Nel giorno in cui Moody's promuove Leonardo, alzando il rating di lungo termine a Baa2 da Baa3, con un outlook positivo, alla luce del miglioramento strutturale dei fondamentali (dall'ultima revisione tre anni fa il colosso italiano della difesa ha aumentato i ricavi di un terzo e l'ebitda rettificato del 40%, generando oltre 1,5 miliardi di free cash flow, nonostante maggiori investimenti e dividendi), anche Morgan Stanley ha aumentato il target price da 71 a 82 euro, confermano il rating overweight.
Sovrappesare il titolo in portafoglio anche se la proposta di sostituire il ceo, Roberto Cingolani, introduce un elemento di incertezza perché interrompe un piano di lungo termine recentemente aggiornato e ben accolto. Leonardo punta a una crescita media annua dei ricavi del 9% al 2030 e al raddoppio dell'ebita, mantenendo una politica finanziaria prudente con un payout al 30-40% e la leva sotto 0,8x entro il 2028.
Dal momento che Leonardo si sta spostando verso un modello più guidato dalla tecnologia, spesso descritto come un passaggio «dalle armi ai bit», la domanda ora è se questa transizione porterà a un ritorno verso una produzione della difesa più tradizionale. «Riteniamo che la scelta di Lorenzo Mariani come sostituto di Cingolani riduca il rischio di una brusca rottura strategica, principalmente perché si tratta di un dirigente interno di lunga data di Leonardo», spiega Morgan Stanley, convinto che il nuovo ceo sposterà l’enfasi verso l’esecuzione e la scalabilità industriale piuttosto che ridisegnare completamente la strategia.
E questo dovrebbe contribuire a sostenere le attuali proiezioni finanziarie. «Mariani rappresenta la continuità, per cui non siamo eccessivamente preoccupati, ma riconosciamo che il titolo potrebbe muoversi in un range limitato finché non verrà chiarita la visione strategica del gruppo», precisa la banca d’affari.
Tre i catalizzatori chiave per il titolo nei prossimi mesi: il primo riguarda il futuro della divisione Aerostrutture con la scadenza per concludere una joint venture con un partner entro fine giugno; il secondo interessa Hensoldt e una decisione sulla partecipazione del 25% del gruppo entro l’estate; il terzo è la decisione sulla vendita di Iveco Defence Trucks a Rheinmetall, anch’essa entro l’estate, dopo che Leonardo ha acquisito Iveco Defence Vehicles per 1,7 miliardi a marzo (per Moody’s non dovrebbe indebolire il profilo di credito del gruppo grazie alla crescita attesa degli utili e alla solida generazione di cassa).
«Ci aspettiamo rassicurazioni sul fatto che il periodo di transizione manageriale non causi interruzioni significative su questi fronti e riteniamo che tali rassicurazioni sarebbero accolte positivamente dal mercato», prevede Morgan Stanley che in precedenza valutava la divisione Defence Electronics di Leonardo a 23x l’ev/ebit e a 27x il p/e 2028, con un premio del 10% rispetto ai competitor, riflettendo maggiori potenzialità di crescita e margini. Ora la valuta in linea con i multipli attuali dei peer a 21,5x l’ev/ebit e a 22,5x il p/e. La valutazione implicita risultante per il business core sui multipli 2028 è di 16x l’ev/ebit e di 18x il p/e, in calo da 17x e 21x precedenti.
«Riteniamo che il titolo Leonardo resti decisamente sottovalutato: anche dopo la riduzione della nostra somma delle parti, vediamo un potenziale di upside rilevante rispetto al prezzo attuale. Infatti, le partecipazioni del gruppo in tre società quotate: Leonardo Drs, Hensoldt e Avio da sole valgono 10 miliardi di euro, ovvero circa un terzo dell’attuale capitalizzazione di mercato a 30,4 miliardi. Questo implica una valutazione di circa 20 miliardi di euro per il business core, ovvero circa 11x il p/e 2028.
Il nuovo target price a 82 euro riflette la guidance migliorata nel recente aggiornamento del piano industriale; la chiusura dell’acquisizione di Iveco Defence, per la quale Morgan Stanley ha assunto un contributo di 1,1 miliardi di euro di ricavi con un margine ebita del 10% (108 milioni) per 9 mesi nel 2026. Ma si aspetta che questi dati salgano a 1,75 miliardi di ricavi con un margine del 12% (210 milioni) nel 2030.
Comunque nello scenario migliore: crescita e margini più elevati; rapido de-leveraging, tasso medio annuo di crescita dei ricavi (2025–2028) del 14% guidato da una domanda più alta in tutti i segmenti, margine ebita in aumento di 420 punti base fino al 13,2% nel 2028, grazie alla leva operativa sui volumi più elevati, l’azione può sfondare il muro di 100 euro e valere 102 euro (+94% rispetto alla quotazione in chiusura il 27 aprile a 52,54 euro).
Il risultato è un upgrade delle stime sui ricavi del 5-14% e dell’ebita e dell’eps rettificati del 10-16% nel periodo 2026-2028. Escludendo l’acquisizione Iveco Defence, l’upgrade dei ricavi è 0–6% e quello dell’ebita e dell’eps del 5-8%. Ora Morgan Stanley ha stime mediamente nella parte medio-alta del consenso per il 2026-2028 su ebita ed eps rettificati.
Tra l’altro il primo trimestre del 2026 (cda il 5 maggio) dovrebbe essere solido con una raccolta ordini pari a 7,9 miliardi di euro, +15% su base annua e 2% sopra il consenso degli analisti, ricavi pari a 4,4 miliardi, +6% su base annua e in linea con il consenso, e un ebita di 249 milioni (margine al 5,6%), il 3% sotto il consenso. «La nostra previsione di free cash flow è stagionalmente più debole a -450 milioni, in linea con il consenso e in miglioramento rispetto all’anno precedente (-580 milioni nel primo trimestre del 2025)», conclude Morgan Stanley. (riproduzione riservata)