Le 3 cose da sapere se non hai comprato l’ultimo Btp Valore e quali alternative convengono
Le 3 cose da sapere se non hai comprato l’ultimo Btp Valore e quali alternative convengono
Il collocamento si è chiuso con 16,6 miliardi di raccolta da 560 mila risparmiatori. E ora i due bond iniziano la loro vita sul mercato secondario

di Marco Capponi 26/10/2026 12:49

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Il collocamento dell’ultimo Btp Valore si è chiuso con 16,6 miliardi di euro di raccolta da parte di 560 mila risparmiatori italiani. Numeri molto importanti e perfino migliori rispetto alle aspettative dei desk operativi della vigilia, aiutati forse - nelle battute conclusive - anche dalla prospettiva di un rialzo dei rendimenti cedolari da parte del Mef.

Rialzo che è effettivamente arrivato: ai detentori del Btp Valore tradizionale verranno staccate cedole del 3,75% per i primi due anni, del 4,2% per il terzo e quarto e del 4,75% per il quinto (erano 3,7%, 4,1% e 4,7% all’inizio), mentre i possessori di Btp Valore Insieme riceveranno alla scadenza una cedola unica del 22,7% (dal 22,25% comunicato in partenza).

Cosa può fare invece chi non ha acquistato uno dei due Btp in fase di collocamento? Ecco le tre domande chiave per orientarsi.

1) È ancora possibile acquistare i nuovi Btp Valore?

Sì, ma a condizioni di mercato differenti rispetto alla fase del collocamento. I due nuovi Btp inizieranno infatti ora la loro vita sul mercato secondario, dove il loro prezzo varierà secondo le logiche di domanda e offerta.

Vista la sua struttura peculiare il Btp Valore Insieme, che non stacca cedole nel corso della vita del titolo, avrà verosimilmente oscillazioni di prezzo più marcate sul mercato secondario rispetto al Btp Valore tradizionale. Se per esempio la Bce alzasse ulteriormente i tassi di interesse è facile ipotizzare per il Btp Valore Insieme un deprezzamento più marcato, e viceversa. 

I nuovi rendimenti effettivi lordi e netti saranno funzione, oltre che degli stacchi cedolari, anche del prezzo di acquisto che ingloberà alla scadenza eventuali plus o minusvalenze (visto che il rimborso avviene sempre alla pari, cioè al 100% del valore nominale).

2) È possibile trovare delle alternative tra i Btp a tasso fisso comparabili?

I Btp Valore e Valore Insieme debuttano sul mercato secondario con rendimenti effettivi netti tra il 3,64% e il 3,69%. Alle quotazioni attuali per trovare rendimenti analoghi bisogna spostarsi su scadenza più lunghe di almeno un anno. I Btp a tasso fisso in scadenza nel 2032 e (soprattutto) 2033 arrivano anche al 3,7% netto, a patto però di aumentare il rischio duration (e quindi la sensibilità ai tassi) del proprio portafoglio obbligazionario. 

Le vera scelta non è tanto tra nuovi Btp Valore e titoli a tasso fisso più lunghi, ma sul titolo più funzionale ai propri obiettivi. Le strade sono essenzialmente due. La prima è cercare bond quotati sotto la pari da portare fino alla scadenza per intascare la plusvalenza finale e ricevendo anche delle cedole periodiche. 

La seconda opzione è puntare su titoli molto generosi dal punto di vista cedolare - anche più del Btp Valore - mettendo però in conto però una minusvalenza finale. Rientra in questa casistica, a titolo di esempio, un titolo di Stato al febbraio 2033 con cedola annua del 5,75% (2,88% a semestre), che sul secondario prezza 108 e ha un rendimento a scadenza netto del 3,7%.

3) Quali altre alternative ci sono ai nuovi Btp Valore?

I Btp Valore, nonostante il meccanismo di cedole crescenti per il titolo tradizionale, sono bond a tasso fisso e come tali offrono oggi una remunerazione inferiore all'inflazione italiana registrata a settembre, pari al 4,2%. 

Un’alternativa può essere quindi quella di indicizzare una parte del portafoglio obbligazionario al carovita acquistando Btp Italia o Btpi (legati all’inflazione dell’Eurozona).

Un ulteriore limite dei Btp è quello dei tagli minimi da 1.000 euro anche sul mercato secondario. Chi non avesse a disposizione subito questa cifra potrebbe optare per soluzioni di risparmio gestito dedicato come gli Etf obbligazionari a scadenza. Strumenti con tre potenziali vantaggi rispetto a una singola obbligazione: diversificazione su centinaia di titoli, taglio minimo pari al prezzo di una quota (poche decine di euro contro migliaia) e, nelle versioni ad accumulazione, reinvestimento delle cedole senza passare per il fisco (al 12,5%) ogni trimestre. Di contro, questi Etf non hanno un valore certo per il rimborso del capitale, a differenza di un Btp detenuto fino alla scadenza. (riproduzione riservata)