La vittoria di Alternative fur Deutschland nel lander della Sassonia-Anhalt non sarà la causa del disfacimento dell’Europa ma è già l’effetto di errori tedeschi e comunitari. È ora di aprire gli occhi su quanto avviene da anni nel paese più popoloso e più potente dal punto di vista economico di tutto il Vecchio Continente.
Sono tre i fattori che avrebbero dovuto da tempo impensierire le diplomazie europee. Il primo è che la Germania ha deciso di riarmarsi e di farlo da sola, aumentando il suo debito pubblico di 100 miliardi di euro e cambiando la costituzione perché questa scelta fosse sancita al massimo livello giuridico. Del Re-Arm di Bruxelles, che sta imponendo a tutti i paesi membri l’aumento delle spese per la difesa per il 5% del pil non sa che farsene, perché, come dichiarato a chiare lettere da Boris Pistorius, ministro della Difesa del governo del cancelliere Friedrich Merz, Berlino vuole ridiventare «una potenza militare mondiale», complice oggi la guerra in Ucraina, domani chissà...
In secondo luogo, sempre da tempo la Germania, a fronte del tracollo delle vendite delle auto, soprattutto elettriche e soprattutto in Cina, ha deciso di riconvertire i propri stabilimenti del settore automotive ove possibile in industrie belliche, come annunciato ieri per quello Volkaswagen di Osnabruck (da notare che 9 stabilimenti su 11 in Germania della Vw sono nella ex Ddr dove Afd miete consensi crescenti). E allo stesso modo ha varato una legge per cui chi perde il lavoro nel settore delle quattro ruote può riottenerlo sempre nel settore delle armi.
In terzo luogo, Berlino ha deciso di non aderire ai piani di difesa unica che stanno per esempio seguendo Fincantieri e la spagnola Navantia per la costruzione della fregata europea e non ha contratto il prestito Ue Safe, per il semplice motivo che i soldi non le servono e vuole fare da sola.
A questo quadro di riconversione industriale, che può generare una crescita del voto per l’ultra destra di Afd guidata da Alice Weidel a livello nazionale e in Sassonia-Anhalt da Ulrich Siegmund, ma che è effetto anche delle politiche ambientali del New Green Deal, si deve aggiungere un errore che fece Angela Merkel quando guidava il paese e che ha influenzato il voto dei tedeschi.
Un evento immigratorio ormai rimosso dalla memoria nell’Unione Europea ma non dai tedeschi. Nel 2015 la cancelliera decise un ingresso di massa di profughi siriani, tanto che Ursula von der Leyen ne adottò uno come se fosse un figlio in un gesto di straordinaria solidarietà. In quei mesi drammatici, in cui l’Unione e i suoi confini a Est rischiarono di vedere scoppiare un conflitto per la pressione migratoria e per le tante porte chiuse in faccia ai disperati siriani, Berlino accolse un milione e centomila siriani, formati, istruiti e spesso con una laurea. Si disse allora che il paese dei lander avrebbe risparmiato qualcosa come 6 miliardi in formazione, ma si omisero i costi di questa integrazione forzata.
Li ha ricordati Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi, sottolineando prima lo stupore dei tedeschi e poi l’indignazione da cui nasce il vento di destra neo nazista. Alle famiglie siriane immigrate, lo stato tedesco dava, senza limiti di tempo, l’abitazione gratis, il pagamento degli oneri relativi (luce, acqua, riscaldamento e persino il canone televisivo) nonché un assegno di 500 euro per ogni componente, così che una famiglia-tipo di cinque persone, oltre alla casa gratis ottiene anche un assegno mensile di 2.500 euro. Un salario, senza lavorare, pari a quello che percepisce un operaio metalmeccanico. Inutile stupirsi del voto di quest’ultimo, soprattutto se egli magari ha anche perso il posto in fabbrica.
A questi errori tedeschi, si aggiunge quello esiziale dell’Unione Europea, che ha imposto la fine della produzione dei motori termici nel 2035, costringendo tutte le case automobilistiche a cambiare linee di montaggio, produzioni, occupazione e fornitori. Risultato del New Green Deal nel settore automotive da quando è stato varato: cinque milioni e mezzo di automobili vendute in meno. A ciò si aggiunga, come può rivelare MF-Milano Finanza, che questo assetto suicida si accompagnò a Bruxelles a un ostracismo per le compagnie petrolifere, ree di essere il male assoluto perché non green.
Si può cambiare ancora rotta, sempre che si faccia in tempo, visto che Luca Cordero di Montezemolo proprio a questo giornale ha definito la crisi automotive tedesca peggiore della pur grave italiana. Ma occorre capire in Europa che questo è il momento di cambiare marcia e di sospendere subito tutte le regole sulle emissioni inquinanti nell’automotive, perché è questa la Crisi con la c maiuscola grazie alla quale, narrano sempre gli europeisti, l’Europa fa passi avanti. Prima c’è stata la guerra mondiale, poi il Covid, oggi c’è il declino industriale del primo paese europeo. Fa meno notizia ma spaventa lo stesso chi ha gli occhi per guardare oltre le ideologie e capire che la storia è maestra di vita ma solo se ha discepoli disposti ad ascoltarla. (riproduzione riservata)