Le banche europee stanno diversificando i titoli di Stato detenuti nei bilanci, con l’obiettivo di ridurre i rischi, ottenere tassi più alti e andare nella direzione auspicata dalle autorità. Nei primi otto mesi del 2026 gli istituti di credito dell’Eurozona hanno comprato in termini netti 60 miliardi di bond statali domestici e 130 di altri Paesi dell’area, secondo dati Bce elaborati da Unicredit. In particolare i gruppi tedeschi e spagnoli hanno acquistato titoli fuori dai confini nazionali. I bond francesi a dieci anni hanno un rendimento del 4,79%, quelli italiani del 4,58%, quelli spagnoli del 4,12% e quelli tedeschi del 3,59%.
L’interesse per le obbligazioni di altri Stati «contribuisce a ridurre l’esposizione ai rischi domestici, ma suggerisce anche che le banche siano diventate più disposte a cogliere opportunità di investimento all’estero», ha osservato Francesco Maria Di Bella, fixed income strategist di Unicredit. «In alcuni Paesi, tra cui la Germania, le banche detengono più titoli di Stato europei non nazionali che nazionali».
Secondo Unicredit quest’anno i Paesi dell’Eurozona dovrebbero emettere circa 525 miliardi di euro di titoli a breve e medio-lungo termine in termini netti, quasi 50 miliardi di euro in più rispetto al 2025. Le banche dell’Eurozona stanno contribuendo ad assorbire questa attività di emissione, sebbene in misura meno marcata rispetto al 2025. I dati Bce indicano che da gennaio ad agosto le banche dell’Eurozona hanno acquistato quasi 200 miliardi di titoli, 70 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
La diversificazione dei titoli di Stato di Stato è tra gli obiettivi del rapporto sulla competitività bancaria, presentato a luglio dalla Commissione Ue. Bruxelles ha sottolineato che «proporrà ulteriori misure per affrontare il rischio di un’eccessiva concentrazione delle esposizioni sovrane e per incoraggiare ulteriormente la diversificazione dei portafogli di bond pubblici da parte delle banche».
L’obiettivo è lasciare invariata la domanda complessiva di bond pubblici da parte degli istituti europei, ma con minore esposizione al mercato domestico. Per esempio le banche italiane potrebbero ridurre l’esposizione ai Btp, che però nello stesso tempo dovrebbe aumentare nei gruppi esteri. Un punto difficile sarà assicurare che la domanda estera sia stabile, senza fughe in eventuali momenti di difficoltà sui mercati, come accaduto nella crisi del debito sovrano.
Nello stesso tempo l’Ue ha anticipato che presenterà nuove proposte sulla garanzia dei depositi: Bruxelles si allontanerà da quelle del 2015 (note come Edis e mai approvate) e si avvicinerà a quelle del 2017, quando la discussione si era orientata verso la fornitura di liquidità tra Paesi senza condivisione delle perdite. (riproduzione riservata)