Ecco le 50 azioni che possono correre anche del 33% e resistere all’impatto della AI
Ecco le 50 azioni che possono correre anche del 33% e resistere all’impatto della AI
È in atto una veloce rotazione di portafoglio dopo l’arrivo dei nuovi modelli di AI, fino a 100 volte più veloci e meno costosi degli esperti umani. I mercati ora puntano sull’Europa, a sconto rispetto agli Usa, e su settori specifici, avverte Morgan Stanley

di di Elena Dal Maso 20/02/2026 19:00

Ftse Mib
46.472,98 6.58.53

+1,48%

Dax 30
25.260,69 23.30.22

+0,87%

Dow Jones
49.625,97 3.48.48

+0,47%

Nasdaq
22.885,06 23.50.58

+0,90%

Euro/Dollaro
1,1826 3.58.55

+0,32%

Spread
60,22 17.29.12

-0,49

I mercati hanno avviato una profonda rotazione di portafoglio andando a selezionare i settori non attaccabili dai nuovi modelli di intelligenza artificiale e vendendo in maniera anche brutale chi sarà colpito di più. La scommessa degli investitori è che l’AI spingerà nella direzione di un calo progressivo dei prezzi (verso la deflazione) comprimendo i profitti delle società a fronte di maggiori investimenti. E cambiando in questo modo le valutazioni degli asset. E' una fase di profondo mutamento storico che emerge da giornate di borsa molto volatili con crolli di titoli in doppia cifra mentre gli indici generali sembrano non muoversi più di tanto. Il Ftse Mib, per esempio, è positivo di quasi il 3% da inizio anno, praticamente non si è quasi mosso.

Perché i mercati stanno ruotando verso l’Europa

Eppure questa selezione definita quasi brutale dei mercati va per fortuna a vantaggio dell’Europa, dove sono affluiti nelle ultime due settimane investimenti record per 20 miliardi di dollari nel complesso (dati Epfr) in uscita da Wall Street. I capitali statunitensi e asiatici stanno infatti diversificando il portafoglio dalla concentrazione di titoli tech Usa che viaggiano a multipli elevati e sono attirati dall’effetto positivo a cascata degli investimenti in Difesa e infrastrutture previsti dal governo tedesco. Basti pensare che l’S&P 500 scambia a 27,7 volte il rapporto prezzo/utili, oltre il doppio del Ftse Mib che si colloca a 13,82 volte. Fra i due estremi lo Eurostoxx 600 si pone a 18,3 volte, ovvero a sconto del 34% su Wall Street. Il Ftse Mib, invece, viaggia a sconto sulle società europee del 25%.

I nuovi modelli di AI: 100 volte più veloci ed economici

Gli analisti di Morgan Stanley hanno dedicato un approfondimento all’effetto distruttivo (disruption) della nuova AI, dal momento che i modelli presentati nel corso dell’ultimo mese hanno avuto un impatto forte su tutti i mercati azionari abbattendo prima il settore del software, poi quello finanziario, a seguire l’immobiliare commerciale. Gli esperti della banca d’affari americana partono con considerazioni forti nella loro analisi, scrivono che un mese fa stimavano che il mercato incorporasse nei prezzi un rischio di disruption del 4% calcolato sulla capitalizzazione dell’indice Msci Europe, una settimana fa la percentuale era salita al 7%, oggi siamo intorno al 24%. Un impatto davvero dirompente se si avverasse.

Perché il mercato sta reagendo in maniera così profonda alla nuova AI? I nuovi Large Language Models (LLM) pare siano in grado di svolgere compiti 100 volte in maniera più veloce e 100 volte in maniera più economica rispetto alle persone esperte. L’idea di fondo è che, man mano che le capacità dell’AI diventano più potenti e meno costose, alcune aree dell’economia globale «sperimenteranno un significativo calo nei costi e potenzialmente anche nei profitti con implicazioni profonde», ragiona Morgan Stanley.

Settori da tenere d’occhio

In questo contesto, gli esperti hanno individuato 8 tipologie di attività che potrebbero non solo reggere, ma addirittura correre, ovvero aree non facilmente replicabili dall’AI: 1. Scarsità fisica: immobili, metalli, infrastrutture; 2. Aziende con potere di prezzo: chi adotta l’AI e può trasferire gli investimenti nei costi; 3. Beni di lusso unici: prodotti e servizi esclusivi; 4. Effetti della rete: piattaforme con una forte base di utenti; 5. Esperienze umane autentiche: sport, musica, media con marchi forti; 6. Scarsità regolamentare: licenze, concessioni protette; 7. Dati proprietari: dati e marchi unici. 8: Semiconduttori avanzati: fabbriche all’avanguardia, litografia, terre rare per chip.

La distruzione dei vecchi modelli che conosciamo è già presente, avverte Morgan Stanley, secondo cui già nel 2026 l’AI avanzata (frontier) «sarà in grado di svolgere la maggior parte delle attività umane al livello — o anche meglio — di un esperto». Negli ultimi mesi gli analisti hanno voluto mappare l’esposizione dell’indice Msci Europe non solo ai titoli che identificano come già disrupted, ma anche a un gruppo più ampio di società considerate beneficiarie dell’adozione dell’AI, per le quali tuttavia il mercato ha iniziato a scontare rischi futuri di distruzione. Ebbene, un mese fa questi due gruppi rappresentavano solo il 4% dell’indice, una settimana fa il 7%, ora siamo al 10% escludendo le banche e al 24% includendole.

In uno scenario di ulteriore ampliamento dei rischi di disruption, a questo punto, in base alle considerazioni precedenti, gli analisti considerano più resilienti settori quali: Utilities, Semiconduttori, Difesa, Tabacco e Hpc – High Performance Computing.

Le 50 azioni a sconto indicate da Morgan Stanley

Nella tabella collegata sono elencati i 50 titoli che gli analisti della banca d’affari americana hanno individuato in Europa in grado non solo di resistere ma di poter correre grazie alle innovazioni dell’intelligenza artificiale. Dei 50 considerati, 7 sono scambiati a Piazza Affari, si tratta di Prysmian (settore dei Beni strumentali), Leonardo (Difesa), Tim (telecomunicazioni), Enel e la controllata Endesa, oltre a Snam e Terna (Utilities). La tabella riporta anche il consenso degli analisti raccolto da Bloomberg sul prezzo obiettivo delle azioni e il relativo upside, ovvero quanto potrebbero salire rispetto ai prezzi attuali. Ai valori delle utilities italiane va aggiunto in media il 3% di upside in più, ovvero quanto hanno perso negli ultimi due giorni a causa del Decreto bollette.

In linea generale, il maggior potenziale è espresso dal colosso tedesco Rheinmetall con il 33,7%. Un titolo della Difesa che è già salito del 510% negli ultimi 5 anni ma che beneficia non solo dell’effetto guerra in Ucraina, ma della politica estera del presidente Usa Donald Trump e ora anche dell’AI. Il potenziale invece di Asml, colosso dei chip europeo, è del 15,5%. Diversi titoli in tabella hanno un upside col segno meno davanti, vuol dire che il target price è più basso e che il mercato ha già forse iniziato a valutarli in ottica prospettica per la loro resilienza all’AI.

E se l’uomo non lavorasse più?

Durante un recente webcast con gli investitori, Morgan Stanley ha ospitato il professor Anton Korinek dell’Università della Virginia, tra i principali studiosi della cosiddetta «Economia dell’Intelligenza Artificiale Trasformativa». Il messaggio dell’esperto è chiaro: l’arrivo dell’AGI (Artificial General Intelligence) potrebbe avere impatti profondi e trasversali sulle valutazioni degli asset. Secondo Korinek, l’AI trasformativa potrebbe rappresentare un vero cambio di paradigma: per la prima volta nella storia, l’intelligenza di livello umano diventerebbe replicabile. I sistemi di AI e i robot potrebbero sostituire non solo il lavoro manuale, ma anche quello cognitivo. In questo scenario la crescita prenderebbe un’accelerazione dal momento che il capitale si accumulerebbe e le macchine intelligenti trainerebbero l’innovazione. Ma c’è un rovescio della medaglia: il lavoro umano perderebbe il suo ruolo centrale come lo conosciamo dall’era industriale. (riproduzione riservata)