Marine Le Pen ha iniziato la campagna elettorale per le presidenziali. La Corte di Parigi l'ha condannata a tre anni, di cui uno da scontare con il braccialetto elettronico, ma, quanto all'ineleggibilità, i 15 mesi irrogati sono stati già scontati a partire dal 2025. Invece, per il braccialetto elettronico, la Le Pen fa un ricorso in Cassazione a seguito del quale viene sospesa la misura del braccialetto, cosa che rende possibile alla candidata partecipare alla campagna senza l'immagine plastica della condannata.
Questa decisione della Corte indirettamente parla pure a Christine Lagarde che ha espresso l'intenzione di lasciare anticipatamente la carica di presidente della Bce, verosimilmente per prendere parte alla vita politica in Francia. Si tratterà di una partecipazione (e in quale formazione politica) alla campagna elettorale oppure di una decisione di lasciare l'alta carica della Bce per porsi «en reserve de la Republique»? Ciò corrisponde a lasciare il certo per l'incerto, quindi appare meno probabile.
La decisione finisce con l'inquadrare la Lagarde tra gli utilizzatori delle porte girevoli tra incarichi diversi, pur non essendo eccessiva, se si dimetterà nel 2027, la distanza dalla fine naturale del mandato che si conclude al termine del prossimo anno. Resta il fatto che anticipare un intento del genere non fa bene autorevolezza dell'istituzione e, soprattutto, alla fiducia in un presidente che sia super partes non, invece, impegnato nel passare il testimone. Si dirà che non è la prima volta di un passaggio da una a un'altra istituzione.
Tuttavia questi trasferimenti sono avvenuti in qualche caso anche dopo il pieno compimento del mandato, in condizioni politico - istituzionali straordinarie che hanno motivato la chiamata a capo dell'Esecutivo di una personalità di estrazione tecnica. È il caso di Carlo Azeglio Ciampi e, prima di lui, dello stesso Luigi Einaudi chiamato alla carica di vicepresidente del consiglio e ministro delle Finanze nel governo De Gasperi postbellico, più di recente, di Mario Draghi. Il passaggio è intervenuto sempre in presenza di condizioni da stato di eccezione.
Il caso della Lagarde è, dunque, diverso, essendo pressoché impossibile per ora prevedere una sua chiamata a presiedere un Governo tecnico dopo le elezioni di primavera , dando per scontato che l'esito delle votazioni conduca a una impasse. Intanto, il prossimo 14 luglio la tradizionale parata sarà più importanti e solenne del solito, come viene presentata.
A essa, con Emmanuel Macron, parteciperà anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Vedremo se si comincerà a parlare, nei diversi conciliaboli, del caso Lagarde. Intanto già ci si proietta sulla successione al vertice dell'Istituto centrale, danno per certo che non potrà essere un francese a sostituire madame Lagarde.
Finora i nomi che vengono indicati sono quelli dello spagnolo Pablo Hernàndez de Cos già governatore della Banca di Spagna, del governatore della Banca centrale olandese, Klaas Knot, ma anche del capo delia Bundesbank, Joachim Nagel, e della componente del Comitato esecutivo della Bce Isabel Schnabel, tedesca anch'essa .
Come spesso accade, sono ipotetiche candidature che fanno forse da apripista. Quelle più vicine all'affermazione verranno più in là nel pur ristretto tempo. E' il contesto in cui si potranno collocare indicazioni per la carica, come quelle italiane. E qui sopravviene il ruolo dei Governi che fino a un certo punto appare discutibile. Per le cariche, soprattutto quelle principali, dell'Unione val il principio che chi le occupa rappresenta l'intera area, non un singolo Paese, anche se sia quello di provenienza.
D'altro canto, le vigenti regole non indicano un iter specifico per la proposizione delle candidature. Il presidente della Bce è eletto dal Consiglio europeo, previa consultazione dell'Europarlamento e del Consiglio della stessa. Bce. L'aspetto delicato è come attivare la proposizione di una candidatura in coerenza con il suddetto principio della rappresentanza europea. Certo, è difficile sfuggire al computo delle cariche attribuite a esponenti dei diversi Paesi e alla conseguenza dell'importanza di un equilibrio.
In questo senso l'Italia, che fino a non molto tempo fa aveva proprie personalità al vertice di Bce, Europarlamento ed Eba, oggi non ha alcun suo cittadino al vertice di una istituzione europea di rilievo. Nel frattempo si progetta un ampliamento delle attribuzioni dell'Esma (l'autorità di Vigilanza sui mercati) sulla falsariga di quel che fu fatto per le competenze della Vigilanza della Bce con l'Unione bancaria nel 2014. Una riforma che, in Italia, andrebbe seguita con maggiore attenzione per gli aspetti positivi, ma anche per i negativi che possono trarsi dall'esperienza dell'Unione in questione.
Aumenta comunque la rilevanza delle competenze europee in materia di credito e risparmio, con al centro la Bce. Non sarebbe fuori luogo disciplinare la formazione delle candidature e delle manifestazioni di interesse con i rispettivi curricula: un iter oggettivo e trasparente, fermi restando poi i poteri decisionali degli organi indicati. (riproduzione riservata)