L'attuale commissario Consob Carlo Comporti, a seguito della nomina conferita dal Consiglio Europeo, nei primi giorni di novembre assumerà la presidenza dell'Esma, l'autorità europea dei mercati e degli strumenti finanziari. Si tratta di un incarico prestigioso della durata di cinque anni confermabile per altri cinque, che premia la competenza e l'impegno non comuni di Comporti, ma è anche un indiretto apprezzamento per l'opera della Consob.
L'Esma è ora al centro di proposte come pilastro della riforma della Vigilanza Ue sui mercati in connessione con il varo dell'Unione dei Mercati dei Capitali e del Risparmio. Alcuni vorrebbero applicare la stessa ripartizione delle competenze come tra la Vigilanza Bce e le Vigilanze nazionali, a cui corrisponderebbero, per le relative materie, l'Esma e le Consob dei singoli partner comunitari. Tuttavia prima di assumere come modello la Vigilanza Bce è doveroso, alla luce di 11 anni di esperienza, valutare i punti di forza e di debolezza di tale possibile modello.
Quanto all'immediato, per Consob si pone l'esigenza di nominare il successore di Comporti. A questo riguardo si vorrebbe che finalmente dal governo si desse una prova di tempestività, assoluta regolarità, appropriatezza della scelta per pieni requisiti di competenza, esperienza, idoneità, onorabilità, assenza di conflitti di interessi e di potenziali incompatibilità. Si deve comunque aver presente che il procedimento, dopo la delibera del governo sulla nomina, si conclude con un decreto del presidente della Repubblica, che non è mai un atto notarile.
L'argomento delle autorità di regolazione e controllo, come la Consob, si collega alla nuova legge elettorale, che va ben al di là di quella che negli iniziali anni ‘50 fu denominata «legge truffa», la quale prevedeva si un premio di maggioranza, ma alla formazione che avrebbe raggiunto il 50% a fronte del 42 della legge testé approvata dal Parlamento. La precedente fu opera di autorevoli studiosi di diritto pubblico e costituzionale. Il premio ora introdotto si traduce, se scatta, nell'assegnazione al vincitore di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Come è stato osservato, il partito che fruisce del premio disporrà di fatto del potere di avere il suo leader a capo del governo ed essere determinante nell'elezione del presidente della Repubblica, nella formazione degli organi della Corte Costituzionale e del Csm, nella composizione delle autorità di regolazione, controllo e garanzia. Sarà un leonino «potere delle spoglie», che con una scivolata freudiana un esponente della maggioranza ha descritto come assegnazione al vincitore del comando.
Fermandoci alla legge come uscita dal Parlamento, si tratta dell'istituzione di un premierato di fatto, senza la forma e la fonte costituzionale e i contrappesi che il premierato esige se non si vogliono correre i rischi della realizzazione de facto di un regime di democrazia illiberale con una legge elettorale che evochi la legge Acerbo degli anni ‘20.
Vedremo al riguardo le decisioni della Corte Costituzionale. Però, almeno per le authority, fondamentali per il pluralismo istituzionale e per un sistema di pesi e contrappesi, una riforma pur potrebbe essere varata in questi mesi per bilanciare il potere di un governo e di una maggioranza, quale che essa sia, di destra o di sinistra, che si affermino con il voto, e ciò non solo se permarrà in vigore la legge in questione, ma anche se questa venisse significativamente modificata, dato che la riforma delle authority sarebbe benvenuta comunque. Si tratta innanzitutto di dare al Parlamento il ruolo esclusivo nella nomina dei componenti le istituzioni in questione con una maggioranza immodificabile dei due terzi e di sancire la loro piena autonomia e indipendenza recidendo rapporti con il governo e introducendo la previsione di periodiche audizioni parlamentari. (riproduzione riservata)