L’Europa offre alternative alla corsa all’intelligenza artificiale. AlphaValue ha individuato 30 titoli con momentum positivo e fondamentali solidi, tra cui tre società italiane con un potenziale rialzo del 40%. Tra le altre opportunità figurano Adyen, Shell, Capgemini, Relx e Genmab. Per trovare rendimento non è necessario acquistare soltanto i protagonisti più celebrati della rivoluzione tecnologica.
Non tutte le storie, però, sono altrettanto convincenti. Secondo AlphaValue, le imprese familiari hanno partecipato meno all’entusiasmo per l’AI, penalizzate in alcuni casi da una capacità minore di adattamento e da criticità nella governance. Il caso EssilorLuxottica è emblematico: il titolo ha perso il 33,66% dall’inizio del 2026, nonostante ricavi trimestrali in crescita del 9%. Esistono comunque alcune eccezioni: tra i titoli familiari con rating buy e un potenziale upside superiore al 50% figurano Exor (+84%), Novo Nordisk (+74%), Stellantis (+55%), Lvmh (+54%) e Buzzi (+50%).
Vendite in crescita, margini sotto pressione e valutazioni iniziano a fare la differenza. È questa la fotografia del primo semestre 2026 scattata da Alantra sulle società dello Star che oggi offre il miglior rapporto rischio/rendimento: tratta a 7,1 volte l’ev/ebitda, il 17% sotto la propria media quinquennale. Tra le opportunità spiccano Neodecortech, Distribuzione Elettrica Adriatica, Somec e Icop, che hanno migliorato i risultati o le prospettive di utile senza essere premiate molto dal mercato.
Enel punta sulla diversificazione geografica. I risultati dei primi nove mesi del 2026 dovrebbero beneficiare soprattutto della Spagna e del Sud America, compensando la debolezza del mercato italiano e l’impatto delle misure contro il caro-energia. Barclays e Jefferies stimano un ebitda ordinario in crescita del 2-3%, vicino a 17,6-17,8 miliardi di euro, e un utile netto di 5,8 miliardi. Bene soprattutto le reti spagnole, mentre rinnovabili e generazione di energia dovrebbero risentire di condizioni operative meno favorevoli. I giudizi restano positivi: Barclays conferma overweight e Jefferies buy con target price oltre 10 euro.
Inwit, invece, deve fare i conti con l’incertezza contrattuale. Il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta cautelare della società in relazione alla disdetta dell’accordo con Fastweb, senza tuttavia entrare nel merito della controversia. Il vero nodo resta il rapporto con i principali clienti e la necessità di trovare un compromesso commerciale. Sullo sfondo, le indiscrezioni su un possibile delisting potrebbero rappresentare un catalizzatore, ma il costo del debito, il rischio di rifinanziamento e le incertezze sui flussi di cassa rendono l’operazione tutt’altro che scontata. Ecco perché le valutazioni degli analisti restano divergenti.
Danieli rappresenta un’opportunità controcorrente. Dopo il taglio delle stime per il 2027 e un calo del titolo del 15% successivo ai risultati, Jefferies giudica eccessiva la reazione del mercato. A sostegno della tesi ci sono un portafoglio ordini superiore a 6 miliardi di euro, margini resilienti e la prospettiva di minori oneri straordinari legati ai vecchi contratti di Fata. Il broker conferma il rating buy con un target price di 70 euro, ma nello scenario migliore, subordinato alla conversione degli ordini in ricavi e al recupero della redditività, Danieli vale molto di più.
Sui mercati, la tranquillità sembra ormai un bene di lusso. Le tensioni in Medio Oriente hanno spinto il Brent oltre 111 dollari al barile, mentre i costi del trasporto marittimo sono aumentati drasticamente, frammentando il mercato petrolifero. Secondo Goldman Sachs, se il conflitto dovesse prolungarsi, le quotazioni potrebbero restare più alte del previsto, nonostante lo scenario di base indichi una discesa verso 90 dollari a fine anno e una media di 80 dollari nel 2027.
Anche il mercato obbligazionario americano richiede attenzione: il Treasury decennale rende il 5,1% e il trentennale il 5,4%. Il Tesoro ha raddoppiato i riacquisti di titoli sulle scadenze più lunghe, ma non si tratta di un ritorno al quantitative easing. L’intervento può contenere la volatilità, senza risolvere le pressioni strutturali sui rendimenti, alimentate anche dagli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il paradosso? L’AI sostiene la crescita degli utili, ma la sua fame di capitali può contribuire a mantenere elevato il costo del denaro.
È tutto per oggi. Continuate a seguirci per ulteriori approfondimenti nel prossimo numero di Follow the report e se pensate che possa interessare a qualcuno inoltrate la newsletter.
Francesca