Le banche italiane superano lo stress test del Fmi. Ecco i risultati e i rilievi del Fondo
Le banche italiane superano lo stress test del Fmi. Ecco i risultati e i rilievi del Fondo
L'esame del Fondo Monetario Internazionale su 31 istituti italiani dà esiti positivi sulla resistenza agli shock, con limitati punti di debolezza. Richiami sui titoli di Stato. La Bce alza il velo sulle prove geopolitiche dei gruppi europei

di Francesco Ninfole 31/07/2026 22:30

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Le banche italiane hanno mostrato solidità in termini di capitale e liquidità negli stress test del Fmi, nei quali sono emerse vulnerabilità solo in pochi e piccoli istituti di credito (Lsi o Less Significant Institutions).

«Il sistema finanziario italiano mostra una forte resilienza a shock gravi», ha rilevato il Fondo Monetario Internazionale, aggiungendo che «le principali vulnerabilità derivano dal nesso tra debito sovrano e settore bancario, rafforzato da estese garanzie pubbliche. Ulteriori sfide includono la sostenibilità del modello di business di alcune Lsi, le procedure di insolvenza ancora lente e i crescenti rischi climatici e informatici».

Per il Fmi i progressi compiuti nell’attuazione delle raccomandazioni del 2020 sono stati «significativi» e le autorità italiane hanno dimostrato «una forte capacità istituzionale, anche nel monitoraggio dei rischi chiave».

Lo stress test del Fondo

Nel dettaglio lo stress test del Fmi ha coinvolto 31 banche italiane, che pesano per il 98% del settore: 12 banche grandi (Si), due istituti di gruppi stranieri e 17 banche medio-piccole. Il Fmi ha definito due scenari avversi. Il primo è stato di tipo geopolitico, caratterizzato da un’escalation dei conflitti e da una più alta volatilità delle materie prime, con forti shock negativi su commercio, prezzi e dazi.

Il secondo è stato uno scenario recessivo che ha incluso un rallentamento globale, amplificato da tensioni sul debito sovrano nell’Eurozona e da un calo della fiducia. Lo stress non ha considerato la guerra in Medio Oriente ma le ipotesi erano comunque più severe rispetto al taglio delle previsioni di crescita dopo l’inizio del conflitto.

Nello scenario geopolitico l’indice patrimoniale totale (capital ratio) aggregato delle banche italiane scenderebbe al 16,5% entro la fine del 2027, con un calo del 3,5% rispetto al punto di partenza e del 4% rispetto allo scenario di base.

La riduzione del capitale sarebbe più marcata per le banche grandi (-3,6% rispetto al punto di partenza, rispetto al -2,2% per le piccole). Quattro istituti (una filiale estera e tre Lsi specializzate) scenderebbero al di sotto dei requisiti patrimoniali minimi.

Nello scenario di recessione, invece, il coefficiente patrimoniale totale aggregato scenderebbe in modo più moderato (al 18%) entro fine 2027,

con una sola Lsi sotto i requisiti minimi. I risultati cambierebbero poco considerando un peggioramento ulteriore delle condizioni dovuto a shock tariffario o al Medio Oriente.

Inoltre le banche italiane, secondo il Fmi, resisterebbero anche a deflussi significativi di liquidità. Gli indici a breve termine (Lcr) scenderebbero sotto la soglia minima del 100% solo con ipotesi di stress molto grave.

I rilievi del Fondo e la risposta delle autorità italiane

Nella valutazione sull'Italia il Fmi ha dato anche suggerimenti sulle misure per il settore finanziario. Le autorità italiane hanno condiviso i richiami per rafforzare la vigilanza cyber e accelerare le procedure di insolvenza e i tempi di recupero dei crediti deteriorati, riconoscendo la raccomandazione di integrare l'Ivass nella Banca d'Italia.

Il Fmi ha anche proposto una stretta sul rischio dei titoli di Stato nei bilanci, con misure di secondo pilastro (specifiche per banca) e attraverso il buffer per il rischio sistemico.

Sul punto le autorità italiane hanno ricordato che il rischio sovrano è già coperto con alcuni strumenti di secondo pilastro (per esempio attraverso stress test) e non sono a favore di un’estensione dei cuscinetti sistemici che già intervengono su gran parte dell’attivo delle banche.

Le autorità italiane hanno anche espresso contrarietà sulla proposta di ridurre gli interventi nelle crisi dei fondi di garanzia dei depositi (come il Fitd) che sono diventati uno strumento standard delle regole Ue e sono applicati con cautela e caso per caso.

Gli stress test della Bce sulle banche europee

La Bce intanto ha pubblicato il 31 luglio una comunicazione sugli stress test geopolitici condotti sulle 110 maggiori banche europee, con metodologia differente da quella del Fmi. La Bce ha chiesto agli istituti di identificare scenari tali da causare una perdita di capitale del 3%. Come anticipato su Milano Finanza il 4 luglio, le banche italiane hanno ipotizzato un attacco della Russia a un Paese Ue, politiche commerciali più aggressive da parte della Cina e una fase di debolezza dell’Unione dovuta a spinte anti-europeiste.

Circa un quarto delle banche europee ha menzionato un’escalation in Medio Oriente. La Bce ha apprezzato le capacità di stress testing delle banche ma ha messo in guardia sulla fattibilità di alcuni rimedi indicati (per esempio gli aumenti di capitale) in contesti di crisi. (riproduzione riservata)