Le 20 azioni americane da comprare dopo un anno di Trump al potere. Ecco i titoli che possono crescere di più
Le 20 azioni americane da comprare dopo un anno di Trump al potere. Ecco i titoli che possono crescere di più
Dopo un anno alla Casa Bianca il presidente Usa ha riscritto a suo modo le regole della geopolitica globale e degli stessi Stati Uniti. Creando però anche una serie di potenziali vincitori in borsa, dal tech alla difesa all’energia. I 20 titoli su cui puntare oggi  

di di Marco Capponi 09/01/2026 20:30

Ftse Mib
45.719,26 6.57.29

+0,10%

Dax 30
25.261,64 23.51.13

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Dow Jones
49.504,07 8.52.36

+0,48%

Nasdaq
23.671,35 23.51.13

+0,81%

Euro/Dollaro
1,1639 23.00.29

-0,07%

Spread
67,34 17.30.09

-1,63

«L’unica cosa che mi ferma è la mia morale». Una frase che fa un po’ paura, se a pronunciarla è l’uomo più potente del mondo, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump.

Che in un anno alla Casa Bianca ha riscritto, seguendo spesso e volentieri proprio «la sua morale personale» e nulla di più, le regole della geopolitica globale e degli Stati Uniti stessi: dal pesante giro di vite sui dazi dello scorso aprile (il Liberation Day) alla lotta senza quartiere all’immigrazione, passando per l’attacco al Venezuela, il ruolo da pompiere - intervallato a repentine svolte da incendiario - nel conflitto in Ucraina, il piano di pace a Gaza (strizzando uno se non entrambi gli occhi al presidente israeliano Benjamin Netanyahu), il ritiro degli Stati Uniti da 66 tra accordi e organizzazioni internazionali.
E ancora, il maxi-piano di tagli fiscali ribattezzato One Big Beautiful Bill (che porterà effetti nefasti sul già altissimo debito pubblico a stelle e strisce, lamentano gli scettici), per finire con l’ultima proposta plateale: alzare il budget per la difesa degli Stati Uniti a 1.500 dollari nel 2027 (dai 1.000 attesi). Un annuncio che ha inevitabilmente messo le ali ai titoli del settore militare.

L’America agli americani

In tutto ciò, nel primo anno del suo secondo mandato Trump è riuscito anche a far svalutare il dollaro di circa il 13% nei confronti dell’euro. Una mossa dettata dalla volontà di riportare le aziende a produrre negli Usa, ma che indirettamente ha fatto il gioco del presidente anche a livello di mercati finanziari: restituire l’America agli americani.

Basti pensare che nell’ultimo anno un investimento realizzato tramite Etf nell’S&P 500 avrebbe restituito il 18% (considerato il reinvestimento dei dividendi) a un investitore in dollari Usa, mentre a chi ci avesse investito in euro avrebbe consegnato una performance soltanto del 4,2%. Proprio per l’effetto del dollaro debole.

Il portafoglio Trump

Oggi qualsiasi investimento realizzato dall’Europa sul mercato Usa non può non tener conto anche dell’effetto cambio. Che nell’ultimo anno è stato, in parte anche a causa delle politiche di Trump, il vero distruttore di performance per un investitore in euro.

Ciò non toglie che il combinato disposto di tutte le politiche della Casa Bianca, dalla riforma fiscale all’aumento del budget militare al supporto alle fonti energetiche fossili (in barba al cambiamento climatico), può offrire buone opportunità anche per chi non lesina scommesse mirate nel mercato azionario Usa. La tabella in baso riunisce 20 titoli selezionati dalla fintech modenese Axyon AI, che tramite un algoritmo proprietario di intelligenza artificiale ha costruito un universo di investimento per provare a intercettare i potenziali guadagni derivanti dalle politiche di Trump in portafoglio. Quest’ultimo include titoli di tutti i tipi: si va da colossi tecnologici del calibro di Microsoft a giganti energetici come Exxon Mobil, ma non mancano anche società che per le proporzioni delle borse Usa sono considerate mid e small cap, con capitalizzazioni di mercato anche inferiori ai 10 miliardi di dollari.

Le regole del gioco

Le azioni, tutte quotate nel mercato azionario Usa, sono ordinate in un vero e proprio ranking, costruito ponderando una serie di fattori che mettono in qualche modo in relazione i titoli alle politiche di Trump, e in particolare alla misura di politica economica potenzialmente più impattante per il mercato: la legge fiscale denominata One Big Beautiful Bill. Le voci principali sono varie: allineamento dell’azienda ai settori preferiti dal presidente (18% del peso totale), come industria domestica, difesa, energie fossili; spese in conto capitale (capex) sul totale delle vendite (13%), un importante fattore per misurare «la dipendenza dagli investimenti per la crescita», spiega Axyon nel suo report; collegamenti con il settore della difesa (13%) o minore dipendenza dalle energie pulite (13%).

Nel computo rientrano poi altri fattori minori che però, se sommati, abbassano gli score complessivi di molte tra le aziende in cima al ranking: come l’esposizione ai consumi interni (massima per titoli come FedEx, marginale per società energetiche o della difesa), la presenza nei private market - incentivati dalle politiche di Trump - o l’esposizione al finanziamento delle pmi.

Un prototipo perfetto

Il primo nome nella classifica di Axyon è quello di Micron Technology, un produttore di semiconduttori made in Usa con sede nello Stato dell’Idaho, che al Nasdaq capitalizza circa 380 miliardi di dollari dopo che nell’ultimo anno ha registrato una performance del 230%. Nel paniere Micron si aggiudica uno score di 7,61, forte di punteggi massimi in quasi tutte le voci escluse alcune molto specifiche su consumi interni, pmi e private market (negative, di fatto, per tutti i titoli in rosa).

Micron è, in un certo senso, il prototipo perfetto dell’azienda allineata alle politiche di Trump. Il report di Axyon la descrive così: «L’azienda beneficia in modo significativo della produzione di soluzioni di memoria e storage direttamente negli Usa, sostenuta da iniziative come il Chips Act, e mantiene una struttura patrimoniale molto solida, con un basso livello di leva finanziaria. Mostra inoltre legami strategici con il settore della difesa e una rilevante esposizione ai ricavi negli Stati Uniti».

La strategia dell’uranio

Anche il secondo nome in lista ha caratteristiche interessanti: si tratta di Uranium Energy, una small cap (per i parametri Usa) da appena 7 miliardi di dollari di capitalizzazione, che si occupa di esplorazione ed estrazione di uranio con miniere in territorio nordamericano. Nel ranking ottiene un punteggio di 7,59.

«La società registra un forte allineamento con gli obiettivi di sicurezza energetica nazionale e di difesa», scrive Axyon. «Le attività di estrazione di uranio interamente negli Stati Uniti, destinate esclusivamente al mercato domestico e finalizzate alla fornitura di combustibile critico per l’energia nucleare, la collocano in una posizione favorevole all’interno del comparto energetico. Tra i principali punti di forza figurano inoltre un’esposizione ai ricavi al 100% negli Stati Uniti e una struttura patrimoniale solida e priva di indebitamento».

Perché c’è anche Microsoft

Nelle prime 20 posizioni del paniere della fintech emiliana compare solo un nome tra quello delle Magnifiche 7: quello di Microsoft, con uno score di 7,5 e la quarta posizione in classifica. Perché proprio il colosso di Redmond rientrerebbe, secondo l’algoritmo, nelle grazie del presidente Usa e delle sue politiche? «Sebbene il modello di business principale dell’azienda offra un allineamento indiretto, piuttosto che diretto, con i settori industriali favoriti, il suo ruolo critico come fornitore di tecnologie per la difesa rappresenta un elemento positivo di rilievo», sottolinea Axyon.

Già durante la prima presidenza Trump, nel 2019, Microsoft si era ad esempio aggiudicata una maxi-commessa da 10 miliardi per sviluppare i servizi cloud dell’esercito. Un contratto in esclusiva, poi cancellato dal successore di Trump, Joe Biden, nel 2021.

Un pizzico di Italia

Nel ranking di Axyon compare anche un’azienda quotata negli Usa che parla un po’ italiano: Leonardo Drs, la controllata americana del gruppo della difesa guidato dall’ad Roberto Cingolani, che capitalizza circa 10 miliardi di dollari al Nasdaq e solo nell’ultima settimana, sostenuta dalle dichiarazioni di Trump sul budget militare Usa, è cresciuta in borsa del 12%.

Nel paniere il titolo occupa l’undicesima posizione con uno score di 7,15. «La valutazione evidenzia un eccezionale allineamento con il settore della difesa, considerato tra quelli favoriti, e una struttura patrimoniale solida, con un rapporto debito totale/ebitda inferiore a 1», si legge nell’analisi . «L’azienda beneficia inoltre in modo significativo del suo rapporto diretto come contractor con il dipartimento della Difesa di Washington». (riproduzione riservata)