Il voto segreto questa volta non ha riservato sorprese al governo Meloni: l’Aula di Montecitorio ha confermato il suo sì alla legge elettorale con 227 si in seconda lettura alla Camera.
Gli italiani «torneranno a votare e potranno scegliere tutto: il partito, la coalizione, il programma, il candidato premier e - di nuovo - il proprio parlamentare. Il centrodestra reintroduce il voto di preferenza, che mancava da oltre trent’anni, restituendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente chi li rappresenta», ha sottolineato sui suoi social la premier Giorgia Meloni. Allo stesso tempo «introduciamo regole pensate per favorire la stabilità e la coerenza parlamentare di qualunque governo, indipendentemente dal suo colore politico. Perché chi vince le elezioni deve poter governare, e chi viene eletto deve rispondere agli elettori che lo hanno scelto. Governi stabili e maggiore partecipazione significano più continuità, più responsabilità e più capacità di dare risposte concrete agli italiani».
Con il secondo via libera dell’Aula, nel giro di quattro mesi, la riforma è legge e passerà al Presidente della Repubblica per la promulgazione. Insomma si cambia ancora una volta metodo di trasformazione dei voti dei cittadini in seggi in parlamento: è la quarta volta in 20 anni. Di seguito le principali novità.
Lo Stabilicum o Melonellum prevede un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza fisso di 105 parlamentari (70 deputati e 35 senatori) per chi abbia ottenuto il maggior numero di voti a patto che abbia superato la soglia del 42%. Il meccanismo per la scelta degli eletti è un mix di preferenze e capilista bloccati.
Infatti si parla di un meccanismo proporzionale con premio di governabilità fisso di 70 deputati e 35 senatori a chi abbia ottenuto il miglior risultato se ha superato il 42% in entrambe le Camere. Al di sotto, o nel caso in cui Camera e Senato diano esiti elettorali diversi, si va alla distribuzione dei seggi con il proporzionale puro.
Da segnalare che però la legge individua un tetto per il numero dei parlamentari che si possono ottenere sommando quelli ottenuti a quelli del premio: si tratta al massimo di 220 deputati e 113 senatori.
La riforma prevede, inoltre, la reintroduzione delle preferenze con un meccanismo misto: sulla scheda ci sarà una lista di 7 nomi - sotto al capolista bloccato (graficamente staccato dagli altri) - altri sei nomi accanto ai quali si può mettere la propria crocetta per esprimere fino a tre scelte con alternanza di genere. Nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione di liste nei collegi uninominali, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento. Non è prevista, come invece accade nel Rosatellum, per i capilista una quota di genere 60 a 40.
Le liste e coalizioni devono indicare al momento del deposito del contrassegno il nome di chi proporranno come candidato premier al presidente della Repubblica e il programma. Nel testo si specifica la salvaguardia dell'articolo 67 della Costituzione che prevede l'assenza di vincolo di mandato e di quella dell'articolo 92 sulla prerogativa del capo dello Stato di nomina del Presidente del Consiglio.
Restano, per l'ingresso delle liste in Parlamento, le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum: al 10 per cento per le coalizioni e al 3 per cento per le liste con il ripescaggio per il migliore coalizzato.
Al contrario. nessuna soglia è prevista per contribuire al computo ai fini della cifra elettorale nazionale e dunque del premio di maggioranza.
Inoltre, sale da 1.500 a seimila il numero minimo di firme per collegio che chi non è in Parlamento deve raccogliere per correre alle elezioni. Resta esentato, come previsto nella legge attuale, chi ha due gruppi in Parlamento, così come, in base a una modifica introdotta alla Camera, chi ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, come, ad esempio Italia viva e Azione. Per chi, come +Europa o FnV ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento il numero delle firme da raccogliere resta come quello attuale tra 1.500 e 2mila a collegio.
Per l'Estero (dove vengono richieste tra 500 e mille sottoscrizioni di residenti nell'area) è esentato chi ha almeno un eletto in uno dei due rami.
A proposito degli elettori italiani che vivono fuori dai confini nazionali, vengono ridotte da quattro a due (Europa ed extra Ue) le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e da quattro a una sola area per il Senato.
La riforma elettorale rende possibile il voto fuorisede nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi (tre nel caso di persone che sono fuori dal Comune per cure) iscrivendosi entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni nell'apposito Albo. Durante la discussione in Senato questa possibilità è stata estesa anche ai caregiver per i familiari o figli ricoverati in una regione diversa da quella nella quale si è iscritti nelle liste elettorali. (riproduzione riservata)