Data center, asse Urso-Fontana: verso una legge nazionale sul modello della Lombardia
Data center, asse Urso-Fontana: verso una legge nazionale sul modello della Lombardia
L’avvocato Giovanna Zagaria (BonelliErede) commenta a MF - Milano Finanza i contenuti della norma sui centri dati

di Raffaele Crocitti 03/06/2026 19:09

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Il 26 maggio la Regione Lombardia ha approvato il progetto di legge 150/123 in materia di data center

Una norma che mira, tra i vari aspetti disciplinati, ad accelerare i processi di autorizzazione per la costruzione degli impianti e a tutelare il territorio da un punto di vista ambientale incentivando la riqualificazione di aree dismesse e ponendo alcuni vincoli in termini di alimentazione da fonti rinnovabili e divieto d’uso dell’acqua proveniente dagli acquedotti pubblici.

Nella giornata del 3 giugno si è tenuto un incontro tra Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, e Adolfo Urso, ministro delle imprese e del made in Italy, per aprire un dialogo istituzionale sul tema alla luce proprio della norma appena approvata. All’incontro ha partecipato anche l’assessore agli enti locali, montagna, risorse energetiche, utilizzo risorsa idrica, Massimo Sertori.

Urso e Fontana hanno concordato l’avvio di un gruppo di contatto tra governo e Regione. L’obiettivo è uno sviluppo efficiente e ordinato degli investimenti nei data center, oltre al coordinamento delle procedure amministrative.

Pieno l’appoggio del Mimit alla legge regionale della Lombardia, che in una nota del ministero viene definita «pienamente coerente con l’attività svolta finora dalle strutture del Ministero e con la strategia nazionale che si pone l’obiettivo di accompagnare la crescita degli investimenti nel settore dei data center».

Verso una legge nazionale?

La Lombardia è stata pioniera del settore anche dal punto di vista normativo. Si può ipotizzare che il governo voglia ora lavorare a un atto normativo valido su tutto il territorio nazionale e che queste interlocuzioni con la Lombardia guidino in tale direzione.

Speranza che era stata espressa a questo giornale dall’avvocato Giovanna Zagaria, partner di BonelliErede: «L’auspicio è che queste questioni trovino la loro puntuale disciplina a livello nazionale così da evitare che anche altre regioni si muovano autonomamente e si arrivi a quella frammentazione e disomogeneità delle regole da seguire che allarma sempre gli operatori del settore».

Cosa contiene la legge regionale della Lombardia sui data center

Molte le novità introdotte dalla legge della Lombardia sui data center. In primis, i data center superiori a 5 MW di potenza avranno destinazione d’uso urbanistica produttiva. Una specifica importante ai fini fiscali, in particolare per quanto riguarda gli oneri urbanistici (l’imposta da pagare al momento della costruzione o dell’allargamento di un immobile). 

Una leva utilizzata dalla Regione in chiave green. Sono previsti infatti aumenti degli oneri urbanistici maggiorati del 100% e del 200% (come riportato da alcune fonti stampa, in aumento rispetto ai precedenti 50% e 75%) se si costruisce rispettivamente su aree verdi (incontaminate) e aree protette.

Tali oneri maggiori verranno destinati a misure ambientali compensative, ad esempio riqualificazione urbana e territoriale o ripristino di ecosistemi.

Al fine di far costruire i data center in aree industriali dismesse o anche in cave e miniere non più attive, sono previsti dei meccanismi premiali in termini di priorità nei processi autorizzativi o nell’erogazione di fondi pubblici.

Adesso gli enti locali (Comuni, province e Regione stessa) dovranno mappare il territorio per definire quali aree corrispondono alle diverse categorie (aree contaminate, verdi e protette). 

Da un punto di vista amministrativo, si è puntato sull’«accelerazione dei procedimenti autorizzativi, con il governo regionale che accentra su di sé il coordinamento dei vari attori istituzionali coinvolti», spiega l’avvocato Zagaria.

La legge lombarda, commenta l’avvocato Zagaria, «guarda ai data center come elementi attivi non solo della transizione digitale ma anche di quella energetica: da qui l’obbligo per i data center di alimentarsi esclusivamente con energia da fonti rinnovabili e il divieto di utilizzare acqua proveniente dagli acquedotti per i sistemi di raffreddamento. E sempre in chiave green va letta la previsione che mira a disincentivare la realizzazione dei data center in aree agricole (la priorità insediativa è rappresentata, infatti dalle aree industriali dismesse) introducendo oneri di urbanizzazione significativamente più elevati per chi dovesse optare per l’installazione di data center in tali aree». (riproduzione riservata)