Leonardo apre una nuova società in Ucraina. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il gruppo guidato dall’ad Lorenzo Mariani ha costituito la newco Leonardo Ukraine, interamente posseduta attraverso la controllata Leonardo International, consolidandola nel perimetro di gruppo.
La mossa è coerente con l’interesse per le tecnologie militari affinate da Kiev nella guerra con la Russia, interesse manifestato apertamente da Mariani dalla ribalta del recente salone aerospaziale di Farnborough soprattutto nel campo dei droni. E in questa direzione, la costituzione di un veicolo societario è un passo obbligato.
«Dovremmo collaborare con l'Ucraina; le competenze che ha acquisito durante il conflitto sono davvero eccezionali, si è trovata ad affrontare minacce e a maturare un'esperienza operativa senza eguali», ha detto Mariani. «Una partnership di successo, come quella tra Leonardo e Baykar (al Salone è stato annunciato l’avvio della jv paritetica Lba System, ndr) dovrebbe prevedere anche forme di cooperazione con l'industria ucraina dei droni». Ed è sempre in Ucraina che Leonardo testerà il Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea integrata e multidominio che sta sviluppando con la prospettiva di circa 21 miliardi di euro di opportunità commerciali nell’arco di un decennio.
Il nuovo veicolo societario Leonardo Ukraine, che ha sede nel centro di Kiev, non è un ufficio di rappresentanza o una semplice sede commerciale. La società risulta iscritta nel registro delle imprese dal 20 maggio 2026 e si è dotato di un raggio d’azione piuttosto ampio.
L’attività principale indicata è la ricerca e lo sviluppo sperimentale in campo scientifico e ingegneristico. A questa si aggiunge un perimetro tecnologico molto ampio, che comprende produzione di apparati per le comunicazioni, strumenti di misurazione e navigazione, macchinari speciali, sviluppo software, servizi informatici, ingegneria, installazione e manutenzione di sistemi elettronici e ottici.
La guerra ha trasformato l’Ucraina in un enorme laboratorio per le tecnologie militari, in particolare per i sistemi senza pilota. Il suo vantaggio non sta soltanto nella capacità di produrre molti droni a costi contenuti, ma nella velocità con cui ogni soluzione viene provata, corretta e rimessa in campo. Navigazione senza Gps, resistenza ai disturbi elettronici, riconoscimento automatico dei bersagli, sciami coordinati e droni intercettori: sono tecnologie cresciute sotto la pressione quotidiana del conflitto.
A dare la misura di questo ecosistema è Brave1, il polo statale ucraino per l’innovazione nella difesa. Riunisce circa 2.500 aziende e più di 5 mila soluzioni tecnologiche. Al suo interno operano oltre 500 produttori di droni, più di 300 imprese specializzate nella guerra elettronica e nell’intelligence dei segnali e circa 200 sviluppatori di prodotti basati sull’intelligenza artificiale. È qui che nascono i principali accordi in campo militare hi-tech.
Il cuore del sistema è il rapporto diretto con il campo di battaglia. Brave1 Dataroom, realizzato insieme al ministero della Difesa, alle forze armate e all’intelligence militare ucraine e alla statunitense Palantir, mette a disposizione degli sviluppatori dati visivi e termici raccolti in condizioni reali. Servono ad addestrare algoritmi capaci di riconoscere e intercettare le minacce aeree. Più di cento aziende utilizzano già la piattaforma e, secondo Brave1, uno dei sistemi sviluppati ha automatizzato il 95% del processo di abbattimento dei droni russi Shahed. (riproduzione riservata)