dai proiettili ai byte» espressa da Cingolani. L’operazione più recente, comunicata alla vigilia del piano, riguarda proprio la cybersecurity, con l’accordo vincolante per l’acquisizione della società britannica Becrypt. (riproduzione riservata)