Leonardo frena in borsa. Lunedì 30 marzo, il titolo del gruppo perde circa l’1,4% in una seduta in cui i listini recuperano in generale terreno. L’interpretazione degli analisti è che la retromarcia sia da attribuire alle voci di un possibile mancato rinnovo dell'amministratore delegato Roberto Cingolani, il cui mandato — insieme a quello dell'intero consiglio di amministrazione — scade con l'assemblea degli azionisti convocata per il 7 maggio. In avvio di giornata il titolo aveva toccato un minimo a 55 euro, quasi il 3% sotto la chiusura di venerdì 27 marzo. Le liste per il rinnovo del board dovranno essere depositate entro il 13 aprile.
Dalla metà di marzo, quando le azioni avevano raggiunto i massimi storici oltre i 64 euro in coincidenza con l'aggiornamento del piano industriale, la correzione è stata di circa il 13%.
Le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni riferiscono di presunti attriti tra Cingolani e Palazzo Chigi, legati proprio a uno dei progetti simbolo della nuova Leonardo, il Michelangelo Dome, sistema di difesa aerea basato sull'intelligenza artificiale, che avrebbe sollevato rilievi anche da parte americana. lI ministero dell'Economia detiene il 30,2% del capitale, mentre il flottante è distribuito in prevalenza tra fondi internazionali, in particolare nordamericani.
Sebbene la riconferma venga ritenuta ancora l’ipotesi più plausibile, le voci contrarie non vengono trascurate dagli analisti, più a favore di un mandato bis. Per Equita, «se venisse cambiato il ceo di Leonardo sarebbe una sorpresa che il mercato non apprezzerebbe alla luce dei risultati registrati nell'ultimo triennio e dell'impasse strategica che creerebbe un cambio al vertice in un momento storico che necessita di continuità e rapidità di implementazione del piano quinquennale presentato di recente».
Sempre Equita, che su Leonardo ha raccomandazione buy e prezzo obiettivo a 71 euro, ritiene pià probabile un cambio della presidenza.
Sulla stessa linea anche Akros, che definisce l’eventuale sostituzione «negativa e non necessaria per Leonardo, osservando che con l’attuale gestione «ha costantemente superato i propri obiettivi finanziari».
Nel 2025 il gruppo ha registrato ricavi per 19,5 miliardi di euro (+11%), un margine operativo lordo di 1,75 miliardi e un utile netto di 1,3 miliardi (+15%). Il portafoglio ordini è a 46 miliardi. Il piano al 2030 prevede nuovi ordini per 142 miliardi nel periodo e dividendi per 1,3 miliardi nel triennio 2026-2028. (riproduzione riservata)