Per anticipare un eventuale accordo di Pace in Ucraina, dopo che il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha pubblicato una lettera in cui ha proposto al presidente russo, Vladimir Putin, di incontrarsi per mettere fine alla guerra in Ucraina, può essere utile guardare all’indice Ukraine Ceasefire messo a punto da Goldman Sachs (GSXECEAS) che comprende le 50 società europee più sensibili a una risoluzione del conflitto. Un paniere di azioni che raccoglie titoli specializzati nella (ri)costruzione, alcune banche, compagnie aeree e aziende legate ai beni di consumo. Interessante notare che nei primi 15 titoli per peso all’interno dell’indice compaiono tre società italiane: Unicredit con il 3,75%, Prysmian con il 3,39% e Buzzi con il 2,71%.
I primi tre gruppi sono invece ArcelorMittal Sa (colosso della produzione di acciaio con sede in Lussemburgo), Heidelberg Materials (gruppo tedesco delle costruzioni) e Basf (multinazionale tedesca della chimica, produce fertilizzanti e materie plastiche).
In quarta posizione, con il 5,16%, Siemens (energia, mobilità, infrastrutture), a seguire Abb (elettrificazione, automazione industriale), quindi Air Liquide (produzione di gas per l’industria). Holcim, invece (7°) opera nell’edilizia, Unicredit in ottava posizione è la prima banca per peso nell’indice, seguita da Crh (materiali da costruzione).
In decima posizione compare Prysmian (cavi per la trasmissione di energia e le tlc), seguita dalla svedese Volvo (auto), Cie de Saint-Gobain (materiali innovativi per l'edilizia sostenibile), dalla holding International Consolidated Airlines Group (Iag, controlla British Airways, Iberia, Vueling e Aer Lingus). Quindi Buzzi (costruzioni) e Ryanair (compagnia aerea).
Altre banche comprese nell’indice sono per esempio l’austriaca Raiffeisen, molto presente in Russia, ma anche Erste Group con sede a Vienna. Heineken, invece, è una multinazionale olandese che produce e distribuisce birra.
«La pace riduce l’incertezza, non la ribalta. E in questo spazio ristretto si muovono i potenziali beneficiari», nota Gabriel Debach, market analyst di eToro. A ripartire per primi sarebbero le costruzioni e gli industriali europei «sostenuti dalla prospettiva di un maxi piano di ricostruzione ucraino. Le stime parlano di oltre 524 miliardi nel prossimo decennio, una cifra che, da sola, rappresenta una domanda aggiuntiva in grado di riattivare filiere, supply chain e ordini per gruppi infrastrutturali, ingegneristici e materiali da costruzione, tanto in Europa quanto in Italia».
Secondo i calcoli di Egor Sonin, analista di AlphaValue, la ricostruzione a Kiev richiederà 16 milioni di tonnellate di cemento all’anno e il produttore irlandese di materiali Crh dovrebbe catturare il 50% della produzione domestica. Più cemento di quello necessario per la ricostruzione in Siria (9 milioni di tonnellate l’anno, con gli esportatori turchi, Heidelberg Materials e Cementir, favoriti per coprire i deficit) e a Gaza: il piano da 53 miliardi di dollari dell’Egitto richiederà 12 milioni di tonnellate l’anno.
«Crh, Cementir, Heidelberg e Vicat sono i principali beneficiari dell’ondata di ricostruzione. In particolare, Crh è leader in Nord America, vanta una forte generazione di cassa e oltre 5 miliardi restituiti tramite buyback e dividendi. Mentre Heidelberg Materials offre una valutazione interessante a 6,5 volte l’ev/ebitda 2025, sotto la media dei concorrenti».
Il secondo asse della ricostruzione, riprende Debach, riguarda l’energia: «un accordo potrebbe riportare una parte dei flussi verso l’Europa, con un effetto distensivo sui prezzi del gas. L’impatto però sarebbe contenuto. I benefici sarebbero più marginali che trasformativi, con un sollievo per i settori energivori come chimica, carta e metalli».
Anche Emmanuel Cau, managing director-head of european equity strategy di Barclays, vede benefici secondari se i prezzi energetici elevati in Europa dovessero diminuire: «nel nostro basket dedicato al cessate il fuoco e alla ricostruzione dell’Ucraina i titoli italiani più esposti a questo tema sono Buzzi, Enel e Unicredit. Il nostro upgrade su utilities ed energy, da underweight a market weight, supporta ulteriormente l’Msci Italy, poiché questi settori rappresentano circa un quarto del peso dell’indice».
Il terzo asse citato da Debach riguarda consumi e lusso: «Se l’accordo prevedesse anche la normalizzazione dei rapporti economici, il fashion europeo potrebbe recuperare una parte della domanda persa dal mercato russo, un canale che prima della guerra rappresentava una quota significativa per alcuni gruppi. Lo stesso vale per il comparto bancario, che trova nel piano e nella ripresa del sentiment e del tessuto pmi nuove possibili leve commerciali».
Sul settore industriale punta anche Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, che ritiene «interessanti il food and beverage, l’healthcare tra big pharma, biotech e medtech, ma anche l’energy con i titoli oil che mostrano un trend solido nonostante il petrolio langua ai minimi da mesi». A questi il gestore aggiunge i settore infrastrutture e tlc. Ai prezzi attuali, ad AcomeA piacciono Nestlé, Diageo, Siemens Healthineers, Anglo American, Cellnex e Vonovia in Europa e Diasorin, Inwit, Campari in Italia.
Luigi De Bellis, responsabile research team di Equita, si attende quindi una rotazione dei portafogli verso i settori industriali e i titoli legati alla ricostruzione, «uno scenario che sarà ulteriormente sostenuto da un contesto di minori barriere tariffarie e da un quadro valutario più favorevole». Oltre ai gruppi finanziari con una presenza nell’Europa centro-orientale come Unicredit, che potrebbe vedere un miglioramento del rischio Paese e della domanda di credito, De Bellis cita fra i beneficiari Buzzi e Webuild.
Per contro, tra i settori che potrebbero mostrare volatilità o sottoperformare nel breve ci sono la Difesa, le utilities e l’oil&gas, avverte De Bellis. La Difesa sta già vivendo una fase di correzione dopo la forte sovraperformance registrata dall’inizio dell’anno. Tuttavia, gli Stati Uniti stanno pianificando un ulteriore disimpegno in Europa, costringendo i Paesi europei a confermare, se non incrementare, gli investimenti militari.
Per questo motivo, spiega l’esperto di Equita, «dopo il recente de-rating, vediamo interessanti titoli come Leonardo e Avio». Concorda Cau di Barclays: «il nostro basket più ampio sulla Difesa europea potrebbe subire qualche correzione, sebbene la narrativa di crescita strutturale rimanga in gran parte intatta. Leonardo è l’unico titolo italiano presente in questo portafoglio». Tra i titoli preferiti di Equita vi sono Tenaris ed Eni. (riproduzione riservata)