Mentre i mercati attendevano con ansia le decisioni di Donald Trump sull’Iran, nella notte italiana tra martedì 8 e mercoledì 9 aprile, un mercato parallelo generava in poche ore, come riportato da Bloomberg, 170 milioni di dollari di scambi. Oggetto dell’interesse dei trader - o forse scommettitori professionali - era la possibilità di un cessate il fuoco in Medio Oriente. Due le opzioni possibili: «Sì» contro «No».
Il mercato in questione è il Polymarket, una delle più grandi piattaforme di mercati predittivi (tra le altre si possono citare Kalshi o Opinion) al mondo. Il portale Prediction Index traccia un ecosistema composto da circa 145 operatori, con volumi superiori a 120 miliardi di dollari. Un mercato ancora piccolo - in Italia non esistono peraltro piattaforme che possano operate legalmente con licenza - ma che sta facendo parlare di sé anche per l’uso che i decisori politici ne fanno in alternativa ai tradizionali termometri del consenso.
Il motivo è presto detto: su Polymarket & c. si possono fare, pagando in criptovalute, scommesse praticamente su tutto. Si va dalle manifestazioni sportive ai prezzi degli asset finanziari, passando per puntate molto più originali come la conferma dell’esistenza degli alieni entro fine anno (il «Sì» viene attualmente quotato al 19% di probabilità) e il ritorno di Gesù Cristo sulla terra entro il 2027 («Sì» al 3,9%).
E ovviamente, scommesse sull’esito di grandi eventi geopolitici e tornate elettorali. Un humus fertile per la politica: se la posta in palio è denaro reale, lo scommettitore tenderà a essere più sincero che non di fronte al neutro questionario di un sondaggista.
«La struttura del mercato è semplice», spiega a Milano Finanza Francesco Bergamini, tied agent in Italia del broker regolamentato Freedom 24. «Il contratto paga un dollaro se l’evento si verifica e zero se non si verifica. Il prezzo diventa di fatto la probabilità. Un contratto scambiato a 0,65 dollari significa che il mercato stima la probabilità dell’evento al 65%». La piattaforma, in questo contesto, «non agisce come controparte e non stabilisce le quote: il prezzo è determinato dai partecipanti».
Lo scommettitore-trader può scegliere di muoversi in due modi. Comprare una o più quote di probabilità e portarle fino a scadenza, aspettandone l’esito. Oppure scambiarle sul mercato secondario in base alle oscillazioni del prezzo. «In termini economici, si tratta di un derivato binario con payoff fisso collegato non al prezzo di un attivo, bensì a un fatto», prosegue Bergamini.
Negli Stati Uniti è in corso un forte dibattito: si tratta di una forma di trading, di una nuova asset class di investimento o di una semplice alternativa al betting? Per Bergamini «i mercati di previsione non sono solo scommesse, ma uno strumento di copertura del rischio legato agli eventi».
Di fatto, emerge un mercato «in cui il prezzo riflette l’opinione aggregata dei partecipanti sul futuro». Tornando alla scommessa sul ritorno di Gesù Cristo, attualmente su Polymarket l’eventualità è valutata con un 3,9% di possibilità. Il che significa che, acquistando l’opzione «No» a 96,2 centesimi, con il - molto probabile - rimborso finale a un dollaro ci si porterà a casa, il 31 dicembre 2027, un rendimento del 3,95%. Molto più di quello di un Btp a un anno, hanno commentato con ironia alcuni analisti di mercato.
Contestualmente, i mercati predittivi veicolano tutta una serie di rischi. Il primo è di ordine etico e morale: la scorsa estate ha destato scandalo la notizia per cui durante una partita della Wnba (l’Nba femminile), dagli spalti siano stati lanciati in campo dei giocattoli per adulti. Su Polymarket era in corso la scommessa sul fatto che questo evento si sarebbe verificato oppure no.
Una sorta di insider trading, in cui l’informazione rilevante è la possibilità di determinare l’evento, e che potrebbe portare a derive drammatiche laddove la posta in gioco della scommessa fosse, per assurdo, il verificarsi di un attacco nucleare. E a partecipare alla partita fosse qualcuno con accesso alle stanze dei bottoni. «Sui listini azionari l’uso di informazioni privilegiate è un reato», ricorda Bergamini. «Nel mercato delle probabilità, invece, il concetto d’informazione privilegiata è quasi indefinito in termini giuridici».
A ciò si aggiunge la difficoltà nel determinare l’esito degli eventi. Nell’infografica in alto il verificarsi dell’evento «cessate il fuoco in Iran» viene definito come «annuncio ufficiale del presidente Trump, del governo Usa o dell’esercito». Ma l’inquilino della Casa Bianca si distingue da tempo per l’utilizzo di comunicazioni ufficiose tramite il social Truth, la cui interpretazione risulta controversa. Un cessate il fuoco potrebbe inoltre essere temporaneo, o addirittura un bluff.
Questo conduce al secondo dilemma: come regolamentare i mercati predittivi? «Il mercato si trova in una fase di transizione: la Commodity Futures Trading Commission sta preparando delle regole, i tribunali stanno valutando se si tratti di derivati o di gioco d’azzardo. Da questa decisione dipende l’esistenza dell’industria», evidenzia Bergamini. Che vede però una possibile integrazione nel sistema finanziario: «I contratti rendono possibile assicurare il verificarsi di un evento. Un fondo di investimento può ad esempio coprirsi contro i risultati elettorali. Questo spiega l’interesse degli operatori istituzionali di Wall Street». (riproduzione riservata)