Le regine dell’Egm: quali sono i 10 titoli che da soli pesano il 43% della capitalizzazione dell’intero indice
Le regine dell’Egm: quali sono i 10 titoli che da soli pesano il 43% della capitalizzazione dell’intero indice
Studio di Kt&Partners: anche la liquidità è sempre più concentrata in poche azioni. Kevin Tempestini: è segno di un mercato maturo in cui per entrare bisogna avere le carte in regola. Tra gli investitori cresce la quota dei family office

di di Marco Capponi 17/06/2026 07:00

Ftse Mib
52.379,74 10.51.55

-0,10%

Dax 30
24.802,42 10.51.53

-0,43%

Dow Jones
51.999,67 10.17.58

+0,64%

Nasdaq
26.379,58 7.25.15

-1,15%

Euro/Dollaro
1,1602 10.36.43

-0,10%

Spread
70,20 11.06.45

+0,09

Dieci società delle 202 quotate sull'intero mercato Egm pesano il 43% della capitalizzazione del listino. Non si tratta solo di un valore notevole ma anche di una crescita di 12 punti percentuali su base annua: nel 2025 infatti i dieci mini-giganti del segmento di Piazza Affari dedicato alle pmi rappresentavano il 31% della capitalizzazione di mercato complessiva.

Si tratta di Rosetti Marino, Icop, Next Geosolutions. E poi Reway, Officina Stellare, Powersoft, Bologna Fiere, Fope, Eviso e Abp Nocivelli.

Un mercato spaccato in due

Questo il dato più evidente del rapporto sullo stato salute dell’Egm della società di advisory e consulenza Kt&Partners, visionato in anteprima da MF-Milano Finanza. Un mercato spaccato in due a livello di valori, ma anche di liquidità: da una parte i pochi (pochissimi) campioni, dall’altra un universo di titoli pressoché dimenticati.

Ma in realtà queste statistiche potrebbero rappresentare, secondo i curatori del rapporto che verrà presentato mercoledì 17 giugno nel corso di un evento a Milano, un segnale di maturità del mercato. «L'accesso al mercato è diventato più selettivo rispetto al passato», spiega Kevin Tempestini, fondatore e ceo di Kt&Partners.

Liquidità per pochissimi

Gli fa eco Michele Filippig, head of equity research della boutique. «Non è in corso una lotta per la sopravvivenza. Dopo una fase di quotazioni molto numerose, una parte delle società ha faticato a dare seguito ai piani presentati in sede di ipo».

La liquidità racconta qualcosa di molto simile: la società mediana dell’Egm ha visto il controvalore giornaliero scendere del 18% annuo a quota 16 mila euro, mentre i primi cinque titoli – Next Geosolutions, Redelfi, Officina Stellare, Expert.ai e Icop – sono cresciuti del 32% a 370 mila euro medi.

Il tema è peraltro intrecciato a doppio filo con quello della ricerca. Il rapporto mostra infatti che le società con tre o più coperture hanno ritorni mediani annui tra l’8% e il 13%, mentre quelle con una sola copertura sono in rosso del 12%. «Chi conosce i problemi endemici del mercato, cioè la liquidità, si sposta verso chi offre più informazioni e una narrativa più chiara», sottolinea Filippig.

L’effetto del Fondo Nazionale Strategico

L’arrivo del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (Fnsi) in questo scenario «rischia di accelerare il processo di concentrazione in pochi titoli», segnala l’head of equity research. «Con i paletti su dimensioni e raccolta in fase di ipo e quelli sui ritorni sul secondario è possibile che i fondi andranno ai pochi nomi già virtuosi».

Ci sono poi anche degli elementi di ottimismo, coerenti con l’evidenza secondo cui «sull’Egm è più difficile entrare, ma chi entra ha maggiore qualità», evidenzia Tempestini. «Abbiamo visto una fase di multipli elevati nel 2021-22, poi dal 2023 abbiamo visto una diminuzione, cui ha fatto seguito una ripresa nel 2024 e 2025. Oggi i multipli stanno convergendo verso mediane incoraggianti, pari a 8 volte l’ebitda».

L’arrivo dei family office

Infine sull’Egm sta cambiando la platea degli investitori, composta da sempre più family office. «Chi entra nelle società dell’Egm lo fa per offrire supporto in caso di aumenti di capitale, acquisire partecipazioni, coniugare un approccio istituzionale classico a quello tipico del private equity», spiega Tempestini.

«Al nostro Annual Investors Summit Day, quest’anno alla quarta edizione», conclude Chiara Cardelli, head of investor relations di Kt&Partners, «si è iscritta una fetta sempre più grande di family office e investitori con orizzonti strategici di medio-lungo periodo, oltre a una parte di società holding, qualche fondo di private equity e operatori come private banker e wealth manager, confermando il valore che attribuiscono al nostro format di incontri diretti». (riproduzione riservata)