Trifone Altieri, Giulio Centemero, Alberto Bagnai. C’è un filo comune che tiene insieme l’ultimo giro di nomine pubbliche. È la negazione di un concetto basilare delle moderne democrazie: l’indipendenza degli arbitri, per usare una metafora sportiva. Gli arbitri, in democrazia, sono figure incaricate di gestire funzioni particolarmente delicate con totale imparzialità. Senza condizionamenti politici, di governo, o di qualunque altro potere. Le autorità «indipendenti» si definiscono tali per questa ragione.
E se manca l’indipendenza, viene meno anche il ruolo di questi organismi. È un altro pezzo di democrazia che se ne va. Sappiamo che il concetto, nell’Italia dove la politica invade ogni spazio pubblico, talvolta è un ossimoro.
Anche nelle autorità «indipendenti», agisce purtroppo il bilancino dei partiti, anche se a volte le competenze dei prescelti sono valide. Ma non era finora mai accaduto che nei collegi di due authority quali Antitrust e Consob fossero nominati a brevissima distanza l’uno dall’altro due parlamentari in carica, per giunta di un partito di governo.
Tanto Giulio Centemero, esperto di mercati finanziari, designato per la Consob al posto di Carlo Comporti (traslocato al vertice dell’Esma, l’autorità europea dei mercati finanziari), quanto Alberto Bagnai, professore universitario ed economista, indicato per l’Antitrust, arrivano direttamente da Montecitorio. Deputati della Lega. Ma la responsabilità non può essere ascritta al solo capo di quel partito, Matteo Salvini, Né ai nominati.
Va ascritta a tutto il governo di Giorgia Meloni, senza distinzioni. Per la Consob il paradosso è che il capo di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani aveva in precedenza bloccato la nomina a presidente di Federico Freni, sottosegretario leghista all’economia, con la motivazione della mancanza di indipendenza. «Nella Consob, meno politica c’è, meglio è», dichiara il 26 maggio. Poi però non si oppone al trasferimento diretto di un deputato della Lega dalla Camera al collegio dell’authority.
Quanto all’Antitrust, la cosa è diversa. Perché qui le nomine spettano per legge, come garanzia di assoluta indipendenza, ai presidenti di Camera e Senato: che dovrebbero essere imparziali per definizione.
Tutto questo, sia ben chiaro, non c’entra nulla con la competenza. Che è certo condizione necessaria per assumere incarichi simili, ma non sufficiente. Senza indipendenza nemmeno la competenza serve a qualcosa.
Ma i due casi appena descritti impallidiscono al confronto del terzo: la nomina di Trifone Altieri, detto Nuccio, alla guida dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione. Originario di Conversano, fino al 2023 ha coltivato (nel vero senso della parola) un’attività collaterale come azionista della Fungo Puglia Rutigliano srl, ditta specializzata nella produzione micologica. Collaterale, ovviamente, alla passione politica. Che presto si manifesta.
Il giovane Altieri si laurea in Scienze politiche alla Luiss con ampio profitto e una tesi sulla Turchia. Correlatore è il generale Giuseppe Cucchi, figlio dell’ex deputato comunista Alfo Cucchi. Casi della vita, perché il ministero della Difesa proprio il posto giusto per il giovane ufficiale di complemento Altieri Trifone detto Nuccio. Ci sta così bene da rimanerci per sei anni, capo ufficio stampa del sottosegretario alla Difesa. Esperienza ben capitalizzata: tanto che mentre è alla Difesa viene eletto con Forza Italia nel consiglio provinciale di Bari. E poi sale, fino alla vicepresidenza della Provincia. Ma le province traballano, ed è arrivato il momento del grande salto in parlamento. Alle elezioni del 2013 il seggio quasi lo tocca: secondo dei non eletti. La delusione dev’essere cocente. Mai però rassegnarsi. E l’ostinazione nel restare attaccato al carro lo premia: il deputato forzista Antonio Leone se ne va al Csm e gli libera il posto. È fatta. L’irrequieto Altieri però non resiste che pochi mesi. In Forza Italia ha militato per dieci anni ed è ora di cambiare aria. Passa armi e bagagli con il partito del pugliese Raffaele Fitto, Direzione Italia. Ma è un semplice transito verso la destinazione finale: la Lega, il partito che al Sud sta crescendo di più.
Salvini lo mette in lista alle politiche del 2018. Contro le previsioni tuttavia, il Nostro viene trombato. Niente paura. La Lega fa il governo con i grillini e Altieri è prontamente risarcito con la presidenza di Invimit, società pubblica nata per valorizzare il patrimonio immobiliare dello stato. Occupa ancora quella poltrona quando il governo di Giorgia Meloni, nel 2023, gli affida una seconda poltrona: consiglio di amministrazione di Leonardo, holding militare statale. Sei anni alla Difesa come capo ufficio stampa di un sottosegretario saranno serviti a qualcosa? Due anni ancora, e dopo aver lasciato la presidenza di Invimit all’ex parlamentare di Forza Italia Mario Valducci, eccolo pure presidente di Fincantieri Infrastrutture.
Dell’evidente anomalia che c’è nella nomina dei politici ai vertici delle autorità si è già detto. Da questo punto di vista la designazione di Altieri all’Anac non sarebbe molto diversa dalle altre. Soltanto che in questo caso, oltre alle questioni di indipendenza e di competenza, si aggiunge un problema di opportunità ben più specifico.
Il problema è l’Anac. Fra i vari compiti dell’Anticorruzione c’è quello di verificare la congruità di certe nomine pubbliche e di esprimere pareri su provvedimenti del governo riguardanti i lavori pubblici. Va ricordato che l’Anac, nella precedente gestione di Giuseppe Busia, ha già espresso giudizi fortemente critici a proposito di iniziative del ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini. Prima su alcuni aspetti codice degli appalti, tanto da provocare una clamorosa quanto irrituale richiesta di dimissioni di Busia da parte della Lega. Poi sui piani per il Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera più cara a Salvini ma che il presidente dell’Anticorruzione ha smontato pezzo per pezzo.
Quanto descritto potrebbe indurre il Parlamento a rifiutare la nomina di un presidente dell’Anac voluto e indicato dal ministro delle Infrastrutture. Non c’entrano destra o sinistra, è galateo istituzionale. (riproduzione riservata)